Garibaldi Felice, I, 10, 401.

Garibaldi Giuseppe, sue Memorie, I, XXV, 3; prima sentenza che lo condanna nel capo, I, 1; sua nascita, patria e discendenza della famiglia, I, 5; suo padre, I, 5, 6; sua madre, I, 5; suo onomastico, I, 9; fratelli e sorella, I, 10; condizioni morali ed economiche della sua famiglia, I, 10; sua infanzia, I, 11; prime prove di coraggio ed abnegazione, I, 13; studi, maestri e coltura, I, 13; suo grande amore per il mare, I, 18; primi viaggi marittimi, I, 19; visita Roma, I, 21; pensa all’incanalamento dei Tevere, I, 23; continua i viaggi ed è spettatore al primo naufragio, I, 24; infermasi a Costantinopoli, I, 25; precettore di fanciulli, I, 25; diviene capitano di mare, I, 26; lo stato politico d’Europa e d’Italia comincia a commuovergli l’animo, I, 27; incontrasi coi Sansimoniani, I, 31; a Taganrok scopre l’esistenza della Giovine Italia, I, 33; presentasi a Mazzini, in Marsiglia, per esservi aggregato, I, 35; tornato in Liguria, si mette in relazione co’ principali patriotti e iscrivesi come semplice marinaio nella flotta regia, per far propaganda fra gli equipaggi, I, 39; fallito il movimento repubblicano in Piemonte, ripara in Francia, I, 41; arrestato, riesce a fuggire, I, 43; volge i passi verso Marsiglia e dopo una curiosa avventura vi giunge, I, 44; legge la sua condanna di morte, I, 46; cambia nome, I, 47; gode dell’ospitalità di un amico finchè trovasi un posto di secondo sopra un brigantino, I, 47; salva un giovinetto che annega, I, 47; assoldasi nella flottiglia del Bey di Tunisi, I, 47; tornato a Marsiglia e trovatala afflitta dal colèra, si dà ad assistere gl’infermi, I, 48.

Fa vela per Rio Janeiro, I, 48; v’incontra Luigi Rossetti, I, 50; si dà al cabotaggio, I, 51; dopo la sollevazione di Rio Grande, visita in carcere Livio Zambeccari, che lo anima a far guerra al Brasile, I, 61; va corsaro contro il Brasile, I, 62; prima sua impresa di corsaro, I, 62; tocca le coste dell’Uruguay, dalle quali è obbligato allontanarsi per non essere arrestato, I, 64; non volendo abbandonare l’Uruguay, giunge con molti pericoli a Jesus-Maria, I, 64; procura con ardito espediente vettovaglie al suo equipaggio, I, 65; per la prima volta trovasi nelle Pampas e v’incontra una poetessa, I, 66; attaccato da due lancioni dell’Uruguay, li respinge, rimanendo ferito, I, 69; fa volger la prua verso Santa-Fè, nel Paranà, I, 70; raccolto da un bastimento brasiliano, vien condotto a Gualeguay e quivi ritenuto prigioniero, I, 71; confortasi coltivando lo spirito e poetando sui pietosi casi d’Italia, I, 72; stanco del suo stato fugge, I, 74: ripreso e ricondotto a Gualeguay, vien posto alla tortura da un feroce governatore, I, 74; al quale più tardi, avendolo prigioniero, perdona, I, 76; vien posto in libertà, I, 75; ripara in Montevideo, ospitato e protetto da alcuni amici, I, 76; va con Rossetti a Piratinin, campo dei Riograndesi, I, 76; raggiunge il presidente della repubblica di Rio Grande, I, 77; il quale gli commette l’organizzazione ed il comando di una flottiglia, I, 78; costruisce ed arma due lancioni e spingesi nella laguna de los Patos, I, 78; con tredici uomini resiste all’assalto di 150 cavalieri, I, 80; con mille espedienti conduce la sua flottiglia in mare, I, 83; un naufragio gli toglie le navi e i più cari compagni, I, 85; con altri legni riprende le ostilità, I, 88; dopo alcuni combattimenti ripara nel porto d’Imbituba, I, 87; di dove respinto il nemico, rientra nella laguna di Santa Caterina, I, 89; suoi amori, I, 68, 90; incontra Anita Riberas e la toglie in moglie, I, 90; è obbligato far saccheggiare Imeruy, I, 95; cominciata la ritirata dei Riograndesi, si adopera per renderla meno disastrosa, I, 96; con tre navi resiste a ventidue e a molte truppe di terra, I, 97; protegge la ritirata con settantatrè uomini contro cinquecento, I, 98; a Santa Vittoria decide del combattimento, si trova alla fazione di Taquary, all’assedio di San Josè rimane quasi padrone della città, I, 98; gli nasce il figlio Menotti, I, 99; la sua famiglia soffre stenti e pericoli, I, 99; è funestato dalla morte di Rossetti, I, 102; sua descrizione della ritirata dei Riograndesi, I, 103; decidesi portarsi a Montevideo, e per via si fa truppiere, I, 107; incontra Francesco Anzani, I, 108; giunge a Montevideo, I, 108.

