»Mi associo quindi al supremo cordoglio del popolo italiano, e prego d’essere interprete delle mie condoglianze condividendole coll’intera nazione.
»Umberto.»
La Camera dei deputati ed il Senato prorogano per quindici giorni le loro tornate; il Governo propone e il Parlamento approva che la Festa Nazionale dello Statuto sia sospesa, le esequie dell’Eroe sieno fatte a pubbliche spese, una pensione vitalizia di diecimila lire annue sia assegnata alla vedova ed a ciascuno de’ figli.
In ogni terra d’Italia, da Roma al più umile borgo, si decretano statue e lapidi, e si consacrano istituzioni benefiche in sua memoria; le università, gl’istituti scientifici, le associazioni operaie, ogni maniera di sodalizi gareggiano nel commemorare con pubblici discorsi e solenni onoranze la sua vita e la sua morte; l’elettrico non basta a sfogare la colluvie de’ telegrammi che da ogni angolo, può dirsi, della terra, piove a Caprera.
L’Assemblea dei deputati della Repubblica francese sospende per un giorno le sue sedute; la Sinistra del Senato vota un indirizzo di cordoglio alla famiglia dell’estinto; il Municipio di Parigi delibera di inviare rappresentanti a’ suoi funerali; Lione, Marsiglia, Dijon attestano con pubbliche manifestazioni le loro condoglianze; lo stesso urlo di protesta della lega napoleonico-legittimista vale un omaggio di più. La Camera dei deputati e il Senato di Washington approvano una mozione deplorante «la morte di Garibaldi ed esprimente la simpatia degli Stati Uniti per l’Italia.» La Camera dei deputati di Buda-Pest vuole scritto nel processo verbale il compianto della nazione ungherese, per la scomparsa dell’Eroe; il Consiglio nazionale di Berna, con voti 63 contro 20, «rende omaggio a nome del popolo svizzero alla memoria di Garibaldi, si associa all’Italia nel lutto causato dalla morte del grande patriotta.» Nel Consiglio municipale di Londra Sir John Bennet propone «una mozione di profonda simpatia alla nazione italiana in occasione della morte del cittadino Garibaldi e condoglianze alla famiglia,» e la mozione è approvata all’unanimità.
Tutta la stampa mondiale dice in vario tenore il compianto del grand’uomo.
Il Times, che non gli fu mai amico, scrive: «Ebbe tutte le qualità del leone; non soltanto il coraggio senza confini, ma le doti più nobili, come la magnanimità, la placidezza e l’abnegazione.»
La France esclama: «Questa morte è un lutto dell’umanità. Garibaldi era cittadino del mondo.» La tedesca Vossische Zeitung: «Dobbiamo dimenticare il ricordo di averlo avuto nemico;» e il Tageblatt conferma: «Egli nel suo idealismo vide solo l’infelicità della Francia e non pugnò contro il popolo germanico, ma bensì in favore della libertà del popolo.» La Germania, organo dell’ultramontanismo tedesco, dichiara: «Vogliamo rendergli questa giustizia. Egli fu generoso, patriottico, pronto al sacrificio.» L’austriaca Neue Freie Presse conchiude: «Simili figure sono i fari della storia. Non con lunga calcolata previdenza, non con piani e concetti faticosamente elaborati, essi muovono i loro passi; è con l’azione vivace, libera che essi si imprimono nella memoria degli uomini, e a coloro che paurosamente guardano il loro entusiasmo, risponde Guglielmo Tell con le parole messegli in bocca da Schiller: — Se io fossi stato prudente, non sarei stato Tell! — »
Due soli uomini nel secolo nostro migraron dalla terra accompagnati da sì universale consenso di laudi e di dolore: Vittorio Emanuele e Garibaldi; perchè essi soli parvero incarnare due delle più straordinarie eccezioni della storia: un Re fedele alla Libertà, che oblia le tradizioni della sua stirpe e arrischia il retaggio dei suoi figli per la redenzione di un popolo; un popolano che si eleva, per sola virtù propria, fino alla potenza di Re; ma per tornare invitto dalle tentazioni dell’ambizione, nel suo modesto focolare, e sacrificare gli affetti del suo cuore e gli ideali della sua anima alla suprema felicità della patria.
Quali funebri pertanto potevano parere degni di un tant’uomo se non quei medesimi resi al grande Re che l’aveva preceduto nella tomba? più solenni ancora se fosse stato possibile! Quindi un grande lavorío di fantasie, una subita faccenda di necrofori pubblici e privati per risolvere l’arduo problema; quindi un vociferar di monumenti e di mausolei, un presentarsi di imbalsamatori, di pietrificatori, di conciatori d’ogni fatta; un progettare di onoranze e di cortei di ogni specie; e la flotta che dovrà levare la salma da Caprera; e le rappresentanze che dovranno scortarla; e i Principi del sangue che dovranno accompagnarla; e il luogo di Roma (se il Gianicolo, il Campidoglio o il Panteon era tuttavia controverso, ma in Roma pareva certo) in cui doveva posare; quando da Caprera il dottore Albanese inviò questo telegramma: