»Partecipa questa poco buona nuova agli amici, e credimi sempre
»tuo
»G. Garibaldi.»
[226]. Leggasi questo Manifesto agl’Italiani (Pungolo, 5 gennaio 1850):
«Agli Italiani.
»Chiamato da alcuni miei amici ad assumere la parte di conciliatore fra tutte le frazioni del partito liberale italiano, fui invitato ad accettare la presidenza di una società che si chiamerebbe Nazione armata. Credetti poter essere utile; mi piacque la grandezza del concetto, ed accettai.
»Ma siccome la nazione italiana armata è tal fatto che spaventa quanto c’è di sleale, corruttore e prepotente, tanto dentro che fuori d’Italia, la folla dei moderni gesuiti si è spaventata ed ha gridato: Anatema!
»Il Governo del Re galantuomo fu importunato dagli allarmisti e, per non comprometterlo, mi sono deciso di desistere dall’onorato proposito.
»Di unanime accordo di tutti i soci, dichiaro dunque sciolta la società della Nazione armata, ed invito ogni Italiano che ami la patria a concorrere colle sottoscrizioni all’acquisto di un milione di fucili. Se con un milione di fucili l’Italia, in cospetto dello straniero, non fosse capace di armare un milione di soldati, bisognerebbe disperare dell’umanità. L’Italia si armi e sarà libera.
»Torino, 4 gennaio 1860.
»G. Garibaldi.»