»Sono veramente prigioniero, e vi lascio pensare con che spirito, sapendo Menotti ed i miei amici impegnati sul territorio romano.

»Impegnate il mondo perchè non mi lascino in questo carcere.

»Un saluto a tutti dal

»sempre vostro
»G. Garibaldi.»

Ma gli amici erano tuttora divisi in due; alcuni, quali il Crispi, il Fabrizi, il Cairoli, il Guastalla, fidenti sempre negli accordi col Rattazzi, opinavano che il Generale avrebbe assai meglio giovato a sè ed alla causa sua attendendo in Caprera l’esito de’ negoziati: altri invece, tra questi principalissimo Stefano Canzio, diffidente di tutte quelle ambagi, non ammetteva dimore; e non vedendo altra salute che nel ritorno del Generale sul continente, prima ancora che la signora Mario recasse da Caprera il biglietto testè citato, lavoravano a tutt’uomo alla sua liberazione. Non passavano infatti tre giorni che Stefano Canzio, noleggiata colla mediazione di Andrea Sgarallino e col danaro d’Adriano Lemmi, l’instancabile e inesauribile tesoriere della rivoluzione, la paranzella San Francesco, e avuto seco a bordo Andrea Viggiani, espertissimo marinaio della Maddalena, salpava da Livorno, e dopo tre giorni di traversíe e di rischi d’ogni fatta, ingannata felicemente la crociera in mezzo alla quale fu costretto a passare, approdava alla Maddalena, poco lunge dalla punta della Moneta, e per mezzo della signora Collins, una Inglese dimorante da lunghi anni in quel paraggio, riusciva a rendere avvertito del suo arrivo il Generale e a comunicargli il fine che l’aveva condotto.

E il Generale, che a guisa dell’uomo del Vangelo era sempre pronto, inviava tostamente il Basso con la figlia Teresita alla Moneta, e concertava col genero questo disegno di fuga.

Egli, il Generale, tragitterebbe di notte da Caprera alla Moneta, e di là in una barca da pesca tenterebbe di afferrar la Sardegna, o nel porto di Liscia o in quello d’Arsachena; il Canzio e il Viggiani colla San Francesco, girata la Maddalena, andrebbero a lor volta a prender terra sulla costa orientale sarda e nel porto di Brandinchi l’aspetterebbero.

X.

Ma tutto ciò era molto facile a dirsi, e forse per il Canzio ed il Viggiani, intraprendenti e audaci, non straordinariamente difficile ad effettuarsi; ma per il Generale, guardato a vista nell’isola, addirittura portentoso e quasi impossibile.

Una squadra di nove legni da guerra senza contare i minori[359] guardava Caprera da tutti i lati, visitando qualsiasi barca salpasse dall’isola, od anche solo la costeggiasse, ricacciando indietro tutte quelle i cui andamenti fossero appena sospetti e tirando a palla, come fu fatto sul Generale stesso e sulla figlia, su quanti navigatori di quelle acque non si mostrassero pronti ad obbedire al comando. La vigilanza era dunque rigorosissima e dato lo scopo non poteva essere minore in quello stretto di Bonifacio, tutto frastagliato, come un arcipelago di scogli e bassi fondi, intorno ad un’isola, quale Caprera, tutta seni, calanche, porticciuoli innumeri e di cui Garibaldi conosceva come un pesce i più misteriosi recessi.