Vi trovò subito importanti monumenti dell'epoca greco romana, un sarcofago fenicio, vasi di marmo e di alabastro con iscrizioni fenicie, terraglie a fregi fenici ed una cartella lapidaria a caratteri cuneiformi grossamente imitati. Buon principio in una plaga già da tanti esplorata, ma in sostanza più atto ad incoraggiare che a rimunerare. Se non che le autorità turche, ormai messe sull'avviso, non volevano più saperne di scavi. Un loro divieto comunicato per le vie legali e nelle forme cortesi avrebbe messo il Cesnola in grave imbarazzo. Per fortuna il Kaimakan di Larnaca Genab Effendi, aveva la vista corta e la mano pesante, due difetti che riescono quasi sempre a metter la ragione dalla parte del torto. Senza curare le procedure diplomatiche, egli imprigionò di colpo sul luogo degli scavi due operai addetti al Consolato degli Stati Uniti. Ne seguirono vigorose proteste del Console, accolte con turchesca arroganza dal Caimacano, il quale non si peritò, pochi giorni appresso, di far arrestare, nei locali stessi del Consolato, una guardia consolare. Era una palese violazione del diritto delle genti che il Cesnola seppe difendere da par suo, minacciando di ammainare la bandiera dell'Unione Americana ed ottenendo dal Ministro degli Stati Uniti presso la Sublime Porta l'invio di due navi americane nelle acque di Larnaca. Il Governo Ottomano dovette rimettere il litigio ad una Commissione mista la quale esaminate le cose, diede ragione al Cesnola. Il Caimacano di Larnaca fu destituito con perpetua interdizione dai pubblici uffici, furono liberati i prigionieri, la bandiera degli Stati Uniti ebbe il saluto di 21 colpi di cannone, il Governatore di Cipro fu destinato ad altra sede; previa una visita di scusa al Console ed il pagamento di dieci mila piastre al suo primo dragomanno.

Sgombrata per tal modo la via, il Cesnola potè darsi liberamente alle ricerche archeologiche. Un firmano del Sultano lo autorizzava a far scavi in ogni parte dell'isola, salvo ad intendersela coi proprietarii dei terreni. La primavera del 1867, egli prendeva in affitto una casa in campagna con largo circuito di aranceti sulle falde del monte presso Dali (Idalium) e vi si allogava colla famiglia. L'aria vi era più fresca, i luoghi intorno più ridenti che a Larnaca, e certi frammenti di scoltura che ne provenivano, gli facevano argomentare l'esistenza in quei paraggi di una vasta necropoli. Non s'era ingannato. In capo a tre anni egli aveva scoperto ed esplorato diecimila tombe; le greco-romane giacenti a poca profondità dal suolo ricoprivano le più remote fenicie ricche di copiosissimi e preziosi cimelii. Non mi è possibile accompagnare l'opera del Cesnola nelle sue fortune successive, nè raccontarne i modi, nè descriverne i prodotti. Per lo spazio di undici anni, con accorgimento d'artista, con dottrina di archeologo, con accanimento di soldato, con perseveranza di alpigiano, egli attese insieme, a studi, ad interpretazione di testi, a raffronti, ad esplorazioni, a scavi, a classificazioni. Cercò ed accertò la topografia storica dell'isola, segnò i luoghi dov'erano sorte le città di Amatunta, di Cerynia, Cizio, Lapeto, le due Pafo, Afrodisia, Curio, Citerea, ed altre molte che ommetto; scoprì quindici templi sacri alle divinità fenicie, egizie e greche, rintracciò sei antichi acquedotti. Come Dali gli ebbe rivelato i suoi segreti, si volse a Golgos (la moderna Athiénau) e vi raccolse tesori che fecero maravigliare il mondo intero. La voce delle sue fortune, gli sollevava intorno, gelosie, bramosie, cupidigie, rancori, dispetti, invano congiurati al suo danno. Più volte la Sublime Porta fu per revocargli il firmano che lo licenziava agli scavi. Lo accusavano di minare le moschee, di profanare le sepolture dei veri credenti; ma il Ministro d'America, residente in Costantinopoli, sorgeva in sua difesa, faceva la voce grossa e scongiurava le tempeste. «A quanto mi si dice, caro generale» scriveva un giorno il Ministro al Cesnola «delle buche che andate scavando d'ogni parte, capisco che avete in animo di colare a picco, una bella mattina, l'isola intera. Prima che sprofondi, ve ne prego, mettete al sicuro gli archivi del Consolato americano.»

