Perchè tutto ciò? e d’onde traeva il gaucho tanto potere e tanta forza? Lo diremo colle parole stesse di un Argentino, perchè a noi mancherebbe la perizia e l’autorità di esprimerlo più efficacemente:
«Il Rosas non si sarebbe mai insediato sul primo scanno della Repubblica, mai avrebbe commessi gli eccessi che hanno scandolezzato il mondo, se nelle tradizioni coloniali, nelle condizioni fisiche del suolo, nell’ambizione dei caudillos, nella profonda ignoranza delle masse, negli odii di razza, nei ciechi e feroci istinti della parte incolta e viziosa del popolo dei campi e delle città, nei forviamenti dei partiti, negli interessi cozzanti d’ogni località e nello sfasciamento dei vincoli sociali prodotto dalla guerra civile e dall’anarchia, non avesse incontrati già pronti i ferrei anelli di quella catena che egli seppe ribadire colla sua energia, la sua costanza e i suoi delitti; catena tanto forte che l’Europa più d’una volta tentò, ma non potè spezzare, e che tanto sangue, tante lacrime e sacrifici costò ai popoli della Plata.[70]»
VII.
Ma i tristi effetti della dominazione del Rosas si erano fatti sentire già da parecchi anni anche sull’altra sponda della Plata, e vi avevano riaperte le piaghe non per anco rimarginate della discordia e delle guerre intestine.
Il Ribera aveva governato sino al 1835 con poca abilità amministrativa, ma con molta onestà politica, ospitando i proscritti unitari di Buenos-Ayres, serbandosi equanime tra le parti, sforzandosi a pacificare il paese. Oltre di che, scaduto il termine legale del suo potere, aveva favoreggiato egli stesso la elezione presidenziale del generale Manuele Oribe, che pure sapeva suo rivale fin dalla guerra d’indipendenza, che ebbe competitore nella prima nomina presidenziale, e non fu mai suo amico. Però della soverchia generosità ebbe ben presto a pentirsi.
L’Oribe non conosceva quella debolezza, che fu detta la memoria del cuore. Tanto acuto di mente, quanto era grosso il suo antagonista, ma egoista, calcolatore, freddo, all’uopo crudele, l’Oribe poteva dirsi un Rosas in minuscolo, e il suo governo lo dimostrò immantinente. Afferrato il potere, scacciò e perseguitò i fuorusciti argentini, depose gli amici ed i parenti del Ribera, rifiutò a questi il governo delle campagne per darlo ad una sua creatura; inaugurò insomma sulla sinistra della Plata la politica federalista, intendi tirannica, che il suo amico e protettore praticava da anni sull’altra riva.
Il Ribera non tardò ad offendersi ed allarmarsi di questa condotta inattesa del suo successore, e quando una notte una mano di banditi tentò assassinarlo nella sua estancia, ed egli potè credere che gli assassini fossero stati prezzolati dal Presidente, non contenne più la sua collera, e proclamatolo «traditore alla patria e alla costituzione,» insorse apertamente contro di lui. Chiamati alle armi i suoi fedeli partigiani della campagna, e ordinatili in milizie colla prestezza con cui in quel paese basta dar un convegno agli uomini già armati ed a cavallo per farne un esercito, si spinge contro l’Oribe, che certo non aveva indugiato a muovergli incontro, e dopo un seguito di sanguinosi combattimenti, lo sbaraglia completamente a Las Puntas des Palmas (15 giugno 1837), lo rinchiude nelle mura di Montevideo, e finalmente lo costringe, nell’ottobre del 1838, ad abdicare il potere e ad esulare.
Conseguenza di questo fatto fu la rielezione del Ribera a capo del governo; ma la Repubblica orientale ebbe da quell’istante due presidenti: uno detto costituzionale, perchè il Ribera si gloriava d’aver salvata la Costituzione dagli attentati dell’Oribe; l’altro legale, perchè legittimamente eletto, e deposto unicamente in forza d’una ribellione.
Due presidenti, dicemmo, ed avremmo dovuto soggiungere due partiti, i quali ancora non avevano nome e sembianze certe, fuorchè quelle di fazioni personali, ma che tra poco prenderanno e l’una cosa e l’altra; e col nome di Blancos, o sostenitori di una maggiore autonomia delle provincie, ma dell’assoluta indipendenza della Repubblica, e di Colorados, o fautori d’un governo più accentrato, ma insieme d’una federazione fra gli Stati della Plata, continueranno, tra molta confusione d’idee e sterilità di opere, a combattersi ed a lacerarsi fino ad oggi.
S’intende pertanto da sè che l’Oribe riparasse presso il Rosas, e che resolo partecipe de’ suoi risentimenti e de’ suoi propositi, ne ottenesse facilmente la protezione e l’aiuto. Il Rosas infatti aveva due possenti ragioni per far sua la causa del proscritto Presidente dell’Uruguay: anzitutto vendicare la lunga offesa che il Ribera avevagli fatta di raccogliere e proteggere quei selvaggi unitari ch’erano riusciti a scampare alle sue ugne feroci; poscia effettuare l’antico e non mai celato suo disegno, proseguíto da tanta parte de’ suoi concittadini, di annettere anche la Banda Orientale alla Repubblica Argentina, o per lo meno di sottometterla al suo protettorato.