—Glielo dirà, non è vero, a suo padre che le ho parlato così?
In quest'aggiunta c'è intero Vittorio Emanuele.
Quella sera a Cogne, l'amico nostro ci raccontava ogni particolare del suo soggiorno nel campo del Re e l'indomani un sergente di caccia ci portò il promesso stambecco che divorammo allegramente.
L'avventura andò poi a finire così: Per ringraziare la Sua Maestà del grazioso dono, la nostra brigata si raccolse a consiglio e deliberò di mandare al campo un gran foglio, illustrato a modo di pergamena gotica, dove il Teja disegnò il ritratto di ognuno di noi, e io postillai ogni ritratto con due versi dichiarativi. Il Re ne fu contentissimo e ci mandò ad invitare tutti a pranzo per il giovedì venturo, tempo permettendolo. Ma dopo due giorni cadde una tale nevicata che il colle del Lauzon divenne impraticabile. Tuttavia tre dei nostri vi si avventurarono: [pg!281] lo studente, il Teja ed il Pittara, i quali giunsero a Valsavaranche più morti che vivi. Il Teja raccontò questa sua visita nel Pasquino ed il Pittara ne ricavò un grande e bellissimo quadro che credo sia ora nel Castello Reale di Monza. [pg!282]
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[TRADIZIONI E LEGGENDE IN VALLE D'AOSTA]
i crede generalmente che le valli alpine, e più quella d'Aosta, siano un semenzaio di leggende e di tradizioni popolari. Ve ne sono invece pochissime e scolorite. Il luogo sarebbe adatto ma non la gente, cui la facoltà immaginativa è pressochè isterilita dalle troppe e troppo gravi fatiche. Oramai le più schiette leggende sono quelle falsificate per intero; dell'altre, le vere, nel loro passar di mente in mente svaporò in gran parte la sostanza e sbiadirono e si ritinsero i colori. Finchè duravano nel popolo, le variazioni erano poche, ma divenute materia letteraria [pg!284] e argomento di libri stampati, furono inzeppate, ingentilite, ammodernate, moralizzate e tirate a forme simmetriche. Dal popolo passarono ai libri; da questi per via dei soldati in congedo e degli operai migranti, tornarono irriconoscibili alle veglie popolari. E non vi tornarono sole: ai Reali di Francia, al Guerrino il Meschino, alla Bella Maghelona e loro discendenti, s'accompagnano e succedono il Saint-Clair delle Isole e il Conte di Montecristo. Anche gli ingegni popolari perdono idealità; amano ancora il maraviglioso, ma lo vogliono spiegabile. Al demonio va scemando credito ogni giorno, l'inferno si spopola, la scienza elementare sopprime i miracoli, le notti diventano sicure, i crepuscoli non hanno stregoni, le strade non hanno malandrini, i cimiteri non hanno fantasmi, le antiche rovine non mandano gemiti e fragore di catene. Qualche vecchia comare parla ancora di Dame o nere o bianche o grigie o rosse, apparse la notte sull'alto delle torri, ma non ne tremano che i bimbi assonnati. Le ragazze ed i giovani menano le vacche a pascolare nei castelli diroccati, scovano le nidiate fra le merlature, si baciano nei vani delle finestre, si calano per buche oscure nei grandi androni stillanti, si attardano la sera fra le rovine discrete sui cuscini di musco senza ombra di paura o di sospetto. I padroni [pg!285] di alcuni castelli disabitati od inabitabili dovettero rifarne la porta e sbarrarla e acciecare le finestre a pian terreno, perchè a notte chiusa proprio nell'ora degli spettri, saliva gente del paese a far man bassa su quel pochissimo durato in piedi, a rubare i colonnini delle finestre e i gradini della scala.
Io interrogai più volte le guide, se mai i ghiacciai e gli altri luoghi mortali dell'alta montagna avessero generato storie fantastiche di genî amici o avversi all'uomo; ma durai fatica a farmi intendere e passai, credo, per insensato. Nemmeno trovai indizio di pronostici, tranne i soliti e sperimentali riguardanti il tempo e questi espressi sempre con saviezza dubitativa. Di credenze in forze o virtù soprannaturali, dalle divine in fuori, non traccia. Non già che quelle genti abbiano un'abitudine di esame, un senso critico o pratico più affinato che altri. A chi raccontasse loro con garbo qualche storiaccia inverosimile darebbero forse, o almeno non negherebbero fede. Richiesti: Ci credete? risponderebbero: è possibile! Non si sa mai! Dacchè lei lo dice! e via su quel tono; ma lo farebbero sopratutto per incuria, come per cosa che non li riguarda e che non torna il conto di considerare.
In sostanza, il montanaro è poco immaginoso. [pg!286] Parlo, ben inteso, del popolo: di quelle classi sulle quali non può, o pochissimo, l'educazione e l'artifizio letterario; le sole presso le quali trovandocela, la leggenda sarebbe genuina e saporita.