«Ti scrivo in tutta fretta per dirti che il prode Garibaldi è giunto ora in porto con novanta uomini della sua invitta Legione. Garibaldi scenderà a terra incognitamente. In questo punto (ore 1 pom.) sono discesi sul ponte reale i legionari e defilano a suon di tromba, preceduti dalla bandiera italiana, collo scudo di Savoia, e dalla loro propria. Sono tutti giovani alti, robusti e pieni di vita; la maggior parte sono nostri, come Italiani. Strepitosi applausi vengono innalzati sul loro passaggio, dal popolo che si accalca lungo le vie. Essi verranno ospitati nei quartieri militari di San Leonardo.»
E un’altra notizia del 30 giugno aggiunge questi particolari:
«Il prode Garibaldi scese a terra ieri verso le due del pomeriggio, e recossi difilato ad abbracciare il povero Anzani infermo. Si portò poscia a far visita al Governatore ed ai sindaci, dai quali fu accolto con tutti quei riguardi che meritano le eminenti sue virtù militari. Il Garibaldi era in abito borghese; ed il popolo schieratosi sul suo passaggio lo accolse con un sonoro batter di palme e di viva strepitosi. Egli ha con sè centosessanta legionari, metà dei quali appartengono alla famosa Legione italiana di Montevideo; gli altri sono nuovi arruolatisi recentemente. Molti ufficiali incanutiti negli stenti della guerra, infiammati dal santo amor di patria, hanno rinunciato al loro grado ed ai loro onorarii per correre in Italia e militarvi nella guerra santa da semplici soldati.»
[102]. Il Vecchi (La Italia, Storia di due anni, vol. I, pag. 216) mette in bocca a Garibaldi queste parole:
«Sire, ho combattuto in terra straniera per la libertà d’un paese ospitale, e Dio benedisse alle armi nostre, illustrando il nome dei legionari italiani. Con pochi de’ miei giunsi anche in tempo per la impresa onorata. Ho qui dentro un cuore che ama l’Italia davvero, e richiede a mercede di poter operare cogli altri ciò che ridondi in di lei vantaggio e onore.»
Il Re rispondeva aprisse quel suo desiderio ai ministri, dolergli non poterlo fare di per sè stesso, e accomiatollo con gentili testimonianze d’affetto.
Non sappiamo dove le abbia tolte. Noi non le abbiamo vedute riferite in alcun altro luogo. Se i sentimenti sono probabili, lo stile non è certamente quello di Garibaldi.
Anche il Boggio fa addirittura una scena drammatica dell’incontro di Garibaldi con Carlo Alberto.
[103]. Garibaldi arringava il popolo dal balcone della Bella Venezia, e diceva nell’usato suo stile: «Cari Milanesi! Vi son grato delle vostre ovazioni, ma questo non è tempo da gridi e da ciarle; è tempo da fatti. Pur troppo lo sgherro nemico ha ripreso lena e coraggio. Noi dobbiamo sbarrargli la via al ritorno in queste belle contrade, ec.»
[104]. La Legione si radunò per partire alla caserma di San Francesco in piazza Sant’Ambrogio, che era il luogo delle sue consuete riunioni per gli esercizi. Questi, ed altri particolari che verrò in seguito indicando, li tolgo dal manoscritto di Antonio Picozzi, Episodio storico concernente i fatti militari di Garibaldi e di Medici nell’anno 1848.