«Il governo italiano aveva mandato presso quello inglese un agente segreto, il quale aveva fra altri il mandato di tentare che l’Inghilterra come espressione concreta di quella simpatia che dimostrava all’Italia negli omaggi resi a Garibaldi si decidesse a cedere al nuovo regno l’isola di Malta, come aveva ceduto alla Grecia le isole Ionie, la quale idea era stata comunicata e non aveva dispiaciuto alle Tuilerie.... Ciò fece che il gabinetto di San Giacomo desiderasse più vivamente anch’egli che il soggiorno di Garibaldi venisse abbreviato, e che non avesse luogo il viaggio nelle provincie, dove accrescendosi con incalcolabili proporzioni l’entusiasmo popolare esso temeva che gettata in campo la proposta della cessione di quell’isola, la pubblica opinione eccitata lo costringesse ad acconsentire.»
Ora è questa una delle tante fiabe onde codesto libro è infarcito. A noi consta in modo incontrovertibile che in tutto questo racconto non c’è parola di vero.
[279]. Riproduciamo per brevità soltanto le due ultime lettere del 18 aprile. Della prima del 17, scritta in forma privata al Duca di Sutherland, abbiamo riassunto fedelmente il senso.
«13 aprile.
»Milord Duca,
»Confermando la mia lettera di ieri, ho l’onore di parteciparvi il risultato d’un colloquio avuto questa mane col generale Garibaldi. Egli ammette di sentirsi stanco e di non essere nelle stesse disposizioni fisiche come al suo giungere dall’isola di Wight.
»Mi ha parlato delle emozioni e dello strepito che lo circondano, formando un forte contrasto cogli usi abituali della sua vita. Quando parlava, osservai in lui una stanchezza mentale, forse più pronunciata della fisica debolezza.
»Non potrei asserire essere impossibile lo adempiere agli impegni assunti, ma non esito a dirlo pericoloso.
»W. Fergusson.
»A. S. G.
»il Duca di Sutherland.»