»La dimissione mia, chiesta al Governo della Toscana ed al generale Fanti, non è ottenuta ancora. Prego V. M. si degni ordinare mi venga concessa.

»Con affettuoso rispetto di V. M.

»Devotissimo
»Garibaldi.»

[221]. Vedi il Manifesto nel Movimento del 23 novembre 1859.

[222]. Vedi la lettera 14 dicembre, da Fino, scritta in francese al giornale L’Esperance, nella quale smentisce e la visita all’Imperatrice, e, cosa superflua, i pretesi accordi con lei per la candidatura russa.

[223]. È un violento e quasi selvaggio bando di guerra contro i preti, non dissimile da quelli che uscivano tante volte sotto la concitazione dell’ira dalla sua penna. Esso diede luogo a non poche proteste di sacerdoti onesti e amanti della patria, contro i quali certamente il Manifesto non era rivolto. Quanto agli altri avevan ragione di risentirsi della forma; ma non so con quali argomenti avrebbero potuto confutarne il pensiero. Noi ne riproduciamo, anche per brevità, le ultime parti:

«..... Eppure quella razza reproba siederà domani, e protetta, accanto ai rappresentanti delle nazioni più cospicue, e chiederà con insistenza la continuazione, la conferma del suo potere temporale, che vuol dire, in lingua umana, la continuazione, la conferma di poter pesare sopra alcuni milioni di sventurati Italiani!... come una sciagura, una maledizione!... la continuazione di un potere che non si adopera ad altro che a rubare ai poveri nostri fratelli il loro oro per gozzovigliare schifosamente, a comprare mercenari stranieri per combattere Italiani!... la continuazione di un potere che non conta amici, se non che tra i nemici d’Italia.... e tra quelli che vogliono dividerla e manometterla e soggiogarla!... un potere che ha scagliato l’anatema sul popolo e sull’esercito rigeneratore.... sul Re prode e generoso che Dio ha dato agl’Italiani!...

················

»Nell’ora della pugna io sarò con voi.... giovani.... e siate certi.... questa sarà una grand’epoca per l’Italia. Voi appartenete alla generazione di liberi.... e liberatori del vostro paese!... Dio non ha combinato invano tanta virtù in un Monarca!... tanto valore in un esercito!... tanto fervore in un popolo!... ch’io ho già veduto combattere degnamente accanto ai primi popoli della terra.... per abbandonarci all’ignominia del servaggio!... per non redimerci a quella vita nazionale, ridestata in noi con tanta potenza!

»Il vostro obolo deposto alla sottoscrizione nazionale è un augurio felice per l’avvenire dell’Italia; ed essa conta — superba! — che non fallirà il vostro braccio.... ove si debba tornare sui campi di battaglia!