Il lavoro era improbo e costoso, ma il frutto prometteva di ripagare le fatiche e la spesa. In Golgos cento e dieci operai disseppellirono nel corso di sei settimane, oltre ad un sarcofago ornato sulle quattro faccie di bassorilievi rappresentanti la morte di Medusa, e Pegaso e Chrysaor uscenti dal suo sangue, ben trecento statue di singolare bellezza ed una innumerevole quantità di terraglie, di ceramiche, di vetri, di figurine, di monili, di armi, di monete. Le statue erano incrostate di uno spessore di tufo indurito che bisognò ammollire con bagnature e far saltare poi a punta di coltello. Estrattolo dal profondo, bisognava calare quel popolo marmoreo dalle alte pendici del monte ai magazzini disposti in Larnaca ad accoglierlo. Non traccia di strada di nessuna maniera. I minori pesi erano caricati su cammelli, i maggiori adagiati su appositi carri a ruote nei terreni piani, a slitta giù per le chine. Il trasporto rischioso, lento, costosissimo, rinnovava più penose le fatiche e le ansie della scoperta. Ma già nel 1870, la casa consolare di Larnaca e gli aggiunti magazzeni avevano fama in tutta Europa, di museo senza pari, che faceva gola ai grandi musei reali ed imperiali. I dotti, gli antiquari, gli artisti accorrevano d'ogni parte d'Europa a visitare la maravigliosa raccolta. Il Cesnola descrive col suo stile brioso e colorito, le noie che gli davano le carovane Cook, invadenti il suo giardino e la casa. «Ricordo una signora inglese d'una certa età dal lungo viso incorniciato, come tradizione vuole, di capelli arricciati a vite. Poichè ebbe esaminate attentamente le statue di Golgos, mi domandò di spiegarle per cortesia i misteri del culto di Venere.» Altri rubavano bravamente i piccoli oggetti e non trovandone a portata di mano, scheggiavano vasi e statue pure di riportarne un pezzetto.

Ma coi fastidiosi non mancavano i proficui visitatori. La Russia mandò a Cipro uno dei conservatori del Museo del Romitaggio, per trattare la compera di tutta la raccolta. Il negozio non fu conchiuso perchè altro negoziatore segreto aveva mandato Napoleone III voglioso di arricchire la sezione del Museo del Louvre dedicata al suo nome. Sopravvenne la guerra colla Germania, e caddero anche questi negoziati. Terzo mandò offerte, il Museo brittannico; ma i suoi direttori volevano che la collezione fosse innanzi di concludere, portata a Londra per un attento esame. Giusta e prudente domanda, ma non facile a soddisfare. Le grandi scoperte di Golgos avevano fatto più acute le cupidigie degli ufficiali turchi. Il governatore di Cipro avvertì il Cesnola che le cose non sarebbero andate liscio liscio.

Questi sperava che memori della sua vittoria nel dissidio col Caimacano, gli ufficiali della dogana non avrebbero osato contrastargli l'uscita di un bottino che gli apparteneva in legittima proprietà. Sperava, non senza timori. Di eludere la vigilanza delle guardie, non c'era da far pensiero. Erano trecento e sessanta enormi, pesantissime casse, impossibili a trafugare. Domandare licenza era come dubitare del lecito. Unico partito, agire aperto, presto e con aria sicura. Un bastimento a vela, scaricate in Larnaca le sue mercanzie, stava per salpare alla volta di Alessandria. Il Cesnola lo noleggia e dispone per il carico delle casse, ma la Dogana gli comunica un telegramma del governo ottomano con ordine di impedire al Console d'America di nulla asportare dall'isola. L'ordine era perentorio ed una goletta da guerra all'insegna della mezzaluna stava in rada proprio dirimpetto al Consolato americano, quasi ad assicurarne l'adempimento.

Tanta fatica, tanto studio, tanti anni spesi a cercare e ad illustrare la remota storia dell'isola tornavano a compiuta rovina del cercatore e dell'illustratore. La favolosa collezione serbava bensì in Larnaca il suo valore archeologico, ma perdeva ogni valore commerciale. Nessun rimborso era più da sperare delle immense spese sostenute per raccoglierla. Nè la Sublime Porta si sarebbe piegata a comprarla per danaro, assai paga che non uscisse dai suoi domini, nè certo si poteva trovare al mondo così munifico signore che ne facesse acquisto per tenerla relegata in Larnaca.

Il Cesnola meditava scoraggito sulla caduta d'ogni sua speranza, sulla scorno, sul danno irreparabile, mentre il suo fidato dragomanno Bechbech, passeggiava di su di giù per la stanza con aria di profonda meditazione.

Di tanto in tanto l'astuto e fedelissimo servitore gettava sul padrone uno sguardo incoraggiante quasi a provocarne un salutare provvedimento. Cesnola s'accorge che l'uomo ha le sue viste:

— Bechbech, bisogna che tutte le casse siano oggi a bordo della goletta. È necessario, Bechbech.

— Eccellenza, risponde il dragomanno, il dispaccio diretto al Governatore generale, conteneva, è vero, l'inibizione al Console d'America di nulla asportare dall'isola?