La nostra dama insulta.

(Incitati da Viscardo gli scudieri e gli uomini d'arme, i quali durante tutta la parlata di Ugo mostrarono maraviglia da prima e poi ira, irrompono minacciosi contro di lui).

Ugo (ritirandosi di un passo e piantandosi fermo innanzi a loro).

Che! Chi vuole

Misurar la mia spada, muova un passo. Per Dio!

Vi sovvenga che ancora il signor qui son io.

Che, vincitore, il premio ricuso — per scerete

Mie voglie — ma che tutti servi miei qui voi siete.

Che non patisco segni di violenza ed oltraggio.

Diana (con voce profondamente commossa).