Ma finchè l’incivilimento, con tutti gli strumenti e le forze da lui accumulate, esista; fino a che la stampa, formidabile divinità, signoreggi nel mondo, e possa con milioni d’occhi scrutare, e milioni di bocche denunziare, e milioni di pagine perpetuare le azioni anco de’ più ascosi mortali, non ci sarà fede creatrice di popoli, nè genio inventivo di poeta che possa sviluppare un uomo della Storia dalla realtà che da capo a piedi lo fascia, sottrarlo al sindacato della ragione critica che da ogni parte lo assale, svellerlo totalmente dalla terra per sublimarlo alle nubi e farne una costellazione del cielo.

Orlando o Maometto, Spartaco o Cesare, la forma e il grado di trasfigurazione che le età nuove consentiranno oramai ai loro grandissimi, non potranno oltrepassare i confini d’una contemplazione commossa della loro umanità e d’una glorificazione entusiasta della loro virtù.

Guardate Washington e guardate Napoleone. Quali figure, in diverso e quasi inimico aspetto, più colossali e più degne delle apoteosi dell’epica! Eppure non ostante il culto consacrato all’uno dagli eredi beneficati d’un sublime retaggio di Libertà, all’altro dai superstiti d’una gigantesca epopea, nessuno di loro potè sfuggire alle leggi della sua civiltà e del suo tempo, e pur restando entrambi sul loro piedistallo maravigliosi, nessuno riuscì a divenir leggendario. Così, senz’alcun proposito di istituir confronti, che la fortuita vicinanza di questi tre nomi potrebbe far sospettare, così Garibaldi.

Egli torreggia già sull’Olimpo e salirà, salirà ancora, ma sciogliersi interamente nelle nebbie della leggenda, gettare la sua personalità e responsabilità d’uomo non lo potrà mai. La Storia lo ebbe, e la Storia lo terrà. Dica pure Dante a Virgilio:

Mai non pensammo forma più nobile

d’eroe...........

Livio giustamente risponderà sorridendo:

È de la Storia, o poeti,

de la civile Storia d’Italia

è quest’audacia tenace ligure,