Era facile dimostrare che tale stato di cose è più imputabile agli americani che ai forestieri. Presso di noi la naturalità non si concede che con voto delle Camere, e tale solenne ed indugiante procedura ne circonda di mille cautele il conferimento. Di più, essa non riflette che l'esercizio dei diritti politici. Anche senza di essa lo straniero può possedere, trafficare e trovar lavoro nella identica misura di un regnicolo. Essa non diventa mai strumento, anzi condizione indispensabile della prosperità materiale.

Se i nostri emigranti non sapessero per esperienza che il voto è un vero argomento di traffico e che il farne traffico può agevolar loro il collocamento, accrescere le mercedi, ottenere più spedita e più giusta giustizia, non firmerebbe le carte di naturalità. Il concetto della cittadinanza non è accessibile nella sua purezza che alle menti colte. Esso non va confuso col naturale sentimento patrio. Per quei disgraziati costretti a strappare la vita con tanto e sì duro lavoro, la patria è il piccolo luogo nativo, del quale hanno in mente, fino dalla primissima infanzia, il profilo dei monti, i seni dei fiumi, la linea bruna delle foreste, la varia scacchiera dei campi e dei prati, il viso dei parenti, degli amici, le case, il pozzo, il cimitero. La patria civile non rappresenta al loro stretto criterio che balzelli ed impedimenti: l'esattore, la leva, le carte bollate, le dogane. Difetto di educazione civica? Ma l'avete molto maggiore voi che vendete il vostro e comprate il loro voto? Voi avete, in maggior misura di noi, la coscienza della vostra forza collettiva ed individuale e l'obbedienza agli ufficiali della legge e sopratutto avete ed è grande onore vostro, in sommo grado, il rispetto verso l'uomo ed una civile consapevolezza dei diritti della vita. Qui sta la vera nobiltà degli americani. E qui sta la vera ragione del misero concetto in cui essi tengono i nostri connazionali, i quali provocano il loro disprezzo, mediante l'esercizio di virtù eroiche, che essi non possono nè conoscere nè apprezzare.

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La prima cosa che mi colpì negli Stati Uniti, astrazione fatta dai prodigi della meccanica, fu l'aspetto della prosperità universale e conseguenza di essa l'eguaglianza visibile delle condizioni sociali. Eguaglianza di vestire, di modi, di abitudini, di relazioni e sopratutto eguaglianza fisiologica, non oso dire di salute, ma nella salute, di quel grado di benessere che procede dal copioso e nutriente alimento.

In New-York, verso le sei pomeridiane, quando termina la giornata operosa, migliaia di carrozzoni sparpagliano per ogni verso dall'alto della città, la innumerevole folla che gli affari addensano lungo il giorno nella bassa. Le sei linee parallele di ferrovie aeree hanno ognuna convogli di cinque o sei enormi vagoni ogni cinque minuti ed ogni vagone è pieno zeppo di gente seduta e d'altra a sedere sulle ginocchia dei seduti e d'altra ritta nella lunga corsia di mezzo e nelle brevi trasversali e sui piccoli terrazzi alle due estremità. Là il milionario siede accanto al facchino del porto ed è dal conduttore invitato a levarsi in piedi per dar posto, occorrendo, al suo vecchio domestico. Ma da qualche elegante banchiere di Wall-Street in fuori il quale si distingue per lo speciale vestire all'inglese, nessun europeo giudicherebbe ad occhio che là siano rappresentate le infinite varietà di professioni, di mestieri, di stato, di fortuna, di coltura e di educazione, che si possono riscontrare in un popolo intero. Il gentleman che vi siede a lato e che se appena può spiegarne un piccolo lembo, legge imperturbabilmente il suo sterminato giornale, può essere del pari, l'avvocato della più ricca società ferroviaria che sia al mondo, o il commesso di un negozio di calzature, od il fiaccheraio di City Hall Park che ha terminato il suo turno di servizio. Al più certe mani tradiscono l'esercizio delle più grosse arti meccaniche e certi odori quelli di speciali industrie, ma il taglio degli abiti e le stoffe attestano in tutti la stessa cura, la stessa abitudine e quasi lo stesso grado di agiatezza, ed i modi e le parole, lo stesso vigoroso sentimento della eguaglianza sociale e della dignità personale.

