Art. IV. Le famiglie di questi, che abbiano diritto a una pensione, la goderanno doppia.

Art. V. Si decreta a coloro che si trovarono in quel fatto, dopo di esserne stata separata la cavalleria, uno scudo che porteranno nel braccio sinistro, con questa iscrizione circondata d’alloro: Invincibili combatterono l’8 di febbraio del 1846.

Art. VI. Fino a tanto che un altro corpo dell’esercito non s’illustri con un fatto d’arme simile a questo, la Legione italiana sarà in ogni parata la diritta della nostra fanteria.

Art. VII. Il presente Decreto si consegnerà in copia autentica alla Legione italiana, e si ripeterà nell’Ordine generale tutti gli anniversari di questo combattimento.

Art. VIII. Il Ministro della guerra resta incaricato della esecuzione e della parte regolamentare di questo Decreto, che sarà presentato all’Assemblea de’ Notabili: si pubblicherà e inserirà nel R. N.

Suarez. — Josè De Beja. — Santiago. — Vasquez. — Francisco. — I.
Mugnoz.[85]

Nè l’epico gesto esaltò soltanto gli Orientali; gli stranieri stessi, quelli almeno il cui animo non era offuscato da odii partigiani, o da miserabili invidie, gareggiarono nel celebrarlo. «Io vi felicito (scriveva a Garibaldi stesso l’ammiraglio francese Lainé),[86] io vi felicito, mio caro Generale, d’avere così potentemente contribuito colla intelligente ed intrepida vostra condotta al compimento di fatti d’arme, dei quali si sarebbero inorgogliti i soldati della grande armata, che per un momento contenne tutta l’Europa. Io vi felicito in egual modo per la semplicità e la modestia che rendono più cara la lettura della relazione, in cui ci date i più minuti ragguagli d’un fatto, del quale potreste senza timore attribuirvi tutto l’onore. Del resto questa modestia vi ha cattivato le simpatie di persone atte a meritamente apprezzare ciò che voi siete venuto operando da sei mesi in qua, tra le quali noterò in primo luogo il nostro Ministro plenipotenziario, che onora il vostro carattere, e nel quale avete un caldo difensore soprattutto allorquando si tratta di scrivere a Parigi coll’intento di distruggere le impressioni sfavorevoli, che ponno aver fatto nascere alcuni articoli di giornali, redatti da persone poco use a dire la verità anche quando raccontano dei fatti avvenuti sotto i propri loro occhi.[87]»

Tosto infine che la notizia varcò il mare e giunse in Italia, i patriotti se ne impadronirono come d’un annunzio di vittoria nazionale, e il narrar la giornata del Salto, il decantarne i prodi, il glorificarne il condottiero, divenne in un subito parte di quella congiura di manifestazioni politiche, all’apparenza tutte letterarie ed accademiche, colle quali gli Italiani si studiavano a ravvivare le già accese scintille del patrio incendio, e punzecchiavano, non potendo di meglio, con invisibili, ma tormentose trafitture la settemplice maglia de’ loro oppressori. Così a Bologna il Felsineo dava un esteso ragguaglio del fatto, e le Letture di famiglia di Torino, e il Diario del Congresso scientifico italiano e altri giornali, lo riproducevano; a Livorno G. B. Cuneo stampava nel Corriere Livornese[88] una serie d’articoli per sbugiardare i calunniatori della Legione e celebrare le virtù del suo capo.

A Firenze erano raccolti per cura del colonnello De Laugier, il futuro eroe di Curtatone, i documenti relativi all’impresa di Garibaldi a Montevideo, e in una pubblica radunanza era annunziato un libro che li avrebbe distesamente narrati. Per tutta Italia infine si apriva, quasi pubblicamente, una sottoscrizione per una spada d’onore al colonnello Garibaldi, che era per incanto coperta di firme, e il giovine Bertoldi incuorava con un inno al patriottico dono.

Chi sono quei fortissimi,