Circa poi all’Uruguay ed a Montevideo, il fatto della resistenza all’egemonia argentina era spiegato e giustificato da parecchie ragioni antiche e recenti. Anzitutto v’erano tra i due paesi differenze di suolo, di clima, d’abitanti, di costumi, di interessi, che il tempo e la civiltà avevano piuttosto accresciute che scemate. Mentre il territorio sulla destra della Plata, poche leghe al di là delle sue rive non era che una sterminata steppa, battuta dalle vampe assidue d’un clima tropicale, corsa da torme di cavalli selvatici e da bande di feroci gauchos, divisa tra pochi estancieros, veri feudatari della Pampa; quello sulla riva sinistra offriva, da alcune parti in fuori, tutte le varietà d’un clima e d’un suolo europeo e tutte le condizioni a’ suoi abitatori d’una vita civile. Il clima, temperato lungo il littorale dalle brezze marine, vi è de’ più dolci; ed anche nell’interno non sale mai nel più grande estate oltre il 35mo grado, nè discende nei più crudi inverni al 3º sotto zero; onde non si conoscono in quelle latitudini che due stagioni: la calda da ottobre a giugno, e la fresca da giugno a settembre.[58] Il suolo vi è tanto pittoresco, quanto salubre e ferace; parecchie catene di montagne, dalle forme trincianti delle lor punte dette cuchillas, lo solcano da nord a sud; maggiore fra esse la Cuchilla Grande (che non s’innalza però oltre i 2000 piedi), dalla quale si diramano numerosi piani digradanti di colline, di terrazze, di poggi, o come li dicono là di cerri e di cerriti, che vanno a morire fino intorno a Montevideo e ad anfiteatro lo chiudono. Innumerevoli acque defluenti ed affluenti dei due massimi fiumi, il Rio Grande e l’Uruguay, lo scorrono per ogni parte, lo abbelliscono e lo fecondano. Le pianure stesse di Colonia, di Canelones, di Salto, sono praterie verdeggianti che perdono il nome di Pampas e acquistano quello di campagne. La popolazione vi è, al paragone dell’Argentina, più densa; il gaucho più raro, e dalla natura stessa del suolo agricolo e suddiviso reso innocuo. Se nel folto delle selve secolari balza il leopardo, urla il coguar e strisciano il crotalo ed il corallo,[59] innumerevoli mandre di buoi, di merinos, di cavalli moltiplicano sui vasti pascoli e nelle frequenti estancias, e fruttano al paese la triplice ricchezza delle carni, dei cuoi, delle lane. Ricche miniere d’oro, d’argento, di rame, di piombo, d’ogni varietà di minerali serpeggiano nelle viscere dei monti; nel fondo delle valli, sui margini dei fiumi, nel cavo delle roccie, fiorisce tutta la variopinta famiglia delle erbe medicinali e delle piante coloranti.

Finalmente poco lungi dalla palma e dal cedro allignano il pesco e l’arancio; accanto a vaste foreste, dove si spiega tutto il lusso della vegetazione tropicale, maturano il frumento, il mais, quasi tutte le frutta e gli erbaggi del nostro continente, il quale, ben a ragione, invia il soverchio de’ suoi figli a cercare nella terra felice il pane e la fortuna, e trova nella ridente baia di Montevideo uno de’ porti più ospitali e sicuri del Nuovo Mondo.

Ora in siffatto paese era naturale che i coloni europei s’espandessero più prontamente, serbassero con maggiore tenacia i loro costumi nativi, predominassero senza grande sforzo su tutta quella popolazione mista d’Indiani puri, di negri, di meticci e di creoli, ancor presso alla barbarie, e sulla quale si sentivano chiamati a dominare per la superiorità del sangue, dell’intelletto e del valore.

Oltre di che, c’era quel gran fiume, cagione antica e perpetua di prosperità a’ suoi ripuari, ma altresì di rivalità e di discordia, e i coloni della Banda Orientale non avrebbero mai potuto sopportare tranquillamente ch’esso divenisse l’esclusivo dominio dei popoli dell’altra Banda.

Infine l’esercito spagnuolo, forzato ad abbandonare l’Argentina, aveva fatto di Montevideo l’estrema sua cittadella, e cooperava colla sua presenza ad afforzare l’opposizione che gli Orientali facevano ai disegni rivoluzionari della riva opposta. Conseguenza di tutto ciò fu che gli Argentini si videro costretti a porre l’assedio alla capitale dell’Uruguay, ed è allora che compare per la prima volta sulla scena un uomo singolare, chiamato ad esercitare un potente influsso sui destini della patria sua: Artigas.

III.

Gaucho di nascita, contrabbandiere di professione, cumulata, colle frodi e colle rapine proprie alla sua arte ed alla sua stirpe, un’immensa fortuna, divenne per il triplice prestigio dell’astuzia, del valore e della ricchezza, così popolare e potente, che il Governo spagnuolo, a somiglianza di tutte le tirannie deboli, scese a patti con lui e gli accordò immunità e privilegi, a condizione che l’aiutasse a combattere e diradare la numerosa famiglia di contrabbandieri, che era la figliuolanza naturale del sapiente sistema proibitivo adottato dalla Spagna.

Ma la prima volta che un magistrato tentò opporsi a non so quale sua pretesa, ecco il prepotente contrabbandiere dar le spalle al Governo che aveva fin allora protetto, e giurargli un odio mortale.

Era appunto il 1811; la guerra per l’indipendenza delle colonie durava da circa un anno, e nessuna occasione più propizia all’Artigas per compiere la sua vendetta. Sparisce per qualche tempo nel profondo delle campagne orientali, vi propaga l’odio della signoria spagnuola, chiama a raccolta i suoi gauchos, i suoi contrabbandieri, quanti han fede nel suo nome; copre di guerrillas l’Uruguay e lo trascina nella lotta dell’indipendenza comune.

Era per la rivoluzione un soccorso tanto insperato, quanto poderoso. Buenos-Ayres manda in rinforzo dell’inatteso alleato le truppe reduci dall’infelice spedizione del Paraguay; l’Artigas così rafforzato traversa quasi in trionfo tutta la Banda Orientale, e dopo aver battuto insieme al generale Rondeau[60] gli Spagnuoli a Las Piedras, si unisce all’esercito argentino che assediava Montevideo.