FABRIZIO
Ignora il vostro nome.
LIVIA
Preferirei lo sapesse. Se è un uomo di mondo, se mi conosce, se è un galantuomo, non avrebbe certo accettato di farsi complice di un'azione così poco leale.
FABRIZIO
Ma insomma cos'è mutato in voi? Questa casa non è mia, peggio per me; ma da che io ne sia o no proprietario, voi non ci siete nè meno rispettata nè meno sicura. Non è già il fatto di sapermi padrone di uno stabile che vi ha indotta a venirci: potevo comprarla ieri, potrei comprarla domani e non crescerei di un bricciolo nella vostra stima.
LIVIA
È vero, ma quello che mi offende è il proposito celato, sono le speranze che avete certamente concepite attirandomici. Invitandomi a casa vostra potevate essere mosso a farlo da quel sentimento di vanità naturale in chi possiede una casa bella dove ha raccolto oggetti pregievoli, potevate compiacervi della fede che riponevo in voi, della arrendevolezza di una signora che accetta di dare una leggiera tinta di galanteria ad un fatto per sè innocentissimo; ma procacciandovi la casa di un altro, ma inducendo colui ad abbandonarla, ma combinando questo viluppo di falsità e di ipocrisie, tali ragioni non valgono più. È evidente che avete sperato, che avete confidato che io potessi divenire la vostra amante, che potessi accorrere ad un convegno di facili piaceri, come al camerino appartato di un caffè di mala fama per gettarmi nelle vostre braccia, senza nemmeno la povera scusa di un amore al quale non vi ho mai dato diritto di credere.
FABRIZIO
Se vi offendete per intenzioni che mi attribuite...