»Io sono certo che i componenti la spedizione Zambianchi, Guerzoni, Leardi e tutti loro sarebbero stati degni, come sempre, dei loro compagni, ove avessero avuto la fortuna di partecipare ai gloriosi combattimenti di Calatafimi e di Palermo.
»L’onorificenza della medaglia dei Mille accordata dal Municipio di Palermo senza mia richiesta, e la pensione conceduta agli stessi individui fu decretata dal Parlamento nazionale. Io quindi nulla chiedo pei miei fratelli d’armi di Talamone. Ma sarò contento se essi vengono soddisfatti nel loro desiderio.
»G. Garibaldi.»
[43]. Vedi mia Vita di Nino Bixio, pag. 165-166.
[44]. La città ed il porto furono ricostruiti dagli Arabi, che vi diedero il nome: Marsa-’Alì (Porto d’Alì).
[45]. Non siamo noi che le diciamo, sono i Siciliani. — «All’istante Castiglia discese su d’uno de’ suoi battelli unitamente al bravo marino signor Andrea Rossi; girando tutti i piccoli legni ancorati nel porto, imponevano a quei marinari, col revolver alla mano, di inviare gli schifi a bordo del Piemonte loro malgrado.»
Questo è il brano d’un opuscolo: Memorie relative al marino Castiglia, scritto da un Siciliano, ripubblicato nel libro: Alcuni fatti e documenti della Rivoluzione dell’Italia meridionale del 1860, riguardanti i Siciliani e La Masa (opera del La Masa stesso). Torino, 1861, pag. 20.
[46]. La diceria fu accolta da parecchi ed anche in molte parti dall’acutissimo Zini. Pure bastava il semplice fatto della posizione rispettiva dei bastimenti per chiarirlo dell’errore. I vapori inglesi erano la corvetta Argus e l’avviso Intrepid: il primo era ancorato alla punta del molo; il secondo più entro terra verso scirocco; lo Stromboli si mise di traverso al porto; era dunque materialmente impossibile, finchè i bastimenti inglesi stavano fermi nei loro ancoraggi, che essi potessero impedire il tiro dei bastimenti napolitani.