Giunti a S. Francisco, ebbi dal Collonnello Esteves, un biglietto che principiava colle seguenti desolanti parole: «Il nostro esercito ha sofferto un contrasto» Il generale Aguiar era marciato lungo la sponda sinistra dell'Uruguay per raccogliere fuggiaschi — A me si chiedeva rimanere in S. Francisco, a proteggere il molto materiale ivi rimasto —
Nel periodo trascorso tra la battaglia dell'Arroyo-grande, ed il principio dell'assedio di Montevideo — successe quella confusione, quel prendere, lasciare, riprendere, di progetti, che accade in simili circostanze — cioè: dopo le grandi sconfitte — E fu veramente grande, intiera quasi la catastrofe dell'esercito nostro — poichè per molto tempo — non potè più ragranellarsi dello stesso, nulla che somigliasse ad un corpo di truppa — Quando si considera: che l'esercito di Montevideo andava attacare il più forte esercito, che mai si fosse veduto nell'America meridionale — insuperbito da molte e recenti vittorie — attaccarlo nella svantaggiosa posizione di trovarsi il grande fiume Uruguay alle spalle — si capisce: come i frantumi del nostro esercito, furono schiacciati, o prigionieri —
Furonvi molte paure da parte nostra, delle irresolutezze e molte defezioni individuali — come doveva necessariamente succedere, in una guerra, in cui da ambe le parti si parlava lo stesso idioma — ed i maggiori nuclei, eran della stessa terra —
Il popolo però, rispose con fermezza, con eroïsmo, all'energica voce dei generosi che lo chiamavano alla riscossa, proclamando la patria in pericolo, e chiamando tutti sotto le armi!
In breve vi fu un nuovo esercito — non così numeroso, non tanto disciplinato — ma almeno, assai più, pieno di slancio e d'entusiasmo — più penetrato dalla causa sacrosanta del dovere, che lo spingeva — Non era più, la causa d'un uomo che lo stimolava — che spingeva le moltitudini sui campi di battaglia — l'astro di quell'uomo avea tramontato nell'ultimo conflitto — ed invano sforzavasi in seguito di rialzarsi — ma era la causa nazionale, davanti cui tacevano gli odi, le personalità, le miserabili dissenzioni —
Lo straniero preparavasi ad invadere il territorio della Republica — Ogni cittadino correva con armi e cavalli ad allignarsi sotto le bandiere per respingerlo — Il pericolo cresceva coll'approssimarsi dell'Esercito formidabile di Rosas, comandato dal tremendo suo luogotenente Ourives — ebbene, cresceva il brio, la devozione alla patria, di quelle popolazioni generose — Non una voce di transazione, di patteggio, coll'invasore! e già d'allora potevasi congetturare cosa era capace di costanza, di privazioni, d'eroïsmo, la nazione che sostenne nella sua capitale un assedio di nove anni — per vincere alla fine!
Io arrossisco, pensando a ciò che abbian fatto in Italia, dopo la battaglia di Novarra — Eppure l'Italia tutta bramava non soggiacere allo straniero dominio — ed anelava di combattere — ed io ho la coscienza: sia il nostro popolo suscettibile di costanza e di slancio generoso! Ma le cause!...... Oh! le cause delle nostre sciagure, sono tante!......
E tanti, sono i traditori neri neri, e moltiformi che feconda la nostra bella — e ben sventurata terra!
CAPITOLO XXXIII. Preparativi di resistenza.
Fratanto, io ebbi ordine di mettere a pico nei canali del fiume[57] — per ove poteva ascendere la flotta nemica — i maggiori legni della flottiglia nostra — Quindi, non più a pico, ma bruciati. Ed eccomi dunque nell'obligo d'incendiare una terza flotta — Almeno, nei due primi casi — avevamo potuto combattere a dovere! Fatti nuovamente pedoni, stettimo alcuni giorni ancora a S. Francisco — per dar tempo di evacuare per Montevideo, il restante materiale dell'esercito — Quindi, marciammo noi pure sulla capitale — nei di cui dintorni dovevansi riunire tutte le forze della Republica, che mano mano, si stavano organizzando.