Pure la breccia è salita, ma non vinta ancora; le batterie della Montagnuola fanno strage degli assalitori: i Francesi pagano ogni palmo di terreno col sangue de’ loro capitani; gli artiglieri si fanno tagliare a pezzi sui loro cannoni, ma non s’arrendono;[146] esauste le polveri, spezzate le baionette, fracassati anche i calci de’ fucili, restano ancora a far barriera i petti dei superstiti e i cumuli dei morti; fino a che, ahi gloriosa, ma vana ecatombe!, il numero ha ragione un’altra volta; i Francesi irrompono da ogni lato; l’unica via di ritirata è minacciata, e non resta ai sopravviventi altro riparo che Villa Spada. E quivi Garibaldi, richiamata al Casino Savorelli la Legione Medici, ormai dopo la perdita della seconda linea inutile al Vascello, asserragliata Villa Spada, appoggiate le spalle a San Pietro in Montorio, la sinistra a San Callisto, l’estrema destra al bastione nono, tuttora in piedi, tenta improvvisare una terza linea di difesa. La notte però sospende il combattimento; il dì vegnente sarà l’ultimo di Roma repubblicana.
Preceduti e spalleggiati dal fuoco incrociato di tutte le batterie, i Francesi montano da ogni parte all’assalto; ma il loro obbiettivo è sempre Villa Spada. Colà si decide l’estrema sorte di Roma; colà Garibaldi, il Manara, il Sacchi, i Legionari, i Bersaglieri, quanti uomini son vivi e atti a impugnare un’arma, si preparano all’estrema disfida. Il tetto, le mura, le porte della casa, bombardati come un bastione, crollano da ogni lato sui difensori; e spesso le rovine uccidono quelli che le palle risparmiano, ma nessuno parla di resa. Il Manara infiammato d’ardore eroico, aspirando la strage e quasi desiderando la morte, corre da un capo all’altro della casa, incoraggia i combattenti, conforta i caduti, provvede dovunque alla difesa, governa la lotta; ma nel punto in cui s’affaccia ad una finestra per osservare le mosse d’un cannone nemico, una palla gli entra nelle viscere, e lo stramazza agonizzante fra le braccia di Emilio Dandolo, a cui poco dianzi aveva detto, come Ney a Waterloo: «Non ci sarà dunque nessuna palla per me?»
XXI.
Un altro come lui aveva cercato, in quel baratro infocato di Villa Spada, la morte; ma come se questa non osasse troncare a mezzo il grande destino a cui era serbato, non volle ascoltarlo. Il Manara in quel giorno fu grande; Garibaldi parve terribile. «Egli rivelava (scrive, coll’autorevolezza di chi ha veduto, Augusto Vecchi) egli rivelava in quel giorno qual’uomo si fosse. Ruotava d’ogni lato la spada; faceva mordere la polvere ai mal venturosi che gli si spingevano dinanzi. Pareva Leonida antico alle Termopili. Pareva Ferruccio nel castello della Gavinana. Io tremava ch’egli avesse a cadere da un istante all’altro; ma egli saldo ristette siccome il destino.»
A mezzogiorno tutto era finito: Villa Spada era perduta; Garibaldi si ritirava coi laceri avanzi de’ suoi corpi per la Lungara, sperando ancora di arrestare il nemico a Ponte Sant’Angelo; quando un rappresentante del Popolo venne ad annunziargli che l’Assemblea aveva bisogno d’interrogarlo sullo stato delle cose, e l’attendeva in Campidoglio.
— Credete voi che in un’ora saremo di ritorno a Villa Corsini? — chiese egli al Vecchi, che lo scortava.
— Lo credo....
— Allora partiamo, — e al galoppo, sordido di polvere, intriso di sangue, fiammeggiante il volto per l’ardore della pugna recente, salì il Campidoglio. Al suo apparire l’Assemblea ruppe in una salva d’applausi. Informato che il Mazzini aveva proclamato: «Tre sole vie rimaner aperte: capitolare; difendere la città a palmo a palmo; uscire da Roma, Governo, Assemblea, Esercito, e portare la guerra altrove;» e invitato a salire la tribuna onde esporre il parer suo, rispose:
«La difesa oltre Tevere impossibile: possibile ancora al di qua del fiume la guerra di barricate; ma a patto che tutta la popolazione si ritiri e s’interni nella città; e che tutto ciò sia effettuato entro due ore. Dover suo soggiungere che anco siffatta difesa non avrebbe potuto durare che pochi giorni. Solo la dittatura d’un uomo energico (e tutti sentivano a chi egli alludeva) poteva salvar Roma. Egli la propose fin dal 9 febbraio: non fu ascoltato; oramai era tardi. Quanto a lui, null’altro restavagli che uscir di Roma col resto de’ suoi prodi, e tener alta la bandiera della patria fino all’estremo.[147]»
Ciò detto laconicamente, tornò al suo campo; e l’Assemblea, respinta ogni idea di resistenza, votò il Decreto ormai celebre: