[95]. Pacheco y Obes, op. cit.

[96]. Così le parole di Lord Howden come quelle di Garibaldi sono riferite dal Cuneo nella sua Biografia, e nelle Memorie edite dal Carrano più volte citato.

[97]. L’episodio ci fu narrato tal quale dal generale Gaetano Sacchi.

[98]. Nella Concordia del 19 giugno 1848 si leggeva:

«Cronaca politica. — Si legge nell’Echo des Alpes Maritimes: Un naviglio sardo proveniente da Montevideo annunzia che partì da questa città nello stesso tempo che una fregata di trentasei cannoni (?), sulla quale si trova il generale Garibaldi colla Legione italiana. Il capitano aggiunge che navigò con questa fregata sino al golfo di Lione, dove i due navigli destinati per Genova si dovettero separare in causa del cattivo tempo. Ciò vuol dire che non possiamo tardare a vedere il valoroso Generale e complimentarlo.»

[99]. Anche un carteggio del 27 giugno 1848, diretto da Nizza alla Concordia di Torino, confermava, ampliandolo, il discorso tenuto da Garibaldi al banchetto di Nizza, e noi lo riproduciamo per documento:

«Giungendo direttamente a Nizza da Montevideo, egli ignorava tutto quanto era succeduto in Europa dappoi il mese di gennaio, ed era talmente digiuno delle cose nostre, che, temendovi ancora il capestro e le persecuzioni del 1833, entrò nel nostro porto inalberando sulla di lui nave la bandiera di Montevideo; ma quantunque..... (Qui il manoscritto, da cui togliamo questi estratti della Concordia, ha una frase incompiuta e forse sbagliata dal copista, che omettiamo) col cuore ulcerato dall’esiglio, conobbe tosto quale giustamente fosse l’attuale nostra condizione, e ne presentì i bisogni. Fu sempre repubblicano, e s’avvide che pel bene d’Italia rinunciare pur doveva alle inveterate sue convinzioni per francamente unirsi a Carlo Alberto, ed alle sole forme di governo che sono in armonia colle necessità della Patria, e proclamò altamente l’unione e la perseveranza nel gran principio che l’Italia deve fare da sè! Disse quindi in occasione dell’offertogli banchetto: Tutti quei che mi conoscono sanno se io sia mai stato favorevole alla causa dei re; ma questo fu solo perchè allora i Principi facevano il male d’Italia; ma invece io sono realista e vengo ad esibirmi coi miei al Re di Sardegna che s’è fatto il rigeneratore della nostra Penisola, e sono per lui pronto a versare tutto il mio sangue; io sono certo che tutti gli Italiani la pensano al pari di me; vorrei potervi provare, o miei concittadini, che non ho mai dimenticato il mio suolo natale, e che la fraterna vostra accoglienza mi sta impressa nel cuore. Viva l’Italia! Viva il Re! Viva Nizza!

E quando poi questo nostro illustre concittadino sentiva alcuni di quei pochi, i quali affermano che gl’Italiani nulla possono senza l’aiuto della Francia, ne arrossiva per loro e con rabbia esclamava: Se gli uomini temono, radunerò le donne italiane che basteranno a cacciare gli Austriaci. Ed a coloro poi che accorrevano volontari sotto il suo comando, diceva: Non credetevi che io vi conduca a gozzovigliare; chè vi toccherà invece patire la fame e la sete, e di dormire sul nudo terreno, a cielo scoperto, e di reggere ad ogni sorta di fatiche e di pericoli, giacchè la mia Legione non indietreggia; e non intendo, per Dio, che abbia mai ad indietreggiare.»

[100]. Dei giornali di Nizza e di Genova chi dice novanta, e chi censessanta. La prima cifra è evidentemente sbagliata, perchè ne aveva condotti seco soltanto dall’America ottanta, e n’avea già reclutati in Nizza circa settanta. Dicendo circa cencinquanta, crediamo essere più prossimi al vero.

[101]. La Concordia, in una corrispondenza da Genova del 29 giugno, parla del suo arrivo così: