Coi signori, tutta gente scribacchina, chiamava penna la frusta e calamaio l'astuccio di cuoio dove riporla in riposo, e via discorrendo.
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Il padrone di Giac, oste del Cannon d'Oro, teneva la posta da quindici anni, e vi s'era arricchito ed impinguato.—Era un grosso omaccione [pg!6] dal lardo cadente, pallido per vizio cardiaco e lento come un pachiderma. Un monferrino, capitato venticinque anni addietro in Val d'Aosta conducente di vino, stabilitovisi beccaio, assodatovisi tavernaio e salito poscia alla dignità di albergatore e mastro di Posta. In sua vita, aveva fatto due cose buone: molti quattrini ed una bella ed abbondante figliuola; quelli per sè, questa [essa almeno sperava] per altri.
Ora, vecchio, non faceva più nulla; all'albergo pensava la figliuola, la quale, nata quando già il padre prosperava, era chiamata mademoiselle dai forestieri, e soura Gin [signora Giovannina] da quelli di casa; mentre al padrone, venuto su dal nulla, il nome di Pèro [Pietro] non s'era mai potuto nobilitare con un sour, ed era somma grazia se negli ultimi anni, più la pancia che la dignità, lo avevano fatto chiamare Barba Gris [zio grigio].
Soura Gin era dotata di una grassezza soda e fresca; bionda, bianca, piccolo naso, piccoli occhi vivissimi, bocca larga, labbra carnose e ridenti, dentatura stupenda. Badava a tutto, compresi i cavalli, era sempre dappertutto, ma più in scuderia, quando sapeva di trovarci Giac. Una volta che a Giac era toccato un potentissimo calcio da una mula, essa gli aveva fasciato la gamba ferita e lo aveva tenuto all'albergo come un signore per oltre una settimana. Un'altra [pg!7] volta, venuti alle mani Giac e lo stalliere, questi ebbe da soura Gin otto giorni di paga ed il congedo immediato. Barba Gris attribuiva quelle cortesie a saggezza amministrativa: Giac essendo una perla di cocchiere, era naturale che la figliuola lo tenesse da conto: ma Giac, sapeva valutarle altrimenti, benchè non adoperasse per procacciarsele; giovialone con tutte le donne, a tu per tu diventava un sultano freddo e non curante e faceva grazia a lasciarsi adorare.
Un giorno il caffettiere e tabaccaio del luogo, venne dall'oste a confidargli come qualmente una sua nipote ed erede, si fosse innamorata di Giac, e lo volesse ad ogni costo per marito.
Giac non visto udiva il colloquio.
—Che ne dite voi?
—Dateglielo.—È un accidenti che può far la sorte di una casa.
E giù un sacco di elogi.