Diemmi ordine, il generale, di ripassare in sostegno dei pericolanti — e naturalmente fu forza ubbidire — quantunque a malincuore, certo di perdervi molta gente — e difficilmente potervi far buona figura —

I nostri della retroguardia combattevano valorosamente; ma il nemico, sempre crescente, li aveva involti, e già occupava un fortissimo stabilimento (saladero) dietro loro — cioè: sulla loro linea di ritirata — Di più esausti di munizioni trovavansi i nostri — La testa della legione Italiana, entrava nel sala[dero] — mentre una testa di collonna nemica era già entrata, e spuntava dalla parte nostra — Ivi impegnavasi accanita pugna, corpo a corpo, a bajonettatte, e finalmente trionfava il valore Italiano —

In quel punto, era il terreno ingombro di cadaveri — e tra i nostri caduti, ebbimo a deplorare la morte d'un prode ligure, il Capitano Molinari — Ma i compagni della retroguardia erano salvi — ed il combattimento ristabilito a vantaggio nostro —

Giungevano altri corpi in sostegno, ed operavasi la ritirata mirabilmente[60].

La legione Francese, nello stesso giorno, dovendo simultaneamente operare sulla linea della città — ebbe un rovescio — e così fu da noi, risposto degnamente ai moteggi di codesti nostri vicini.

Il 28 di Marzo — fu pure giorno gloriosissimo per le armi della Republica, e per la Legione Italiana —

In quel giorno l'impresa era diretta dal generale Pacheco — il nemico che assediava il Cerro, agli ordini del generale Nuñez — uno dei capi più famigerati di quei paesi — passato però vergognosamente dalle nostre, alle fila nemiche — nel principio dell'assedio — Il nemico, dico: mostrava molta baldanza in quella parte — e non poche volte era giunto, sin sotto i baluardi della fortezza — minacciando di tagliare le comunicazioni della stessa colla città — e distruggendo a fucilate il Faro eretto sulla parte superiore degli edifizi —

Il generale Pacheco ordinò la traslazione di alcuni corpi al Cerro — tra cui la legione nostra — Il movimento ebbe luogo durante la notte — ed all'alba erimo, colla legione, imboscati in una vecchia polveriera, attorniata da ruinati edifizi — ad un miglio circa a tramontana della fortezza —

Tali edifizi, abbenchè in macerie, conservavano delle mura erette — e capacità sufficiente da nascondere tutta la gente Italiana, quantunque alle strette —

Dal Cerro incominciossi a scaramucciare — e quindi poco a poco, si andava, la pugna riscaldando — Il generale nemico di natura focoso — spingeva baldanzosamente contro i nostri — sino ad impossessarsi d'una forte posizione chiamata quadrado — a piccolo tratto di cannone dalla vecchia polveriera —