Ma prima che quel giorno spunti, la Spagna dovrà ancora sostenere un’altra guerra con una delle sue più antiche e formidabili rivali d’Europa, e mettere a prova un’ultima volta la fedeltà e il valore de’ suoi figli d’oltre mare.
Sdegnata d’averla vista passare fra gli alleati di Napoleone, nè paga ancora della sanguinosa vendetta di Trafalgar, l’Inghilterra va nel 1806 ad assalire la Spagna nelle sue colonie della Plata. E riesce infatti all’ammiraglio inglese Popham di cogliere per sorpresa Buenos-Ayres; ma l’intrepida Montevideo chiama all’armi tutta la Banda Orientale; improvvisa un corpo di milizie, e affidatone il comando al capitano Liniers (un Francese al servizio della Spagna), lo invia alla riconquista della capitale. La contrasta, con tenacia inglese, il generale Berresford, ma Liniers riesce con furioso assalto ad impadronirsene, e Berresford è costretto a sgombrare. Però ristorati di nuove forze, il naviglio e l’esercito britannico riprendono l’offensiva; pongono l’assedio a Montevideo, e, malgrado la sua eroica resistenza, riescono a penetrarvi; indi si volgono a Buenos-Ayres. Comanda le armi di S. M. britannica l’ammiraglio Whitelocke; difende la città il prode Liniers con 7000 uomini di milizie improvvisate, ma dietro ad essi i cittadini, gli schiavi, le donne, il popolo intero. L’assalto fu tremendo, ma la difesa invincibile. Cada casa era una fortaleza, cada calle un atrinchieramiento. Gl’Inglesi ricevuti: Mitralia en las esquinas de todas las casas, fusileria, granados de mano, ladrillos y piedras tiradas desde los tejados,[55] lasciano mille cadaveri per la via, e il Whitelocke pesto, decimato, è costretto a sottoscrivere una capitolazione, colla quale si obbligava a sgombrare tutto il territorio ispano-americano, e a reintegrare la piazza di Montevideo nello stato medesimo in cui si trovava nel giorno della sua resa.[56]
Ed anco questa guerra non fu senza influenza sugli avvenimenti futuri; riunì le popolazioni della Plata in una lotta a oltranza contro lo straniero, e ne esperimentò il valore e la forza; accrebbe l’importanza di Montevideo, che si meritò il glorioso titolo di Reconquistadora; manifestò i primi sintomi della debolezza della Spagna, la quale dovette la salvezza del territorio coloniale più al braccio de’ suoi abitatori che alle proprie armi, e per la prima volta si trovò dirimpetto ad essi piuttosto nella condizione di protetta che di protettrice.
II.
L’ora pertanto della indipendenza ispano-americana stava per suonare. L’avevano preparata gli errori e gli stessi beneficii della Spagna; la precipitavano le idee del secolo e il turbine medesimo degli avvenimenti che sconvolgevano l’Europa; la rendeva inevitabile e fatale la stessa legge che governa i destini delle colonie, le quali dopo essersi nutrite del latte della madre patria, quando son fatte adulte e gagliarde mordono il seno alla nutrice e le volgono le spalle.
Sul finire del 1808, una dietro l’altra giungevano in America queste notizie: che Ferdinando VII, prigioniero in Francia, aveva venduta per una pensione l’avita corona a Napoleone; che questi aveva insediato sul trono di Spagna suo fratello Giuseppe; che una Giunta centrale s’era costituita a Cadice per rivendicare i diritti del legittimo Re; che le Asturie avevano cominciato contro l’invasore una guerra di coltello; che tutta la Spagna era in fiamme ed in iscompiglio. Ora questi avvenimenti gittavano anche le colonie in una specie d’anarchia, ed era ben naturale che, poste tra un sovrano legittimo, ma imbelle e disgraziato, e un principe straniero intruso ed abborrito, e due o tre Giunte rivoluzionarie che si disputavano il governo senza avere nè autorità nè forza per mantenerlo, esse vedessero spuntare da quel caos i primi albóri d’un’èra novella, e coltivassero seriamente da quell’istante il pensiero della loro indipendenza. La commozione pertanto suscitata anche sulla Plata da quelle novelle fu, quale doveva essere, grandissima; tanto più che i due Re contendenti avevano inviato a Buenos-Ayres legati per indurre quei coloni a riconoscere le loro rispettive sovranità; e che il vicerè Liniers, lo stesso che aveva riconquistato Buenos-Ayres, inclinava, memore della stirpe, a favorire le parti francesi, le più abborrite di tutte.
Ma quando nei primi giorni del 1810 passò l’Oceano l’annunzio che l’ultimo esercito di Ferdinando VII era stato disfatto sui campi d’Ocaña, e che oramai la Spagna andava ingoiata nella monarchia universale del Cesare francese, trascinando nella medesima voragine le sue colonie, queste non si contennero più e pensarono a provvedere senza indugio alle loro sorti.
Da principio il movimento ebbe piuttosto un carattere riformatore che rivoluzionario.[57] La pluralità degli Ispano-Americani sembrò accontentarsi d’una semi-indipendenza, e le Giunte sortite dall’elezione popolare si limitarono a deporre o scacciare i vicerè ed i governatori, ed a costituire governi locali sotto l’alta sovranità di Ferdinando VII. Così Caracas (19 aprile 1810) la prima ad iniziare il moto; così Buenos-Ayres (25 maggio 1810); così, a distanza di poche settimane, la Venezuela, la Nuova Granata, il Chilì e l’Alto Perù. Ma da un lato la resistenza ben legittima delle autorità spagnuole, e dall’altro la legge naturale delle rivoluzioni, fanno sorgere ben presto e prevalere un partito più radicale, il quale proclama l’assoluta indipendenza da ogni dominio europeo e rompe in aperta rivolta.
A questo punto però la storia degli Stati della Plata, una fino agli ultimi giorni, si sdoppia, anzi si tripartisce, e in molti punti diverge siffattamente, che seguirla sopra una linea sola non è più possibile.
Mentre Buenos-Ayres, postasi risolutamente a capo della rivoluzione, rompe l’ultimo anello che l’avvinceva alla madre patria, e inviando spedizioni armate a dar mano agl’insorti della Bolivia e del Perù, si sforza a trascinare nella medesima via gli Stati della Plata ed a raccogliere nelle sue mani tutte le fila del movimento; nel Paraguay e nella Banda Orientale continua a prevalere il partito medio della semi-indipendenza, e l’uno e l’altra assai più diffidenti della supremazia argentina, che paurosi della lontana sovranità spagnuola, rifiutano di riconoscere la Giunta rivoluzionaria di Buenos-Ayres, e ne respingono entrambi le proposte e le armi. Non ci occupiamo più del Paraguay, che nel 1811 si decide esso pure a liberarsi dalla signoria spagnuola, ma che poscia, ispirato dal genio tetro e quasi misantropico del dottor Francia, si chiude fra le rive de’ suoi due fiumi, e non ambisce più che di essere la China dell’America spagnuola.