»Avanti ieri ebbe luogo ne’ campi di Sant’Antonio, a una lega e mezzo da questa città, il più terribile ed il più glorioso combattimento. Le quattro compagnie della nostra Legione, e forse venti uomini di cavalleria rifuggitisi sotto la nostra protezione, non solo si sono sostenuti contro mille e dugento uomini di Servando Gomez, ma hanno sbaragliato interamente la fanteria nemica che ci assaltò in numero di trecento. Il fuoco cominciò a mezzogiorno e durò fino a mezzanotte: non valsero al nemico le ripetute cariche delle sue masse di cavalleria, nè gli attacchi de’ suoi fucilieri a piedi; senz’altro riparo che d’una casupola in rovina (tapera), ove non erano in piedi se non alcune travi, i legionari hanno respinto i ripetuti assalti del più accanito de’ nemici; io e tutti gli uffiziali abbiamo fatto da soldati in quel giorno. Anzani che era rimasto nel Salto, ed a cui il nemico aveva intimato la resa della piazza, rispose colla miccia alla mano e il piè sulla Santa Barbara della batteria, quantunque lo avesse il nemico assicurato che tutti eravamo caduti o morti o prigionieri. Abbiamo avuto trenta morti e cinquantatrè feriti: tutti gli uffiziali sono feriti, meno Scaroni, Saccarello il maggiore, e Traverso, tutti leggermente. Io non darei il mio nome di legionario italiano per tutto il globo in oro.
Alla mezzanotte entravamo in ritirata nel Salto, poco più di cento legionari italiani con settanta e più feriti, compresi i leggermente, che ci precedevano, contenendo, quando troppo c’incalzava, un nemico di milledugento, e repellendolo impaurito. Oh! questo merita d’essere scolpito. — Addio, vi scriverò più a lungo un’altra volta.[84] Il vostro
G. Garibaldi.»
«DS. — Gli uffiziali che erano con me e che rimasero feriti sono: Cassana, Marrocchetti, Beruti, Ramorino, Saccarello minore, Sacchi, Grafigna e Rodi.»
Ed ecco il:
«DECRETO.
Desiderando il Governo dimostrare la gratitudine della Patria ai prodi che combatterono con tanto eroismo nei campi di Sant’Antonio il giorno 8 del corrente; consultato il Consiglio di Stato, decreta:
Art. I. Il signor generale Garibaldi, e tutti coloro che lo accompagnarono in quella gloriosa giornata, sono benemeriti della Repubblica.
Art. II. Nella bandiera della Legione italiana saranno inserite a lettere d’oro, sulla parte superiore del Vesuvio, queste parole: Gesta dell’8 febbraio del 1846, operate dalla Legione italiana agli ordini di Garibaldi.
Art. III. I nomi di quelli che combatterono in quel giorno, dopo la separazione della cavalleria, saranno inscritti in un quadro, il quale si collocherà nella sala del Governo, rimpetto allo Stemma nazionale, incominciando la lista col nome di quelli che morirono.