Vi è qualche cosa, oltre l'intelligenza nell'essere nostro — non si sa discernere, non si può spiegare; ma esiste — ed i suoi effetti, benchè confusi — sono un vaticinio — intendasi come si vuole tale parola — Un vaticinio, che vi reca contento od amarezza — Forse quella scintilla infinitesima — emanata dall'Infinito — e che risiede nella misera nostra scorza — ma immortale come l'Infinito pressente oltre il contatto dei nostri sensi — ed oltre la portata della nostra vista —

Nulla si scorgeva in quelle deserte campagne — quel giorno però, avea alquanto di solenne, di tetro! di desolato! — come il cuore di coloro, che spiravano, o languivano, sul campo di battaglia — calpestati dal soldato insolente! dall'ugne del destriero del truce, dell'implacabile vincitore — giubilante, per i patimenti, per le torture, per la morte del vinto! Gloria! eroïsmo! vittoria! si chiamano cotesti macelli! Ed inni e tedeum si fanno cantare da alcuni mercenari chercuti! Pochissimi, furono i risparmiati in quella terribile pugna — ed il pressentimento d'un fiero disastro, da noi sentito — nulla di esagerato aveva —

Nessuno trovando, che ci dasse notizia dell'esercito — quindi nessun ordine dal capo supremo — come mi avea fatto sperare il generale Aguiar — fu deciso di sbarcare le forze tutte — lasciando piccola guarnigione nei legni — e marciare in cerca dei nostri —

Un piccolo corpo intiero, giungendo nelle vicinanze d'un esercito disfatto — può sempre essere di grande utilità ed io — ne ho fatto tante volte l'esperienza — Esso non cambierà la sconfitta in vittoria — ma potrà sempre salvare del materiale — e degli individui feriti o no che senza sostegno cadrebbero in potere del nemico —

Sovente anche — vedendo un piccolo corpo, con contegno ordinato ed impavido — benchè vittorioso il nemico — ma necessariamente anche lui disordinato dopo una battaglia è molto probabile ch'ei si fermi — e lasci ai vinti una più comoda, e men faticosa ritirata —

Tale certamente, fu il risultato del contegno dei volontari nella campagna del 1866 — alla battaglia di Custosa — Formando essi l'estrema sinistra dell'Esercito Italiano, ed incaricati della custodia del lago di Garda — alla ritirata dell'esercito, dopo la battaglia — i volontari, che in pochi occupavano la sponda occidentale del Lago — si spinsero in avanti, verso Lonato, e Rivertella — e facilitarono con tale mossa, la salvazione di materiale e di alcuni feriti, e traviati —

Io osserverò, passando, che seguendo il prediletto mio sistema del Rio-grande — non marciavo mai, in terra — senza un contingente di cavalleria — estratto dagli anfibi miei compagni di ventura — tra i quali avevo famosi cavalieri — espulsi dall'esercito di cavalleria — per irregolarità di condotta — forse per delitti — ma gente — che in generale battevasi egregiamente — e che naturalmente castigavasi quando lo meritava —

Abbenchè non trovassimo gente in quel punto — vi trovammo alcuni abbandonati cavalli — e con quelli, i miei scapestrati militi — non mancarono di riunire bentosto le sufficienti monture per il servizio d'esplorazione — l'abondanza di cavalli in quei paesi, facilita molto tale operazione —

Erimo pronti — e già si era in moto per la marcia — ma un ordine del generale Aguiar ci richiamava in S. Francisco — Noi saressimo certamente rimasti vittime — trovandoci il nemico in piena campagna dell'Entre-rios — giacchè il nostro esercito rotto in quel giorno complettamente — era introvabile, ed avressimo invece trovato ruina, da cui difficilmente si sarebbe potuto scampare.

Rimbarcammo dunque, senza saperne il motivo, e senza aver potuto ottener veruna notizia degli avvenimenti —