»8º I comandanti delle colonne hanno il diritto d’impossessarsi d’ogni cosa appartenente alle autorità nemiche a profitto della rivoluzione.

»9º Abbisognando di viveri od altro, ne faranno richiesta alle autorità municipali o locali, rilasciando loro idonee ricevute.

»10º Una colonna che si trovi nell’impossibilità di concentrarsi alla colonna principale — manovrerà di modo da non combattere con isvantaggio, inquietando il nemico quanto è possibile — e procurerà frattanto di mettersi in comunicazione col quartiere generale.

»11º In quest’impresa gl’Italiani devono ben penetrarsi d’avere su di loro gli occhi del mondo intiero — e che quindi il nome italiano deve uscirne bello, radiante di gloria, salutato con entusiasmo e rispetto da tutte le nazioni.

»12º Fra le eventualità possibili, vi è quella di essere io arrestato. In quel caso, il movimento deve continuare colla stessa impavidezza — come se fossi libero. E deve pur continuare anche che arrestassero la maggior parte dei capi.

»13º In caso non riuscisse una colonna nell’intento, le altre devono continuare il moto come se nulla fosse successo.

»G. Garibaldi.»

VII.

A tal punto però anche il Ministero, perduta ormai ogni speranza di contenere coi privati consigli e le blande minaccie il patriotta agitatore, deliberava di lasciar quel riserbo che s’era fino allora imposto, e di accettare il guanto che gli era gettato. Però nel 21 agosto comparve nella Gazzetta Ufficiale una dichiarazione del Governo, la conclusione della quale era che «se alcuno si attenterà di venir meno alla lealtà de’ patti e violare quella frontiera da cui ci deve allontanare l’onore della nostra parola, il Ministero non lo permetterà in niun modo e lascerà ai contravventori la responsabilità degli atti che avranno provocato.»

Ma «un po’ tardi,» notava il signor De Moustier[352] nel ricevere notizia di questa dichiarazione; un po’ tardi pel Governo, un po’ tardi per Garibaldi stesso.