NOTE:
[1]. In quell’opuscolo scritto, come è noto, dal visconte A. de La Guerronière, ma evidentemente ispirato da Napoleone, si proponeva la creazione d’un Regno dell’Alta Italia, lasciando al Papa la sola città di Roma.
[2]. Nota-Circolare del conte di Cavour alle Legazioni sarde all’estero, del 27 gennaio 1860.
[3]. Il signor Artom, oggi senatore del Regno, allora capo del gabinetto del grande Ministro. Vedi Œuvre parlementaire du comte de Cavour, Préface.
[4]. Maintenant nous voilà complices, parole del Cavour al principe Talleyrand, ministro di Francia a Torino, appena fu sottoscritto il Trattato di Nizza e Savoia. Vedile in Artom, De la Rive, Massari.
[5]. Nel 1860 al barone De Martini, inviato di Francesco di Napoli a Napoleone, questi diceva: «Scaltri sono davvero gl’Italiani; essi comprendono a meraviglia che, dopo di aver dato il sangue de’ miei soldati per l’indipendenza del loro paese, giammai non farò tirare il cannone contro di essi. È stata questa convinzione che ha guidata la rivoluzione a compiere l’annessione della Toscana al Piemonte contro i miei interessi, e che ora la sospinge ai danni della Casa di Napoli.» — N. Bianchi, Storia documentata della Diplomazia europea, già citata, pag. 298.
[6]. La frase è d’una lettera diretta allo scrittore di queste pagine in risposta ad una, colla quale, in nome del partito liberale di Brescia, gli aveva offerto la candidatura di quella città.
Riporto la lettera per intero:
«Caprera, 26 marzo 1860.
»Mio caro Guerzoni,