Già contavano tra i feriti nostri, due dei migliori tra i capi — i Collonnelli Tajes e Estivao — quando il segnale che doveva ordinare la sortita della legione, non comparendo dall'alto del Cerro[61] e facendosi serio l'affare — fummo chiamati alla riscossa dal collonnello Caceres — incaricato della forza combattente.
Io sarò fiero sempre — d'aver appartenuto a quel pugno di prodi, che si chiamò: legione Italiana di Montevideo — che ho veduto sempre sul cammino della vittoria!
Ma in quel giorno erano i nostri Italiani — belli!..... di sangue freddo e di valore. Essi fecero l'ammirazione degli orgogliosi Americani, che a giusto titolo, pretendono ad una bravura eccezionale.
Trattavasi di attaccare il nemico su d'un'eminenza — dietro un riparo di fosso e parapetto — Lo spazio che si doveva percorrere per assalirlo, era sgombro d'ogni minimo ostacolo; dimodocchè difficile era l'impresa, dovendo marciare scoperti — verso il nemico coperto — Ma la legione in quel giorno avrebbe affrontato il diavolo! Essa ricordava che sullo stesso terreno acquistò il suo diploma di valore — All'orecchio de' suoi militi risuonavano ancora le benedizioni d'un popolo grato! Il plauso delle bellezze della capitale!
Essa marciò contro il nemico senza fare un sol tiro — e senza fermarsi — sino a precipitarlo nel Pantanoso a tre miglia del campo di battaglia — Morì Nuñez, e molti prigionieri si fecero —
I corpi Orientali, compagni nostri — combatterono pure con molto valore — e se ritardato, fosse stato alquanto il movimento suddetto — e dato tempo alla collonna nostra di destra — comandata dal bravo Collonnello Diaz, di avanzarsi, e frammettersi tra il fiumicello ed il nemico — certo non salvavasi uno solo della sua fanteria —
Quel fatto d'armi onora molto il genio militare del generale Pacheco — ed obligò l'estrema destra del nemico a rimanersi guardinga — lontana dal Cerro, al di là del Pantanoso —
CAPITOLO XXXVIII. Spedizione del Salto.
Innumerevoli furono i fatti d'armi sostenuti dalla Legione Italiana, durante i primi anni dell'assedio — numerosi furono i morti e feriti — ma in nessuno scontro risultò disdoro a quella brava gente — e l'Italia può andarne superba!
Noi pure, nei primi calamitosi tempi, ebbimo qualche traditore: quel Mancini, di cui già feci cenno — un Danus, un Giovanni N. ed alcuni poveri diavoli trascinati dagli stessi, defezionarono — Fu vicenda dolorosa quella — ma che presto sommerse nell'Oceano glorioso, in cui veleggiò la superba Legione —