Trova Montevideo impegnata nella guerra contro Rosas, I, 109; si dà a trafficare e insegnare matematiche, I, 146; gli viene offerto il comando della flottiglia della città, I, 147; accetta e gli è affidata rischiosissima impresa, I, 151; avanti di accingervisi consacra all’altare la sua unione con Anita, I, 152; partito per il Paranà, a Martin Garcia sfida i primi pericoli, I, 153; può sfuggire a un attacco dell’ammiraglio Brown, I, 153; entrato nel Paranà vince a Boyada, a Las Concas, al Cerrito, I, 155; seguita la rotta per Corrientes, catturando alcune navi mercantili, I, 155; a Nueva Cava, attaccato con forze superiori, resiste tre giorni e tre notti e si salva co’ suoi incendiando le navi, I, 156; suo valore nella campagna del Paranà, I, 160; conducesi invano a San Francisco per unirsi al generale Ribera, I, 161; gli viene affidato da Montevideo l’ordinamento e il comando di una nuova flottiglia, I, 164; prende anche il comando della Legione Italiana, I, 166; divide con Francesco Anzani il comando della Legione, I, 168: la conduce al combattimento della Boyada, I, 171; continuano le sue animose avventure, I, 173; risale il Plata, s’impadronisce di Colonia, Martin Garcia e Mercedes, respinge il general Lavalleja, sorprende Gualeguaychu e giunge al Salto, I, 176; si porta a Tapevi, ove vince la battaglia di Sant’Antonio, I, 178; ordine del giorno dopo la vittoria, I, 187; continuato a battagliare per qualche tempo al Salto, torna a Montevideo, I, 193; risale l’Uruguay e vince a Las Vacas, I, 195; gli viene offerto il comando della piazza di Montevideo, I, 195; accettatolo è obbligato rinunziarvi poco dopo, per le mene di alcuni invidiosi, I, 195; rimette all’obbedienza un reggimento di negri ammutinato, I, 196; giuntegli novelle della rivoluzione d’Italia, scrive insieme ad Anzani una lettera a Pio IX, offrendogli il suo braccio per la causa italiana, I, 197; preparasi a partire per l’Italia, I, 201; gli nasce Ricciotti, I, 202; imbarca Anita per l’Italia, I, 202; manda in Italia Giacomo Medici con istruzioni per preparare la patria a riceverlo, I, 203.

