[37]. Vedila a pag. 5 dell’opuscolo: Una pagina di storia del 1860, di Giacomo Medici. Palermo, 1869.
[38]. Di queste Istruzioni vidi io stesso a Talamone co’ miei occhi l’originale tutto del Generale. Esse restarono qualche tempo nelle mani dello Zambianchi; poi passarono in quelle del professor I. B. Savi di Genova, il quale lo offerse al Gran Bazar aperto in Londra nel 1863 da Giuseppe Mazzini a beneficio di Roma e Venezia. Ma il signor Michele Tassara di Genova, allora incaricato dal Sotto-Comitato delle signore genovesi delle operazioni del sopradetto Gran Bazar, ne tenne copia; e fu da esso che i miei amici dottor Cantoni e capitano Pittaluga poterono ricavare quello che qui si stampa.
[39]. Che il generale Medici non ignorasse l’assegnamento che Garibaldi aveva fatto su di lui, lo dimostra, oltre la lettera già citata, anche la seguente, che egli dirigeva al Panizzi due giorni dopo la partenza dei Mille:
«Genova, 7 maggio 1860.
»Caro Panizzi,
»Garibaldi con 1500 uomini corre il mare in due battelli a vapore da ieri mattina, alla volta di Sicilia.
»L’impresa è generosa; Dio la proteggerà e la fortuna del fortunato Condottiero.
»Io son rimasto per appoggiare l’ardita iniziativa con una seconda spedizione, o meglio con potente diversione altrove; ma i mezzi ci mancano. Bertani ha fatto miracoli di attività che molto hanno prodotto e che la prima spedizione ha completamente esauriti.
»Caro Panizzi, non lasciarci soli, non lasciamo solo il nostro Garibaldi e suoi generosi compagni, aiutaci ad aiutarlo, tu puoi molto, procura di raccogliere tra pochi amici almeno per la compera di un battello a vapore e di mandarcelo subito subito, con bandiera ed equipaggio inglese: quanto più di marcia veloce, tanto meglio servirà allo scopo.
»Addio; lascio la penna a Bertani.