»Che i paurosi dottrinari se ne vadano a trascinare altrove il loro servilismo, le loro miserie.
»Questo popolo è padrone di sè. Egli vuol essere fratello degli altri popoli, ma guardare i protervi con la fronte alta; non rampicarsi mendicando la sua libertà — egli non vuole essere a rimorchio d’uomini a cuore di fango. No! no! no!
»La Provvidenza fece dono all’Italia di Vittorio Emanuele. Ogni Italiano deve rannodarsi a lui — serrarsi intorno a lui. Accanto al Re Galantuomo ogni gara deve sparire, ogni rancore dissiparsi! Anche una volta io vi ripeto il mio grido: all’armi tutti! tutti! Se il marzo del 61 non trova un milione d’Italiani armati, povera libertà, povera vita italiana!... Oh! no: lungi da me un pensiero che mi ripugna come un veleno. Il marzo del 61, e, se fa bisogno, il febbraio, ci troverà tutti al nostro posto.
»Italiani di Calatafimi, di Palermo, del Volturno, di Ancona, di Castelfidardo, d’Isernia, e con noi ogni uomo di questa terra non codardo, non servile; tutti, tutti serrati intorno al glorioso soldato di Palestro, daremo l’ultima scossa, l’ultimo colpo alla crollante tirannide!
»Accogliete, giovani Volontari, resto onorato di dieci battaglie, una parola d’addio! Io ve la mando commosso d’affetto dal profondo della mia anima. Oggi io devo ritirarmi, ma per pochi giorni. L’ora della pugna mi ritroverà con voi ancora — accanto ai soldati della libertà italiana.
»Che ritornino alle loro case quelli soltanto chiamati da doveri imperiosi di famiglia, e coloro che gloriosamente mutilati hanno meritato la gratitudine della patria. Essi la serviranno nei loro focolari col consiglio e coll’aspetto delle nobili cicatrici che decorano la loro maschia fronte di venti anni. All’infuori di questi, gli altri restino a custodire le gloriose bandiere.
»Noi ci ritroveremo fra poco per marciare insieme al riscatto dei nostri fratelli, schiavi ancora dello straniero, noi ci ritroveremo fra poco per marciare insieme a nuovi trionfi.
»G. Garibaldi.»
[164]. L’Examiner citato dal Giornale Ufficiale di Napoli, quando però Garibaldi era ancora Dittatore.
[165]. Garibaldi tentò istituire a Napoli anche i giurati (decreto del Dittatore, 11 settembre 1860); ma non avendo il Ministero Conforti stimato opportuno di introdurre i codici che erano necessario compimento alla Giuría, il decreto restò lettera morta.