Imbarcasi per l’Italia con un manipolo di legionari, I, 205; sua vita tenuta in America: conclusioni generali I, 206; in alto mare salva il bastimento da un incendio, I, 214; presso Gibilterra ha notizia della scoppiata rivoluzione, I, 214; approda a Palos, I, 217; decide offrire il suo braccio a Carlo Alberto, I, 217; giunge a Nizza, I, 217; abbraccia i suoi, I, 218; il popolo l’accoglie festante, I, 218; recasi a Genova, I, 220; assiste l’amico Anzani morente, I, 221; palesa i suoi pensieri intorno ai casi della guerra, I, 222; parte da Genova, passa da Novara e da Pavia per condursi a Roverbella a offrire il suo braccio a Carlo Alberto, I, 224; rinviatolo questi a’ suoi ministri, si conduce a Torino, I, 225; non concluso niente col governo del Piemonte, va a Milano, I, 227; vi riceve il comando di tremila volontari, I, 228; con questi si porta a Bergamo, I, 229; è chiamato a Milano, I, 231; accampa a Monza, I, 232; caduta Milano, ritirasi su Como, I, 234; giunto a Camerlata vi si trincera, I, 235; invita l’Italia alle armi, ed apre nuovi arruolamenti, I, 235; levato il campo da Como si dirige a San Fermo, I, 236; tocca Varese, parte per il Lago Maggiore, tragitta il Ticino ed approda presso Arona, I, 236: intimatogli dal Duca di Genova di sciogliere i suoi volontari, inalbera il vessillo mazziniano Dio e Popolo, e fa un proclama agl’Italiani, I, 236; risale il Lago Maggiore e si accampa a Luino, I, 238; sbaraglia una colonna austriaca, I, 238; giunge a Varese, I, 239; si ritira sulle colline di Induno, I, 239; riesce a porsi alle spalle de’ nemici a Morazzone, I, 240; attaccato, è obbligato ripararsi in Isvizzera, I, 241; sua prima impresa in Italia: conclusioni generali, I, 243.

Si riconduce a Nizza e di là a Genova, I, 246; di qui parte con cinquecento volontari in soccorso della Sicilia, I, 243; accetta a Livorno il comando dell’esercito toscano e si conduce a Firenze, I, 249; s’accinge a portare aiuto a Venezia, I, 249; il generale Zucchi gl’impedisce il cammino alle Filigare, può proseguire e tocca Bologna e Ravenna, I, 249; accorre a Roma, I, 250; non si accolgono troppo cordialmente i suoi servigi, I, 251; vien mandato tenente colonnello a Macerata, I, 253; gli viene ordinato di combattere il brigantaggio nell’Ascolano, I, 254; a tal uopo per Tolentino, Foligno e Spoleto si porta a Rieti, I, 255; di qui va a Roma per assistere all’apertura del Parlamento come deputato di Macerata, I, 256; suo primo atto parlamentare, I, 256; torna a Rieti, I, 258; condottosi a Subiaco scrive ad Anita, I, 259; richiamato a Roma per la difesa contro i Francesi, è riconosciuto generale, I, 264; vince co’ suoi a Villa Pamfili, I, 266; gli è vietato compiere la disfatta dei Francesi, I, 270; tenta dare un nuovo combattimento I, 271; invaso lo stato di Roma da’ Napoletani, gli vien commesso di molestarli, I, 272; a tal uopo va a Tivoli, I, 272; poi a Palestrina a vista dei nemici, I, 274; respinge un attacco di questi, I, 275; consigliato dai casi della guerra torna a Roma, I, 276; vien promosso generale di divisione, I, 280; si accinge col generale Rosselli a battere l’esercito borbonico, I, 281; vince a Velletri, I, 283; nel caldo della mischia rischia perder la vita, I, 287; per cogliere i frutti della vittoria vuol entrare nel Napoletano, I, 296; gli viene accordato dal governo di Roma, I, 297; partito per l’impresa tocca Frosinone e Ripa, sconfina a Ceprano e prende ai nemico Rocca d’Arce, I, 297; i casi della guerra lo richiamano a Roma, I, 299; da Frosinone scrive al Masina dandogli il comando della Legione Italiana, I, 300; assalta eroicamente Villa Pamfili, I, 302; sua parte nell’assalto, I, 309; assediata Roma ha la parte principale nella difesa, I, 314; guida l’incamiciata, I, 316; presa dai Francesi la breccia rifiuta al Triumvirato tentarne il riacquisto, I, 319; consiglia invece altro modo di difesa, I, 321; propostagli da Pietro Sterbini la dittatura, la rifiuta, I, 322; continua a dirigere la difesa, I, 325; perduta l’ultima breccia, rafforza Villa Spada e la difende, I, 327; perduta anch’essa spera arrestare il nemico a Ponte Sant’Angelo, I, 328; è richiesto di consiglio dalla Costituente sullo stato delle cose, I, 328; esce di Roma, I, 332.

