Le sue lettere a me, delle quali due o tre sole importanti a questo libro.
Alcuni Documenti importantissimi sulla vita del Generale a Montevideo, con isquisita cortesia e generosità raccolti per me da Don P. Antonini y Diez, ministro dell’Uruguay a Roma, e da suo zio il signor Giacomo Antonini, vissuto a lungo a Montevideo ed uno degli amici di Garibaldi sin da quei giorni.
Un Documento storico sul quarantasette confidatomi, nel suo originale, dal generale Giacomo Medici.
La copia d’una Lettera di Garibaldi ad Anita, datata da Subiaco, gennaio 1849, cortesemente regalatami dall’ingegnere Clemente Maraini.[7]
Un estratto dalla Cronaca di Varese del signor A. Moroni, diario fedelissimo del 1848, cortesemente concessomi dalla famiglia.
Molti biglietti, lettere, ordini del giorno, decreti, ec. di Garibaldi, laboriosamente raccolti durante l’assedio del 1849, e liberalmente favoritimi dal mio buon amico e compagno d’armi, il colonnello Guglielmo Cenni, uno dei Mille, prode seguace del Generale dal 7 aprile al 1º ottobre 1860.
Un fascicolo di Memorie corredate di documenti del luogotenente colonnello Gioachino Bonnet, che illustrano molte particolarità sin qui oscure della fuga di Garibaldi per le valli di Comacchio, e gettano una luce nuova e inattesa sulla tragica catastrofe di Sant’Alberto.
Un fascicoletto di Ricordi autografi sull’assedio di Roma e il battaglione dei Volteggiatori Lombardi del luogotenente colonnello Cadolini, uno dei prodi difensori e feriti del Vascello.
Un grosso quaderno di Ricordi del generale Gaetano Sacchi, riguardanti principalmente gli anni di Garibaldi in America, coll’aggiunta di molti particolari poco noti sul 1848, l’assedio di Roma, la campagna del 1859, la spedizione di Sicilia, vero tesoro per me, e dopo gli autografi del Generale, la gemma più ricca che dia qualche pregio a questo libro.
E finalmente passando dai documenti inediti alle testimonianze, molti appunti da me presi sotto dettatura: dal signor cav. Antonini y Diez predetto, circa Montevideo; dal signor Andre nizzardo, circa i primi anni di Nizza; da Giovanni Basso, sui viaggi marittimi; da Menotti Garibaldi, sulla sua famiglia, da Francesco Crispi e dal generale Türr, sulla spedizione del 1860; dal dottor Ripari, sopra alcuni particolari del 1861; e da molti altri amici e commilitoni, che anche in brevi parole, o mi porsero uno schiarimento, o mi ravvivarono un ricordo, o mi indicarono una fonte, ed ai quali tutti, qualunque sia la forma e la misura della loro cooperazione, attesto qui dal più vivo dell’animo la mia sincera e profonda gratitudine.