Teresa, la figlia del Lysbak, aveva allora 22 anni. Alta, robusta, coi colori della salute sul viso, grave nei movimenti come tutte le montanare, aveva quell'aria di freschezza e saldezza selvatica che promette onesti costumi e buoni figlioli. Col suo vestito di panno rosso, pieno sui fianchi, col suo giubbettino di panno nero, pieno nel petto, passava lenta fra la gente che si apriva a guardarla. In casa attendeva a cucire, a spazzare, a lustrare i vetri, al poco orto ed al pollame, e trovava ancora tempo per leggere. Perchè Teresa era stata allevata in un educandato di Biella e sapeva parlare e scrivere quattro lingue: il tedesco che è la lingua di Gressoney, l'italiano, il francese e l'inglese. Malgrado questo grosso fardello di scienza, nessuno del piano l'avrebbe tolta per una signora. A Gressoney se ne incontrano molte: ragazze con cento mila lire di dote, istrutte come tante maestre, che menano in pastura le vacche, e sembrano villane ripulite. L'ingegno si piega ad imparare, ma il corpo è troppo solido per dirozzarsi dalla pesantezza nativa; d'altronde anche [pg!91] l'ingegno non raggiunge mai quella mobilità irrequieta che abbarbaglia. Quelle genti hanno durato troppi inverni, hanno veduto cadere troppa neve stando chiusi nelle stalle basse ed oscure, e rigirandosi in un cerchio ristrettissimo di pensieri, d'impressioni e d'immagini, perchè la loro mente possa farsi d'un tratto capace degli elastici rimbalzi che scotono gl'ingegni cittadini. Sanno, ma non rivolgono in se stessi il loro sapere, non s'interrogano, non deducono, non anelano a maggiori conoscenze. Lasciano le cognizioni faticosamente acquisite giacere inerti nella memoria immobile.
Ho parlato dell'ingegno, non del sentimento. Questo è ingenuo e vivissimo. Si commovono facilmente, contemplano assai, hanno desiderî moderati e vicini, ma ardenti e tenacissimi, sono lenti a sperare, ma sperano intensamente, si chiudono in pochi affetti, ma in questi spiegano tenerezze infinite, si abbandonano a malinconie, a tristezze ombrose e senza ragione. Tutti, uomini e donne, sono romantici incorreggibili.
***
Dunque Guglielmo si innamorò di Teresa. Morti i due padri, le ostilità erano cessate, e traverso lo steccato Guglielmo aveva cominciato [pg!92] a scambiare con Teresa e sua madre dei discorsi pratici e piani da buon vicino. Il Lysbak presso a morte aveva intavolate con un ricchissimo signore di Gressoney St-Jean delle trattative per vendergli quello che gli rimaneva della casa, a fine di lasciare alle due donne un gruzzolo che le facesse vivere meno a disagio. La vedova aveva chiuso il contratto e la casa era stata venduta con la clausola del riscatto a due anni di scadenza e con facoltà alle donne di rimanervi fino allo spirare della clausola.
Un fratello del Lysbak, essendo in giro pel mondo, le poverette volevano così lasciare uno spiraglio aperto alla fortuna, caso mai egli tornasse in paese milionario.
Il nuovo padrone sapeva benissimo che passati i due anni la casa gli sarebbe rimasta, e perchè era solida e posta in un luogo sicuro dalle valanche e deliziosissimo, faceva all'amore anche alla parte del Rhedy, della quale aveva già offerto a Guglielmo somme favolose. Guglielmo non aveva detto nè sì nè no, ma via, non pareva alieno dall'accettare.
Lo steccato che spartiva l'aia era caduto; le due donne, non più padrone, pensavano non toccasse loro rialzarlo; il vero padrone trovava inutile levarne uno nuovo per poi riatterrarlo appena avveratasi la sua speranza ed a Guglielmo [pg!93] non pareva vero che rimanesse a terra, anzi, perchè era brutto a vedersi, una notte lo raccolse, lo fece in pezzi e portò i pezzi nel legnaio delle Lysbak.
Così l'aia era spazzata e Guglielmo poteva, senza perdere tempo ad offrirli, prestare mille piccoli servigi alle vicine; servigi che offerti avrebbero forse incontrata una timorosa ripulsa, ma che, una volta prestati, ne autorizzavano, anzi ne chiamavano degli altri. E poi, superbe quelle due povere donne non lo erano più, se pure lo erano state mai.
Guglielmo era un bel giovane aperto e gioviale, faceva ridere Teresa e raccontava maraviglie alla madre. L'estate quando andava a far la guida su pel Monte Rosa, affidava loro la chiave di casa, e tornando a pigliarla, bisognava bene dire dove era andato, ed i pericoli superati e descrivere le nuove pazzie degli alpinisti. Qualche volta Teresa faceva da interprete agli Inglesi, e passava presso di loro per moglie o sorella di Guglielmo. Finalmente questi s'era avveduto che a stare senza vacche non si poteva durare, e avendone comprate due, aveva pregato Teresa che ne assumesse la cura per spartirne il profitto.
Il nuovo padrone, di quando in quando, tornava all'assalto di Rhedy per comprargli il suo [pg!94] pezzo di casa, e tenendolo questi a bada, aveva finito per ideare un piano d'assedio di infallibile riuscita.