Accompagnato dagli avanzi delle sue legioni pernotta a Monticelli, s’accampa a Monterotondo, I, 332; è minacciato dai Francesi, dagli Spagnuoli, dai borbonici e dagli Austriaci, I, 334; toccato Confine e Poggio Mirteto incontra a Terni il colonnello Forbes con un rinforzo, I, 335; si porta a San Gemini presso Todi, I, 336; lascia Todi, passa il Tevere a Monte Acuto e s’incammina per Orvieto per la via di Brodo, I, 337; da Orvieto va a porre il campo a Ficulle, I, 338; riposa a Sole e giunge a Cetona, I, 339; scaramuccia tra Sarteano e Chiusi, riposa a Sarteano, I, 339; entrato in Montepulciano fa un proclama ai Toscani, I, 340; giunto a Torrita risolve d’andare a Venezia, I, 341; passa per Foiano, Castiglion Fiorentino e giunge ad Arezzo, I, 342; scaramuccia col nemico e riposa a Monterchi, I, 343; porta il campo a Citerna e di là a San Giustino, I, 343; valica il monte della Luna, I, 344; riposa a Mercatello, I, 345; s’accampa a Macerata Feltria, I, 346; per le alture di Carpegna si dirige a San Marino, I, 347; ove manda Ugo Bassi a chieder passo e viveri, I, 349; sconfittagli dagli Austriaci la retroguardia, ripara a San Marino, I, 349; fattosi mediatore il governo di San Marino per ottenergli buoni patti dal nemico, scioglie i suoi volontari, I, 350; fugge da San Marino con pochi dei suoi, I, 356; a Cesenatico fa vela per Venezia, I, 357: attaccato da incrociatori austriaci, si salva sulle coste di Magnavacca, I, 359; perseguitato, abbandona la spiaggia con la moglie morente, I, 360; incontra Giovacchino Bonnet, I, 361; dal quale riceve aiuti per salvarsi, I, 363; fugge per Comacchio e giunge alla villa Guiccioli, I, 365; gli muore Anita, I, 366; da villa Guiccioli va a Sant’Alberto, di lì a Modigliana, I, 385; per quel di Prato, Poggibonsi, Pomarance e Massa Marittima va a Follonica, I, 386; qui imbarcatosi approda a Porto Venere, I, 386; giunto a Chiavari è fatto arrestare dal governo piemontese, I, 387; posto in bando dal Piemonte va a Tunisi, I, 388; il Bey di Tunisi gli ricusa ospitalità, I, 393; approda all’Isola della Maddalena, I, 393; il governo piemontese lo ritrae di là e lo manda a Gibilterra, I, 394; salva un canotto sardo naufragante, I, 394; Gibilterra e la Spagna ricusano ricettarlo, I, 394; gli viene offerta ospitalità dagli Stati Uniti d’America, I, 394; ripara a Tangeri ove scrive le sue Memorie, I, 395; si conduce a Liverpool, di là a New-York, I, 395; ove si dà a fabbricar candele per campare la vita, I, 396; offertogli il comando di una nave mercantile lascia New-York, I, 397; a Panama è ridotto in fin di vita, I, 397; guarito va a Lima, I, 397; commessogli il comando di una nave va da Lima a Hong-Kong, I, 397; riapproda a Lima, I, 399; a New-York prende il comando di una nuova nave, I, 399; toccato New-Castle giunge a Genova, I, 400; a Nizza abbraccia i suoi, I, 400; datosi al cabotaggio va a Marsiglia, è intenzionato comprare Caprera, I, 400; si stabilisce a Caprera, I, 401; prende l’incarico di liberare i prigionieri di Santo Stefano, I, 404; a Genova parla con Foresti sui casi d’Italia, I, 405.

