Se noi combattevimo con decisione, non era poco l'ajuto che il prode Manuel Rodriguez — comandante il cannone sulla costa — ci dava con buoni tiri ed eficaci.
Il nemico era impegnatissimo contro il Rio-pardo — e varie volte, nel vederlo approssimar molto, io mi aspettavo ad un abordagio — e noi, erimo pronti a tutto, meno a cedere — Infine dopo varie ore di accanito combattimento, a nostra gran sorpresa egli ritirossi.
Si disse poi: esser il motivo della ritirata del nemico — la morte del Comandante della Bella Americana (uno dei legni nemici di maggior forza)
Noi passammo il resto della giornata a seppellire i morti, e raconciare i danni importanti, sofferti dal povero Rio-pardo —
Nel giorno seguente, il nemico si mantenne lontano a noi a prepararci per una nuova pugna — quindi più tardi, protetti dall'oscurità della notte, salpammo per la Laguna, avendo bonacciato il vento da mezzogiorno.
Di prima notte avevimo silenziosamente imbarcato il cannone che s'era posto sulla costa — e quando il nemico s'accorse della nostra partenza, noi erimo alquanto avanzati — e solo nella mattina del giorno seguente, ci raggiunse, e sparò alcune cannonate senza colpirci.
Noi entrammo nella Laguna di S. Catterina festeggiati dai nostri, che si stupivano, come avessimo potuto scampare ad un nemico, tanto più forte di noi —
CAPITOLO XX. Ritirata.
Altre faccende, e ben serie, ci aspettavano alla Laguna — Coll'avanzarsi dei nemici, grossissimi per terra — ed il contegno prepotente, con cui si eran trattati i Cattarinensi, spinsero alcune popolazioni a sollevarsi contro la Republica — e fra gli altri il paese d'Imiriù, situato al fondo del Lago verso Libeccio.
Il Generale Canabarro mi diede l'esoso incarico di sottomettere quel paese, e per castigo saccheggiarlo.