«A Dijon, a Dijon,» gridaron tosto ebbri della vittoria i Garibaldini. «Ebbene a Dijon,» rispose Garibaldi, e cedendo ancora una volta al cattivo genio degli assalti notturni, date poche ore di riposo alle truppe, posti i carabinieri genovesi del Razzetto in testa, dietro i legionari italiani e i francs-tireurs di Ricciotti, in ultimo i tre battaglioni dei mobiles, in sul cader della sera per la strada di Val Suzon si pose in marcia.

La notte era già calata e tutto fin presso a Talant era andato a seconda. Il Generale in una carrozzetta ferma sulla strada, rassegnava, a mano a mano che passavano, le sue milizie e gridava loro: «Avanti, figliuoli: alla baionetta, non un colpo di fucile,» accompagnando il passo marziale de’ suoi con un suo inno patriottico, che egli aveva composto in quei giorni e che suonava così:

Aux armes! aux armes! aux armes!

L’étranger veut nous envahir,

Aux armes! aux armes!

Nous saurons le punir.

Vous osez menacer la France,

Souverains pleins d’arrogance;

Oubliez-vous qu’en cent combats

Vos phalanges fuyaient