Visita Cavour a Torino, I, 411; a Voltaggio fa un proclama ai giovani, I, 412; aderisce all’Associazione Nazionale, I, 413; conferisce col Cavour intorno alla futura guerra, I, 417; torna a Torino chiamato da Vittorio Emanuele, I, 419; annunzia la guerra a’ suoi amici, I, 420; è chiamato da Caprera per capitanare i Cacciatori delle Alpi, I, 423; per Savigliano, Chivasso e Cavagnole giunge a Brusasco co’ suoi Cacciatori, I, 426; presidia Verrua e s’accampa sulle alture di Bruzzolo, I, 427; prende posizione a Ponte Stura, Casale, Bolzola e Rive, I, 430; a Ponte di Casale ributta il nemico, I, 431; va a San Salvatore dal Re che gli dà ordini scritti, I, 431; contromarcia per Brozzolo, invia la brigata verso Chivasso e va a Torino dal Cavour, I, 432; si pone a San Germano sotto gli ordini del general De Sonnaz per la presa di Vercelli, I, 432: comincia la marcia per la Lombardia, I, 433; tocca Biella, Gattinara, Romagnano, Borgomanero, I, 436; muove su Arona per Castelletto ed occupa Sesto Calende, I, 437; toccata la Lombardia riceve deputazioni patriottiche, giunge a Varese, I, 441; è minacciato dagli Austriaci guidati da Urban, I, 445; si dà alla difesa di Varese, porta il quartier generale a Villa Ponti, I, 447; batte il nemico a Varese e a San Salvatore, I, 449; muove su Como, I, 453; vince a San Fermo, I, 454; entra in Como, I, 456; tenta sorprender Laveno, I, 458; rioccupato Varese dall’Urban, prende posizione a Sant’Ambrogio e Robarello, I, 461; ripiega su Como per Induno ed Arcisate, I, 464; incontra la marchesa Giuseppina Raimondi, I, 465; rientra in Como, I, 466; conclusioni intorno alla sua campagna di Lombardia, I, 467; per Lecco, Caprino e Almenno, piomba su Bergamo, I, 474; è chiamato a Milano da Vittorio Emanuele, I, 476; tornato a Bergamo va a Brescia, I, 478; a Rezzato e a Tre Ponti, I, 480; ultime sue operazioni, I, 483; accetta il comando dell’esercito toscano, I, 487; divide con Manfredo Fanti il comando dell’esercito dell’Italia centrale, I, 491; vien mandato sul confine pontificio con due divisioni, I, 492; è chiamato dal Re a conferire intorno agli Stati pontifici, I, 495; resta dinanzi alla Cattolica a provocare l’insurrezione fra i Marchigiani, I, 499; al governo di Bologna promette desistere dall’impresa d’invadere le Marche, I, 499; ad Imola falsi messaggi gli dicono essere scoppiata l’insurrezione nelle Marche, I, 500; da Rimini comanda alle sue truppe di sconfinare, I, 500; impedito il movimento delle sue truppe va a Bologna a rampognarne Fanti e Farini, I, 501; è chiamato da Vittorio Emanuele che lo consiglia a rassegnare l’ufficio, I, 503; da Genova annunzia con un proclama le sue dimissioni, I, 503; invita gl’italiani ad una sottoscrizione per l’acquisto di un milione di fucili, I, 504; passa qualche tempo a Nizza, I, 505; tocca Caprera, e da Fino indirizza un appello agli studenti di Pavia, I, 505; passato da Milano va a Torino a chiedere l’organizzazione della Guardia Nazionale e fonda l’associazione la Nazione Armata, I, 566; va a Fino a sposare la marchesina Raimondi, I, 508; la ripudia e si porta a Caprera, I, 509; suo operato nell’Italia centrale: conclusioni, I, 510.

