«Il nostro Garibaldi era a Torino il 13 corrente, ed io ve lo accompagnai. Cavour l’accolse con modi cortesi e famigliari ad un tempo, gli fece sperar molto, e l’autorizzò ad insinuare speranza nell’animo altrui. Pare ch’ei pensi seriamente al grande fatto della redenzione politica della nostra Penisola.... Insomma Garibaldi si congedò dal Ministro come da un amico, che promette e incoraggia ad un’impresa vagheggiata.[179]»

Più tardi, apertasi dalla stampa governativa la sottoscrizione pei cento cannoni d’Alessandria, e dalla democratica, quella per l’acquisto de’ centomila fucili, Garibaldi sottoscrisse, con patriottica neutralità, per entrambi; scontentando molti de’ suoi vecchi amici, ma più ancora sforzandoli col suo esempio ad imitarlo.

Alcune settimane dopo, essendo ai bagni di Voltaggio, e volendo ringraziare gli abitanti che l’avevano accolto con dimostrazioni di simpatia, scriveva loro, tra l’altre, queste significantissime parole:

«Sì, giovani della crescente generazione, voi siete chiamati a compire il sublime concetto di Dio, emanato nell’anima dei nostri grandi di tutte le epoche: l’unificazione del gran popolo che diede al mondo gli Archimedi, gli Scipioni, i Filiberti. A voi, guardiani delle Alpi, vien commessa oggi la sacra missione; non vi è un popolo della Penisola che non vi guardi, e che non palpiti alla guerriera vostra tenuta, alle vostre prodezze sui campi di battaglia. Campioni della redenzione italiana, il mondo vi contempla con ammirazione, e lo straniero, che infesta l’abituro dei vostri fratelli, ha la paura e la morte nell’anima.

»Gli Italiani di tutte le contrade sono pronti a rannodarsi al glorioso vessillo che vi regge, ed io giubilante di compiere il mio voto all’Italia, potrò, Dio ne sia benedetto!, darle questo resto di vita.

»Dallo Stabilimento idroterapico
dei signori Ansaldo e Romanengo.

»Giuseppe Garibaldi.[180]»

Finalmente quando nel maggio 1857 fu invitato, assieme al Pasi e al Medici, ad aderire pubblicamente al programma dell’Associazione nazionale, egli solo non esitò un istante a dare il suo consenso, e lo espresse al Pallavicino così:[181]

«Caprera, 20 maggio 1857.

»Pregiatissimo amico,