Il forestiero che voglia conoscere sommariamente le abitudini casalinghe degli americani, percorra la domenica in New-York una intera linea ferroviaria dell'«Eleveted» e di preferenza quella del nono viale (avenue), la quale partendo dalla punta al mare della città, sale fino al fiume Harlem con un percorso di circa 20 chilometri. L'intero viaggio costa cinque cents americani, venticinque centesimi della nostra moneta. Il palco della ferrovia, seguendo la graduale ascensione del terreno, rasenta per lo più le case all'altezza del primo piano, se non che, come giunge a certi avallamenti che solcano l'alta città, li scavalca, correndo a norma della loro profondità lungo i secondi, i terzi, i quarti piani e talora oltre i comignoli. Partendo dalla Batteria cioè dalla punta al mare, il treno attraversa, dapprima la New-York antica, la city dei traffici, fabbriche altissime date dalla terra al tetto a magazzini, a studi, a banche, a fondachi d'ogni maniera. Ogni sera, già lo dissi, quella città plutogena che monetizza quasi tutte le attività naturali ed industriali degli Stati Uniti, si spopola interamente. Nessuno vi dorme. L'urgenza degli affari non consentì che vi si introducessero i miglioramenti edilizi: le vie rimasero strette e tortuose, le case oscure e disagiate, il lastrico rotto e sepolto sotto uno strato di mota vischiosa e nera, l'aria stagnante e fetida.

Ma i denari si fanno nel sudiciume e si godono al pulito. Da ciò, nei giorni festivi il completo abbandono ed il mortale silenzio di quei quartieri, uscendo dai quali il treno imbocca i viali fastosi e chiari e taglia le strade numerizzate che s'aprono in sfondi di piazze e di giardini o mostrano lontano il grande fiume del Nord, l'Hudson river, irto di alberi, sparso di vele, solcato da mille vapori, animato dalle altalene aeree dei «ferry boats» simili ad immani uccelli che sbattono invano le piccole ali inette al volo. Qui mettono capo le strade della città elegante, gigantesca metropoli di gaudenti disciplinati i quali ignorano al certo il proverbio che attribuisce all'ozio la paternità di ogni vizio, perchè hanno tutti i figliuoli e non ne conobbero il padre mai. Più in alto, oltre il Central Park dove cominciano gli avvallamenti che ho detto, sono i quartieri operai e popolari, monotoni, ma larghi, puliti, agiati, ordinatissimi.

La domenica, chi li guarda dai vagoni dell'alta ferrovia e conosca la condizione sociale dei loro abitanti, crede avverato in forma Anglo-Sassone, il sogno che meritò a Faust il facile perdono. Ogni famiglia passa l'intera giornata alle varie e spaziose finestre in sereno e non oziante riposo. Il padre, seduto sulla sedia a dondolo, la pipa in bocca, legge, legge, legge dalla prima alla ultima linea le trentadue immense pagine del giornale domenicale ed un altro giornale illustrato e del pari interminabile, occupa la madre, seduta in un'altra sedia a dondolo, presso un'altra finestra. Se la famiglia ha un figlio maschio e la casa una terza finestra, non mancherà il terzo giornale e tale spettacolo va via via ripetendosi senza rinnovarsi come in una tappezzeria figurata. Sole si sottraggono a tanta silenziosa e didascalica felicità le ragazze, ricco sangue fiorito in bionda e rosea bellezza, le quali, non sedute, ma appoggiate al davanzale, guardano curiosamente in strada, sorridono ai fuggenti passeggieri dell'Eleveted, discorrono colle vicine, occhieggiano chi le guarda, rosicchiano mandorle, e ridono di continuo con sincera freschezza. Già, fra parentesi, nulla è più aggraziato della balda e procace e gaia scioltezza delle ragazze americane e della aperta compiacenza con cui esse incoraggiano e premiano l'ammirazione espressa o tacita dei passanti.

Quando il treno corre all'altezza dei piani superiori, dove entra più luce, appare intero l'ordinamento e l'arredo della casa. Belle carte da parato, pavimenti a tavole, tende ampie, una mobilia copiosa e comoda, un'aria insomma di solida e quasi raffinata agiatezza, quale non hanno nelle nostre città di provincia, salvo poche eccezioni, gli alloggi dell'avvocato, del medico, del giudice, del negoziante. Si tratta, ben inteso, di gente che vive a giornata, con salari di quattro ed anche di tre dollari al giorno, la paga ordinaria di un operaio quale tocca al nostro emigrante. E si tratta di gente assegnata, che non è creduta e che non crede concedere nulla al soverchio, ma per la quale il necessario, non deve bastare solamente al non morire, ma al vivere, e che considera il benessere quale condizione indispensabile della vita.

Vediamoli sotto un altro aspetto.