Il 14 mattina udienza alle Deputazioni della città di Manchester; poco dopo rivista della brigata dei pompieri, di cui è colonnello il Duca di Sutherland, e la sera comparsa al Covent-Garden dove si rappresenta la Norma e in suo onore un atto della Muta di Portici; ed egli è letteralmente coperto di fiori dalle più belle mani del Regno Unito.[270]
Il 15 escursione agricola a Bedford e davanti a nuova moltitudine di popolo, convenuto da tutte le parti del distretto, esperimenti delle macchine Howard; alla sera desinare intimo da Antonio Panizzi, il celebre restauratore del British Museum e vecchio amico suo.
Nella mattina del 16 visita alla birreria Berkley e Perkins; verso il tocco gran concerto al Palazzo di Cristallo, datogli dagli Italiani; trentamila spettatori lo accolgono, una Deputazione di suoi compatriotti gli presenta una bandiera col motto «Roma e Venezia;» Arditi dirige l’orchestra, e un coro di mille voci gli canta:
O Garibaldi nostro salvator,
Te seguiremo al Campo dell’onor.
Dal Crystal Palace passa a Piccadilly[271] dove Lord Palmerston lo convita a solenne banchetto.
Il 17 è domenica, e come è noto il rigoroso rispetto che gl’Inglesi professano od ostentano per il giorno festivo, così il russo Alessandro Herzen riunisce in casa sua a fraterna mensa, fra una scelta d’amici, Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini.[272]
L’agape però nulla aveva di politico. Certo in quel cenacolo di apostoli e di soldati di tutte le patrie e di tutte le libertà un discorso doveva ricorrere e dominare su tutti gli altri; ma nessuno prestabilito disegno di complotti rivoluzionari, nessun occulto pensiero presiedeva il nobile simposio. Gli stessi brindisi, commoventissimi per chi li profferiva come per chi li udiva, non furono che reciproche testimonianze d’onore e d’affetto, scevri interamente da ogni ascoso fine politico, se non forse l’altissimo di riaccostare almeno un istante due grandi spiriti affratellati un giorno dalla medesima idea, e che non avrebbero potuto passarsi vicini senza seppellire in un amplesso ogni ricordo della passata discordia. Mazzini con ispirate parole bevve alla «libertà de’ popoli, all’associazione de’ popoli, a Garibaldi vivente incarnazione di questa idea, alla povera, santa Polonia, alla giovine Russia.» Garibaldi con caldo accento rispose: «Al mio amico e maestro Giuseppe Mazzini;[273] alla Polonia, alla Russia, all’Inghilterra.» E al toccar de’ bicchieri una lacrima brillava nell’occhio di tutti i commensali; ed Herzen, strozzato dall’emozione, non potè pronunciare che poche e rotte parole.
Al lunedì vegnente ricevimento a Stafford-House di privati e di Deputazioni;[274] visita a Ledru Rollin, e Louis Blanc; al tocco un secondo concerto popolare al Palazzo di Cristallo, dove un popolo misto di Corporazioni, di Rappresentanze, di Deputazioni, sfila davanti al Trionfatore, che sa trovare per tutti il contegno e la parola opportuna, notevole e notata da coloro che cominciavano ad impensierirsi di quei trionfi, quella da lui gridata ad alta voce alla Deputazione degli esuli polacchi: «Chiedo che la nobile nazione inglese non voglia abbandonare la nazione polacca.»
Il martedì invece è giornata di riposo, se riposo può dirsi leggere o firmare serque di lettere e di ritratti, discorrere con centinaia di persone e posare ora per un busto, ora per una fotografia, risedersi a tavola tre o quattro volte il giorno, per non far torto all’usanza degli ospiti, meravigliati che un eroe mangiasse così poco e bevesse anche meno, e finito il pasto, all’ora rituale in cui le signore lasciano i lor cavalieri in intimi colloqui col Sherry e col Brandy, si ritirasse con loro.