Garibaldi, di Alberto Mario; ritratto vigorosamente schizzato, che direi tra i più somiglianti, se in molti tratti non si risentisse troppo della nota fede e del noto entusiasmo dell’autore; ma per tutti quegli episodi del 1860, del 1866, del 1867, di cui il Mario stesso fu partecipe e spettatore, autorevole come una storia.

Storia della Insurrezione di Roma nel 1867, per Felice Cavallotti, continuata da B. E. Maineri, Milano, presso la Libreria Dante Alighieri, 1869; L’Italia nel 1867, storia politica e militare, ec., per Gustavo Friggesy, comandante la seconda colonna nelle giornate di Monterotondo e Mentana, Firenze, 1868; per giudizi molto discutibile, per copia di documenti e valore di testimonianze assai autorevole.

Garibaldi et l’armée des Vosges. Récit officiel de la campagne, avec documents etc., par le général Bordone, chef d’état major de l’armée des Vosges, Paris, Librairie internationale, 1871; e il titolo solo ne dice la importanza. — E per quanto poi sia difficile vincerne la ripugnanza, utile a consultarsi.

Garibaldi, ses opérations en l’armée des Vosges, par Robert Middleton, Paris, Garnier frères, 1872; non foss’altro come documento del furore d’ingratitudine a cui il rimorso d’un beneficio immeritato può trasportare la bestialità umana. — Dal laido libro ne ristorerà per la festiva vivacità.

La Camicia rossa in Francia, di G. Beghelli, Torino, Civelli, 1871; e I Garibaldini in Francia, di Jessie White Mario; florilegio delicatissimo di esempi di carità e di valore dato da quei generosi che, sotto le insegne del Capitano dei Mille, andarono a restituire alla Francia agonizzante il sangue di Magenta e di Solferino.

E quando io abbia aggiunto a tutto ciò i Documenti e le Lettere che si possono cavare dalle grandi Raccolte e dagli Epistolari politici più noti; quali: l’Archivio Storico triennale delle cose d’Italia; i Documenti della Guerra Santa; la Storia documentata della Diplomazia Europea, di Nicomede Bianchi; i Documenti ufficiali pubblicati dal Governo, specialmente nei due momenti d’Aspromonte e di Mentana; gli Atti della Camera dei Deputati; i Discorsi Parlamentari del conte di Cavour, editi da Giuseppe Massari; gli Epistolari, del La Farina, dell’Azeglio, del Panizzi, del Pallavicino; e infine le innumerevoli lettere del Generale, gettate, spesso per isconsiderato zelo di imprudenti amici, ai quattro venti della pubblicità, e dal 1859 stampate in tutti i maggiori giornali contemporanei; e poscia si compia questa già troppo lunga rassegna, col ricordo delle principali e più accreditate storie generali politiche e militari; notevoli tra le prime la Storia in continuazione del La Farina, dello Zini, e la Cronistoria dell’Indipendenza, del Cantù;[5] indispensabili tra le seconde, oltre i Rapporti ufficiali dei quattro stati maggiori, italiano, francese, austriaco e prussiano, le istorie del Rustow, del Lecomte, del Pecorìni-Manzoni, del Chiala, del Corsi, del Ferrari, il lettore potrà formarsi un’idea approssimativamente esatta del materiale stampato sul quale io ho condotto questo mio lavoro, e dei principali criteri coi quali ne ho fatto la scelta e l’ho messo in opera.

Ma come io agognava a qualcosa di più d’un semplice lavoro di rifusione e di critica, nè potevo accontentarmi di ritessere soltanto sull’ordito altrui, così mi posi tosto, come dianzi accennai, a cercare vicino e lontano, tra gli archivi pubblici e privati, dalla viva voce e dai ricordi manoscritti de’ principali cooperatori e confidenti del mio grande Protagonista, tutto quell’altro maggior soccorso di notizie, di testimonianze e di documenti, che mi fosse dato raccogliere e mi paresse atto a sindacare e correggere, schiarire ed integrare le opere già stampate.

Confesso però che la mèsse fu assai meno abbondante di quella che io aveva immaginata, e che certamente giace tuttora sepolta, non saprei se più per l’inabilità mia che non seppe dissotterrarla, o per l’inerzia di coloro che promisero e non diedero, furono interrogati e non risposero, per essere poi domani probabilmente i primi censori della mia fatica.

Tuttavia, ecco il fiore della raccolta:

Centosettantanove pagine autografe, scritte a matita, di Memorie di Garibaldi,[6] datemi da Giovanni Basso, vecchio amico e segretario del Generale; reliquia sacra del pensiero e del cuore, che non oserei gittar tutta in pascolo alla pubblica curiosità, e che custodisco religiosamente.