Il cuor di Garibaldi:

Beato l’uom che l’anima

In quel santo conflitto esalerà!

[90]. Mancandocene il testo originale, la togliamo dalla traduzione italiana delle Memorie di A. Dumas, fatta da Vincenzo Bellagambi. Firenze, Pietro Del Corona, 1862.

[91]. Il Cuneo dice che la lettera del Bedini aveva la data 14 novembre, e ne dà questo sunto per esteso:

«Sento il dovere di significarle senza indugio che quanto in essa si contiene (nella lettera di Garibaldi) di devoto e di generoso verso il Sommo Pontefice regnante è veramente degno di cuori italiani, e merita riconoscenza ed elogio.

Col pacchetto inglese che partì ieri trasmisi l’indicato foglio a Roma, onde siano eccitati anche in più elevati petti i medesimi sentimenti. Se la distanza di tutto un emisfero può impedire di profittare di magnanime offerte, non ne sarà mai diminuita nè menomata la soddisfazione nel riceverle.» Conchiudeva con questo voto: «Quelli che si trovano sotto la sua direzione, deh! che sian sempre degni del nome che li onora e del sangue che li scalda! Con questo voto sincerissimo accompagno l’augurio, ec. ec.»

[92]. Dobbiamo il documento alla cortesia del generale Giacomo Medici, che ci fa largo di molte altre carte e notizie.

[93]. Nei giornali vedemmo spesso confusi i due nomi. Il signor Giacomo Antonini, che abitava a Montevideo ne’ giorni della partenza di Garibaldi, ci chiarì finalmente la causa della confusione. Il Bifronte venne ribattezzato La Speranza col consenso del Console sardo.

[94]. Pacheco y Obes, Réponse aux détracteurs de Montevideo. Paris, 1849.