Nizza lo manda al Parlamento subalpino, II, 7; svolge a Torino un’interpellanza sulla cessione di Nizza, II, 8; invitato a fare una spedizione in Sicilia, accetta, II, 25; chiede a Vittorio Emanuele milizie regolari per la spedizione, II, 26; non ottenutele va a Quarto ove stabilisce il quartier generale della spedizione, II, 33; soffocata l’insurrezione siciliana dichiara impossibile l’impresa, II, 35; decide la spedizione, II, 36; salpa da Quarto coi Mille, II, 37; scrive a Vittorio Emanuele lo ragioni dell’impresa, II, 40; raccomanda disciplina all’esercito regolare italiano, II, 41; dà istruzioni ad Agostino Bertani riguardo alla spedizione, lasciandolo suo rappresentante sul continente, II, 41; a Bogliasco non trova le armi che gli dovevano pervenire, II, 43; fa rotta per Piombino, II, 44; getta l’àncora a Talamone, II, 45; a Talamone ed Orbetello trova armi e munizioni, II, 45; ordina la legione, II, 47; creduto opportuno promuovere un’insurrezione nell’Italia centrale, divisa farvi una piccola spedizione, II, 48; dà il comando al colonnello Zambianchi, II, 50; fa un proclama ai Romani e dà istruzioni allo Zambianchi, II, 51; nelle acque di Marettimo, II, 58; sbarca a Marsala, II, 60; ove pubblica un proclama ai Siciliani, II, 64; a Rampagallo e a Salemi ha i primi soccorsi d’armati, II, 66; gli muove contro il generale Landi, II, 71; vittoria di Calatafimi, II, 72; sosta ad Alcamo, e per Partinico e Borgetto giunge al Passo di Renna, II, 83; a Piana de’ Greci, a Misilmeri, sulle alture del Parco, II, 86; a Palermo, II, 89; dal borbonico Lanza è invitato ad una conferenza, II, 105; è attaccato in Palermo dai borbonici, fedifraghi alla pattuita tregua, II, 107; prende parte alla conferenza sulla nave inglese Hannibal, II, 109; accetta un armistizio dai borbonici, II, 113; dopo il resultato della conferenza fa un proclama ai Siciliani, II, 113; consente al nemico una tregua di tre giorni, II, 115; si adopra a dare una forma regolare al governo di Palermo, II, 117; resta padrone di Palermo, II, 117; provvede ai bisogni del nuovo governo, II, 120; scambia visite con Persano, II, 125; pensa bene occupare militarmente i centri principali dell’Isola, II, 127; dà lo sfratto al La Farina, II, 128; resta padrone di Milazzo, II, 127, 133; occupata Messina, volge in mente passare lo stretto, II, 147; intorno a ciò riceve una lettera di Vittorio Emanuele, cui risponde, II, 147; elegge Agostino Depretis suo prodittatore nel governo dell’Isola, II, 149; per facilitarsi il passaggio dello stretto si porta al Faro, II, 151; primi tentativi di sbarco, II, 153; commesso al Sirtori il comando dell’esercito, parte dal Faro e si porta al Golfo degli Aranci, II, 154; preso il comando di due brigate di una nuova spedizione, le conduce a Palermo, II, 159; di là va a Taormina a prepararsi allo sbarco sur continente, II, 158; a Melito tocca la spiaggia calabrese, II, 160; s’impadronisce di Reggio, II, 161; la divisione Briganti gli si rende a discrezione, II, 162; muove su Napoli, II, 163; i generali Caldarelli, Flores e Viale gli lasciano libero il passo, II, 164; si sbarazza del general Ghio, II, 164; minacciato dai borbonici concentra le forze ad Eboli, II, 167; entra in Napoli, II, 168; aggrega la marina militare e mercantile napoletane a quella del Piemonte, II, 170; gli annessionisti lo stringono a dare il plebiscito, II, 171; vieta al Depretis far l’annessione della Sicilia, II, 176, 177; rimasta senza prodittatore la Sicilia, si porta a Palermo a ristabilire il governo, II, 178; ordina al Türr di soffocare una sommossa ad Ariano, II, 179; a Caiazzo, II, 180; si prepara alla battaglia del Volturno, II, 183; vince al Volturno, II, 187; alla fazione di Castel Morone e Caserta, II, 193; sua battaglia al Volturno: conclusioni generali, II, 195; il suo esercito s’indebolisce, II, 200; dopo Castelfidardo ed Ancona felicita con lettera Vittorio Emanuele per le vittorie riportate, II, 206; offre a Giorgio Pallavicino la prodittatura, II, 211; il suo dissidio con Cavour s’inasprisce, tenta comporlo il Pallavicino, II, 211; gli si aggrava la questione dell’annessione, II, 214; allontana da Napoli il Mazzini, II, 216; dà la prodittatura ai Pallavicino, II, 216; si sdegna della promulgazione del plebiscito fatta dal Pallavicino, II, 217; Napoli gli chiede il plebiscito, II, 218; delibera l’annessione, II, 220; respinge una sortita de’ nemici da Capua, II, 223; detta un Memorandum alle potenze d’Europa in cui fa voti per la pace de’ popoli, II, 223; fa un proclama alle Due Sicilie, in cui le dichiara annesse all’Italia, II, 227; a Caianello presso Teano incontra Vittorio Emanuele, II, 228; gli chiede di essere primo allo scontro nella futura battaglia e gli è rifiutato, II, 229; si ritira a Napoli, II, 230; scrive a Vittorio Emanuele declinando la dittatura, II, 231; consegna una bandiera alla Legione Ungherese, distribuisce le medaglie ai Mille e passa in rivista il suo esercito a Caserta, II, 231; entra in Napoli con Vittorio Emanuele, ricusando tutti gli onori offertigli, II, 232; lascia Napoli per la sua Caprera, II, 232; la sua impresa delle Due Sicilie: conclusioni generali, II, 235.

