In pochi minuti la città fu inondata dai nostri, e tutta la guarnigione rinchiusa nel castello — Alle 6 p.m. si cominciò l'attacco del castello, essendo i nostri, già padroni di tutti gli sbocchi di strade, che conducevano a quello — ed avendoli barricati tutti si mise il fuoco alle scuderie, con fascine, paglie, carri, e quanti oggetti combustibili vi si trovavano —
Alle 10 a.m. si respinsero con poche fucilate circa due milla uomini — che da Roma, avanzavano al soccorso degli assediati —
Alle 11, la guarnigione affumicata, e temente di saltare in aria, col fuoco alle polveri, che tenevan di sotto — alzò bandiera bianca, e si arrese a discrezione —
Il prode maggiore Testori, poco prima della resa dei nemici, aveva preso la determinazione di mettersi allo scoperto, alzando una bandiera bianca, per intimar loro di arrendersi — ma quei mercenari, violando ogni diritto di guerra, lo fucilarono con vari colpi, e lo lasciaron cadavere — Ebbi un'immensa fatica, dopo tanti e siffatti atti di barberie di cotesti sgherri dell'inquisizione — per salvar loro la vita — essendo i nostri irritatissimi contro di loro.
Io stesso fui obligato di condurli fuori di Monterotondo, e farli scortare al passo di Correse — da quaranta uomini, agli ordini del maggiore Marrani —
Successe in Monterotondo, ciocchè succede in una città presa d'assalto — e che poca simpatia s'era meritata, per il mutismo e l'indifferenza, quasi avversione — manifestata verso di noi — E devo confessare: che disordini non ne mancarono — E tali disordini impedirono pure, di poter organizzare dovutamente la milizia nostra — quindi, poco si potè fare in quel senso, nei pochi giorni che vi soggiornammo —
Colla speranza, di meglio poter organizzare la gente fuori, tenendola in moto — toglierla ai disordini della città — ed avvicinarci a Roma — uscimmo da Monterotondo il 28 ottobre, ed occupammo le colline di S. Colomba — Frigezy, facendo la vanguardia occupò Marcigliana — e spinse i suoi avamposti sino a Castel Giubileo, e Villa Spada —
Nella sera del 29, trovandomi a Castel Giubileo, mi giunse un messo da Roma, che avea parenti nella collonna e quindi conosciuto — egli mi assicurò esser i Romani decisi a fare un tentativo, d'insurrezione nella notte stessa — Ciò m'imbarazzò alquanto — non avendo tutta la gente a mano — Nonostante mi decisi io stesso, di spingermi coi due battaglioni dei bersaglieri Genovesi — sino al casino dei Pazzi, a due tiri di fucile dal ponte Nomentana — nell'alba del 30 —
Una guida nostra, con un'ufficiale, che giunsero primi nel casino stesso, v'incontrarono un picchetto nemico, e vennero con quello a colpi di revolver — La guida fu ferita leggiermente nel petto — e siccome era maggiore il numero di nemici — i nostri si ritirarono, avvisandomi con altri tiri della presenza dei papalini — Ma fecero tutto ciò con sangue freddo e da valorosi —
Retrocedemmo da quel punto, all'incontro dei due battaglioni in marcia — e subito ch'essi arrivarono, si occupò il casino dei Pazzi, le case della Cecchina — ch'è uno stabilimento pastorizio, ad un lungo tiro di carabina a tramontana dal primo — e la strada, fiancheggiata da un muro a secco, che va dal casino alle case — Rimanemmo tutto il giorno 30, in cotesta posizione aspettando di udire qualche movimento in Roma — o qualche avviso dagli amici di dentro — ma inutilmente —