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L'anno appresso, risalito a Gressoney, cercai di Natale Lysbak e lo tolsi meco per guida volendo ascendere a parecchie punte del Monte Rosa; ma fin dal primo giorno di cammino dovetti rinunziare all'impresa. Natale era sempre robusto e premuroso come per lo innanzi, ma così distratto e rischioso da impaurire. Intesi di poi come altri alpinisti ben più arditi ed esperti che io non sia, avevano lasciato di servirsene in causa delle sue temerarie imprudenze.
Ora, sono passati tre anni da che lo conobbi, ora Natale seguita a dimorare nel tugurio mezzo rovinato. I parenti, specialmente le donne, gli portano in casa da mangiare e lo riforniscono di vestiario. Egli non lavora più; gli alpinisti non cercano più di lui. L'inverno va da una stalla all'altra e vi si trattiene improvvisando ingegnosi giocattoli per i bambini coi quali è sempre sollazzevole e mansueto. Appena la valle è rinverdita, si mette a tracolla la corda ed il cannocchiale, si arma della picca e via per le montagne. Passa intere giornate sdraiato nell'erba, [pg!227] magari sull'orlo di un precipizio, dura delle ore a contemplare estatico la valle e le ghiacciaie, appunta qua e là il cannocchiale come vi cercasse cosa di grandissimo rilievo, raccoglie cappellate di fragole e mazzi di Edelweis. Ed ogni sera torna a casa col passo marziale di una guida che ha valicato Dio sa quali vette, e giunto sull'uscio si dà un'allegra fregatina alle mani, persuaso di aver fatto una buona giornata.
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La Lena sposò quest'anno Necio il geometra e si fece gran festa per le sue nozze. [pg!228]
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[UN MINUETTO]
io padre era nativo di Celano, negli Abruzzi, donde era sceso in Roma giovanissimo nel seguito di monsignor Calafimi, quando Sua Santità il Papa Innocenzo III insignì questo pio prelato del titolo di Canonico Lateranense, e lo chiamò al servizio della propria persona. Il buon Monsignore teneva mio padre più in qualità di discepolo, che di famiglio, perchè, amante qual era della buona musica, aveva scoperto nel giovine suo compaesano un paziente desiderio di intraprenderne lo studio, ed una maravigliosa attitudine a profittarne. Perciò lo aveva allogato a bottega di mastro Lapo Sguinzo, famoso costruttore [pg!230] e suonatore d'organi, presso il quale in pochi anni mio padre divenne altrettanto buono artefice quanto eccellente musico, tanto che, avendo la Sua Santità inviato monsignor Calafimi in Aosta a comporvi non so quale dissidio fra quel Vescovo e l'abate di S. Bernardo, questi lo volle compagno nel viaggio, contando, com'egli diceva, sul mansueto influsso delle sacre armonie per disporre a conciliazione l'animo dei litiganti.—Benchè in altro modo che non quello sperato da Monsignore, tuttavia a mio padre fu dovuta la pace, perchè il Vescovo di Aosta, come l'ebbe inteso sugli organi, mise a patto della propria arrendevolezza che esso gli fosse ceduto, e rimanesse in Aosta organista della cattedrale; al che Monsignore, dopo molte dispute, a malincuore accondiscese e questa forse fu la cagione della sua morte. Fatto sta che partitosi d'Aosta, ammalò per via e dovutosi rifugiare in una cattiva locanda, senza altra assistenza che di servitori malpratici, vi morì in tre giorni, con gran crepacuore di mio padre che intesa la funesta notizia per poco non lo seguì nella tomba.
La sua morte diede a mio padre argomento di quella composizione in la minore che ancora usano di sonare in Aosta per il funerale dei Vescovi.