Suo tenore di vita a Caprera, II, 242; è visitato da un continuo pellegrinaggio, II, 244; preparasi a sciogliere il voto a Roma e Venezia, II, 245; giungono a lui i lamenti dei suoi commilitoni lagnantisi del trattamento del governo, II, 250; eletto deputato di Napoli va a Torino, II, 255; sua prima seduta al Parlamento italiano, II, 257; riceve una lettera dal Cialdini, II, 266; vi risponde, II, 268; Vittorio Emanuele lo invita presso di lui insieme al Cavour per conciliarli, II, 269; si riconcilia col Cialdini, II, 269; torna a Caprera, II, 271; si attenta alla sua vita, II, 272; è invitato dagli Stati Uniti a prendere il comando dell’esercito federale, II, 275; è visitato a Caprera dal senatore Plezza, che lo invita ad inaugurare i Tiri Nazionali a nome del governo, II, 277; tocca Genova, e a Torino parla col Re e Rattazzi, II, 278; torna a Genova per comporre i dissidi del partito rivoluzionario, II, 280; avute offerte di armamenti dal governo, parte per la Lombardia, II, 283; a Milano visita Manzoni, II, 284; continua il viaggio per Monza, Como, Lodi, Arona, Casalmaggiore, Cremona, II, 285; visitata Brescia, Montechiari, Castelgoffredo, Asola, Desenzano, Pavia, si riduce a Trescorre a preparare una spedizione, II, 288; la sua congiura è scoperta dal governo, II, 290; la sua spedizione è arrestata a Palazzolo e a Sarnico, II, 291; da Torino si porta a Belgirate, II, 292; scrive una lettera al Parlamento spiegando i fatti di Sarnico, II, 293; toccato Torino e Caprera sbarca a Palermo, II, 297; invita il popolo alle armi per toglier Roma ai Francesi, II, 301; visita i luoghi del 1860, a Marsala annunzia la spedizione contro Roma, II, 302; affretta i preparativi della spedizione, II, 303; parte per la Ficuzza ove sono assembrati i suoi volontari, II, 304; ordina la sua gente e s’avvia a Mezzojuso, II, 306; il governo decide opporsi alla sua spedizione, II, 306; passa da Allia, Valledolmo, Villalba, a Santo Stefano una sua colonna viene alle mani co’ soldati regolari, toccata Santa Caterina e Marianopoli entra in Caltanissetta, II, 309; passa da Girgenti, Villarosa, Castrogiovanni, Piazza, Leonforte, San Filippo, Regalbuto, II, 309; riceve una lettera dell’ammiraglio Albini, che si esibisce di condurlo in qualunque porto del regno, II, 309; a Paternò gli vien dato il passo da un battaglione di regolari, II, 310; entra in Catania, II, 312; parte da Catania, II, 313; sua narrazione dei fatti di Aspromonte, II, 314; tocca la costa calabrese ed occupa Melito, II, 316; presa la strada di Reggio volge ad Aspromonte, II, 317: è attaccato dalla truppa italiana, II, 320; è ferito, II, 322; imbarcato sul Duca di Genova, è condotto prigioniero a Spezia e di là al Varignano, II, 324; in Inghilterra, a Stocolma ed a Lipsia gli si decretano grandi onoranze, II, 325; è invitato nuovamente dagli Stati Uniti ad accettare il comando dell’esercito federale, II, 327; è amnistiato, II, 328; gli viene estratta la palla dal piede, II, 329; torna a Caprera non bene ristabilito, II, 332.