—Lascia mamma, lascia, le parole non servono. Quello che voglio ha da essere lo stesso.

[pg!213] —E che vuoi?—gridò Natale con paurosa sorpresa.

—Non voglio fare la vitaccia che ha fatto mia madre.

Natale sentì come una mazzata sulla testa, ma fu presente a se stesso e volle riaversi. Come pochi giorni innanzi, quando per strada lo aveva colto quello sfinimento, capì che guai durare inerte nell'idea dell'ingratitudine di sua figlia.

—Oh, Lena, mi rispondi così! Ho veduto la morte sai, Lena? per saperti contenta. Là, sulla montagna, quando andavo a comprarti la veste per farti bella, mi ha colto la tormenta e ho creduto di essere alla mia ultima ora. E non te l'ho detto, tornando, non l'ho detto a nessuno per non guastarvi la festa. Lo sai, Lena?

—Tutti i giorni passa gente sulla Mologna—esclamò Lena scrollando le spalle. Ed entrò nella sua stanza.

***

Il giorno dopo Natale apparve l'uomo di prima; se non che dopo cena, invece di sedere come al solito nella stalla e farvi un po' di lettura, uscì in silenzio e s'avviò lentamente verso la piazzetta della chiesa dov'era l'osteria; ma non vi giunse, rincasò in fretta e andò diritto a dormire.

[pg!214] La sera appresso fece notte tarda discorrendo e bevendo alla bettola cogli amici e così seguitò di poi tutte le sere. Ma avvezzo alla sobrietà propria degli uomini attivi, il vino tracannato a quell'ora non gli dava gusto e lo ammalava senza ubriacarlo; perciò si volse ai liquori e una mattina fu trovato dormire sulla neve briaco fradicio. Svegliato e ricondotto a casa, si imbattè sull'uscio in Lena, levata di fresco, e gli parve riceverne uno sguardo così sprezzante che se lo sentì come una coltellata nel cuore. Allora smesse di bere, ma il male era fatto; la moglie era andata piagnucolando per tutto il paese a raccontare gli stravizi del marito e tutti dicevano:

—Peccato! quel Natale Lysbak come si mette in rovina!