»Fino, 24 dicembre 1859.

»G. Garibaldi.»

(Pungolo di Milano, 3 gennaio 1860.)

[224]. Vedi Pungolo di Milano del 26 dicembre 1859.

[225]. Del colloquio col Re parlarono tutti i giornali di Torino. De’ suoi concetti circa alla Guardia mobile, all’opposizione incontrata, ec., attesta questa lettera inedita al generale Medici:

«Torino, 5 gennaio 1860.

»Mio caro Medici,

»Anche questa volta ho predicato al deserto. Io credevo di aver ottenuto di poter organizzare le Guardie mobili in Lombardia. — Ebbene! Aspettavo oggi nomine, istruzioni, ec.; invece la Diplomazia straniera, suscitata da Cavour, Dabormida, La Marmora (che chiesero in massa la loro dimissione per lo stesso motivo), hanno significato al Re «che non intendevano che vi fosse nello Stato: Autre force, ou pouvoir, ou personnes armées, que l’armée du Roi.» Stupirai di più, quando saprai che Hudson, ambasciatore d’Inghilterra, da me interpellato, m’ha dato la suddetta risposta. — Ciò che prova che lui, come tutto il resto della famiglia diplomatica in corpo, hanno imposto la suddetta condizione a Vittorio Emanuele.

»Saprai di più che fui richiesto dai liberali di Torino di frappormi conciliatore tra i loro dissidii; lo accettai con alcune difficoltà — ed organizzarono la società Nazione armata, di cui mi nominarono presidente.

»Il partito Cavouriano ha fatto il diavolo, perchè nulla di ciò si effettuasse, ed ho avuto i risultati suddetti per ogni cosa.