MARCELLO
Provatemi il contrario.
LIVIA
Non te lo posso provare. Non ho che la mia parola, ed i miei giuramenti. Il barone potrebbe venir qui e attestare sul suo onore che io l'ho mandato via; io potrei morire invocando i più tremendi scongiuri a testimonio della mia innocenza; tuttociò non proverebbe nulla se il tuo animo non si dispone ad accogliere questa fede. Marcello, tu hai veduto la mia vita da due anni, conosci tutte le mie azioni, sei venuto a casa mia, ad ogni ora del giorno, ci hai mai trovato nulla che potesse metterti in sospetto, non dico di un'infamia come questa di cui mi accusi, ma di una condotta leggiera, di nulla insomma che ti volessi nascondere. Avrei rubato la riputazione che ho di onesta donna? sarei diventata di un colpo quella miserabile che mi fai? Ti pare possibile? Pensa che per condannarmi devi annientare tutto il mio passato, devi tenermi per una tale simulatrice da far paura a immaginarla. Va, se fossi la donna che tu credi, non saremmo qui, tu ad accusarmi, io a difendermi; quelle che fanno il male, non si smarriscono per essere colte di sorpresa. E poi, perchè mi difenderei? Che potrei temere di te? Ti conosco troppo per sospettarti capace di tradire il secreto di una donna, anche di una donna perduta. Se mi torturo così a cercare argomenti, si è perchè ti amo e con questo amore nell'anima, l'avrei prostituito alle cupidigie di... Rifletti, Marcello, non è soltanto ingrato quello che tu pensi di me, è assurdo. Vieni qui, guardami, ti amo, accusami ancora.
MARCELLO
È vero. Tutto il mio essere si solleva contro quell'idea, essa mi ripugna come una colpa, ma non posso levarmela di mente e lo potessi ci ricadrei domani. Ti credo, ma non mi basta; tu non puoi darmi altre prove che i tuoi giuramenti, io non posso far tacere le atroci ironie del mio dubbio.
LIVIA
Addio.
MARCELLO
Livia... Livia... non partire... studiati ancora di convincermi. Se ci lasciamo così tutto è finito.