Allora il giovane cominciò a dirle il suo amore, e che le voleva bene da un pezzo, che se n'era accorto quel dato giorno, in quelle date circostanze, e rammentava i luoghi, l'ora e il tempo che faceva, e mille piccoli fatti e mille parole. Parlava concitato, la guardava con una tenerezza dolce, di quando in quando sillabava deliziosamente qualche parola più calda, e poi la interrogava, se non avesse mai pensato di lui quello [pg!96] che egli ora le diceva, se non l'avesse sentito venire questo caro momento; ed essa rispondeva di sì, grave, commossa, con una semplicità serena, piena di grazia. Guglielmo l'aveva tirata a sedere su di un trave, sotto il ballatoio della casa; imbruniva, l'aria del ghiacciaio soffiava tagliente come una lama; la madre era in casa in faccende; la si sentiva scendere e salire, battendo il tacco degli zoccoli sugli scalini di legno, ma neanche per l'avvicinarsi de' suoi passi i due non si muovevano. Il giovane aveva passato il braccio intorno la vita dell'amante e l'attirava a sè con una forza lenta e crescente; essa lasciava fare, sicura, sentiva il fiato caldo di lui passarle sulla faccia e la mano cedere alla violenza del suo respiro.
Come fu quasi scuro, Teresa si levò tenendo per mano il Rhedy e lo condusse in casa dove disse ogni cosa alla madre. Pensiamo se questa ne fu contenta! Cenarono insieme e Guglielmo espose tutti i suoi propositi, il suo piano di vita.
A Gressoney-la-Trinité mancava un albergo; quella casa posta sul luogo dove riuscivano due importanti valichi alpini, pareva fatta apposta a comodo dei touristes; egli aveva venduto i prati all'intorno per raggranellar quattrini, perchè la casa bisognava finirla a modo, ed anche al pezzo abitato dai Lysbak occorrevano ristauri.
[pg!97] Ecco perchè egli comprava legname; voleva compire le stanze dalla sua parte; non c'era che da rivestire di tavole le pareti e da fare gli usci e le imposte; egli aveva già in serbo un buon numero di assi piallate, e contava nell'inverno imminente di finir l'opera colle sue proprie mani, e coll'aiuto di un cugino pure falegname, già al corrente della cosa. Venuta la primavera si sarebbero sposati, avrebbero aperto l'albergo, e scaduto il termine utile per il riscatto, egli avrebbe pagato e buona notte.
La madre obbiettò che per tenere un albergo non basta la casa, ma ci vuole la pratica dell'esercizio; per questo occorreva che Teresa si allogasse quale donna di servizio in qualche grande albergo svizzero e là imparasse il mestiere. Colle cognizioni e colla salute di Teresa non era difficile trovare impiego; il meglio era partir subito. Ma l'idea di separarsi così, di durare tutto l'inverno, che è la stagione più intima, lontani, era insopportabile al Rhedy. E poi l'inverno gli alberghi svizzeri sono chiusi o fanno pochi affari; meglio partire in primavera e rimandare le nozze all'autunno seguente. Intanto erano fidanzati; che bella vita cominciava per loro! I montanari sanno aspettare, la vicinanza addolciva l'attesa e quasi le cresceva sapore.
Breve, il giovane tanto ragionò che vinse.
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***
L'inverno anticipò la venuta. La valle era tutta bianca, gli abeti verdi, quasi neri, reggevano pesi enormi di neve. La cascata daccanto la casa era ghiaccio vivo: solo un filo d'acqua scorreva liscio, oleoso sotto la crosta cristallina, lo si vedeva, alla trasparenza del ghiaccio, aprirvi delle larghe bolle d'aria biancastre. Che silenzio intorno! Il villaggio dormiva accovacciato. La mattina all'Ave Maria e la sera all'Angelus qualche ombra nera passava silenziosa sulla neve dura, con una lucerna in mano e filava dritta alla chiesa, poi per tutta la giornata non andava intorno anima viva. Il cugino di Guglielmo giungeva la mattina di buon'ora, imbacuccato e rimpicciolito; sul limitare pestava forte i piedi in terra per staccarne la neve rappresa, Guglielmo gli apriva uno spiraglio d'uscio che entrasse in fretta e poi tutti e due accaniti piallavano, segavano, connettevano le tavole, senza posare un minuto. La sera il cugino scappava a dormire e Guglielmo seguitava il lavoro.
Teresa e la madre vivevano tranquille dalla loro, lavorando anch'esse alla casa futura. Intaccando un po' di capitale, la madre aveva comprato tela da lenzuoli e da tovaglie e percallo [pg!99] da tende; la mattina Teresa tagliava per il lavoro della giornata e poi insieme infilavano punti a cucire ed orlare. Guglielmo aveva messe le due vacche nella loro stalla, un gioiello di stalla, e ci faceva un caldo delizioso. Nel silenzio dell'opera femminile si sentivano ad ora ad ora, dietro l'assito, gli spintoni e le spallate che le vacche davano alla mangiatoia ed il grattare ruvido della loro catena contro gli orli del passante di legno.