Cominciò a comprargli dei terreni all'intorno, e Guglielmo vendeva. Vendeva prima poche tavole, poi altre, alla spicciolata, rincarando sui prezzi correnti, ritraendosi al menomo calo di prezzo, protestando, ed era vero, che bisogno di vendere non ne aveva, che lo faceva per cortesia, perchè sapeva a che mirasse il compratore. E intascati i quattrini il giovane li impiegava in compera di legnami; in paese dicevano che voleva farsi negoziante, ed egli assentiva.

***

Il giorno che vendette l'ultima pezza di prato Teresa stava nell'aia a guardare il padrone che se ne partiva soddisfatto.

Era sul finire d'ottobre, una giornata serena e fredda, meno trista però che al piano, perchè gli abeti durano verdi tutto l'anno. Guglielmo s'accostò a Teresa che pareva di cattivo umore:

—Che avete Teresa?

—Guardo quell'uomo andarsene contento. Avete venduto, è vero, Rhedy?

—Sì. L'ultimo prato.

—Questa casa era proprio destinata ad un [pg!95] solo padrone. Mio padre fu costretto a mettercene due, ma vedo bene che non durerà.

—Lo spero—rispose Guglielmo.

—Lo sperate? Vi pesa star qui?