Io fui obligato di adempiere il comando — Ed anche sotto un governo Republicano, è ben repugnante il dover ciecamente ubbidire —
La guarnigione ed abitanti avevano fatto dei preparativi di difesa verso il lago — Io sbarcai a tre miglia di distanza a levante — e li assaltai improvvisamente dalla montagna — cioè alle spalle — Sconfitta ed in fuga la guarnigione fummo padroni d'Imiriù —
Io desidero per me, ed a chiunque non abbia dimenticato d'esser uomo: di non esser obligato a dar sacco — Credo: che abbenchè vi sieno delle prolisse relazioni di tali misfatti — impossibile sia narrarne minutamente tutte le sozzure, e nefandità — Io mai ho avuto una giornata di tanto rammarico, e di tanta nausea dell'umana famiglia!
Il mio fastidio e la fatica sofferta, in quel giorno nefasto — per raffrenare almeno le violenze contro le persone — furono immense — e vi pervenni, credo, a forza di sciabolate — e noncurante della mia vita — Ma circa alla roba d'ogni specie, non mi fu possibile evitare un disordine terribile.
Non valse, l'autorità del comando, nè i ferimenti da me usati, e da pochi ufficiali non domi dalla sfrenata cupidigia — Non valse, la voce espressamente sparsa, che il nemico tornasse alla pugna più numeroso di prima — e sorpresi così sbandati ed ebbri, ne avrebbe fatto un maccello — se fosse veramente comparso — Ciocchè non tutto era falso, poichè i nemici vedevansi sulle alture — ma non ardirono attaccarci. Nulla valeva a trattenere gl'insolenti saccheggiatori — e disgraziatamente, quel paese, benchè piccolo, era riccamente provvisto d'ogni genere — massime di bevande spiritose — essendo esso un deposito che provvedeva parte considerevole degli abitatori de' monti. Dimodocchè l'ubbriachezza fu generale —
Si noti: che la gente meco sbarcata, io non conoscevo per la maggior parte di nuova leva, ed indisciplinatissima — Certo, se si presentavano cinquanta nemici in tale circostanza, ad attacarci, noi erimo perduti.
Infine, con minaccie, percosse, ed uccisioni si pervenne ad imbarcare quelle fiere scatenate — Imbarcaronsi alcune botti d'acquavite, e comestibili per la divisione, e ritornossi alla Laguna.
Per dare un altro saggio della classe di genti ch'io comandavo in quella spedizione — valga il fatto seguente:
Un sargento tedesco, molto stimato dai soldati, era stato ucciso ad Imiriù — Io ordinai fosse sepellito — ma siccome altro da fare avevano i militi — e poi col pretesto anche, che il cadavere di quel prode meritava d'esser portato alla Laguna, ove ricevere un'onorevole sepoltura — il cadavere del sargento fu imbarcato.
Passeggiando io, sulla tolda del bastimento — e vedendo luce nella stiva ove allogiava la maggior parte della gente — mentre in viaggio — io vidi il seguente spettacolo: