Ma i nostri concittadini della Romagna veglino da forti, e accolgano la voce de' loro fratelli, che noi qui esprimiamo: vegliate, ed unitevi: ritemprate il vincolo dalla concordia nel servaggio comune: non vi lasciate sedurre a divisioni fatali da vanità meschine, da rancori di municipio. Strignetevi nella comunione della sventura: santificatevi nel pensiero della vendetta; però che la vendetta della patria è santa di religione, e di solenne dovere. E sopratutto non fidate nello straniero. Non fidate nello straniero, che vi reca speranze nuove, poiché v'ha travolto nel precipizio: ritrarre il ferro dalla ferita, poiché s'è immerso fino all'elsa, muta forse il feritore in [pg!82] proteggitore? Non, fidate nello straniero, che oggi sommoverà i soldati del pontefice a trucidarvi per ottener vanto il domani d'averli frenati, o puniti. Non vi lasciate sedurre da quell'arti: non vi lasciate adescare da quel finto sorriso. È il sorriso dell'assassino sulla sua vittima. Ricordatevi dei vostri padri. Ricordatevi che quei ferri, ch'ora s'ostenta di stendere a serbare intatto l'ordine pubblico, e a tutela degl'individui, hanno tal macchia di sangue fraterno, che veglia fra il tedesco, e voi, come un decreto di Dio tra l'innocente e lo scellerato. — Curvate la testa, poiché i fati lo vogliono, sotto il giogo abborrito; ma frementi, vivi nell'odio, e col sospiro a quel giorno, che darà moto in Italia al grido d'Unione, d'Indipendenza, e di Libertà.

Un Italiano.

P.S. — La occupazione francese, accaduta dopo scritto l'articolo, complica gravemente la questione politica: la complica di tanto, che forse a sciorla non varrà che la spada. E non pertanto noi non vogliamo cancellare parole dall'ultime linee dello scritto. L'Arti diplomatiche, e le paure de' gabinetti possono rimovere momentaneamente le nuove speranze. Nuove combinazioni possono differire lo scoppio degli odi celati, e giova, non obbliare come il ministero Perier è il ministero della pace à tout prix, e come la esistenza sua è stretta a questa pace, mercata finora l'Europa sa come. Chi decise la occupazione, commise un errore contro il proprio sistema; le conseguenze possono uscirne prepotenti, ed irreparabili; ma gl'Italiani, noi lo ripetiamo, hanno a fidare in sé, non in altri.

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[pg!83]

[Un cenno ad onore dell'estinto PIETRO COLLETTA, benemerito italiano, gia' tenente-generale, e ministro della guerra a Napoli, nel 1821.]

Naturæ clamat ab ipso vox tumulo.

Ciascun giorno che si perde fra gl'immensi spazi del tempo, è per l'Italia cinto di funereo lume; ciascuna contrada di quella miseranda terra vede biancheggiare le ossa d'immensi martiri sacrificati all'onnipotenza di un dispotismo contro del quale alzarono la voce, ed osarono proclamare il diritto degli uomini: tutta la penisola che dall'Alpi al mare siciliano si estende sembra un vasto sepolcro, ove tra i gemiti de' traditi, e l'aggirarsi d'ombre squallide, tremenda s'innalza la tirannide de' principi e de' sacerdoti, e degli stranieri. — Da ogni regione Italiana sorge eziandio un grido lugubre che chiede vendetta pel fiore de' suoi figli caduti sotto la scure, o spenti fra ceppi, o finiti in doloroso esilio, pel solo delitto di avere amato la patria...; o se qualche generoso, accostando la mano alle tombe di quei trapassati osasse rimuoverne le ceneri, udrebbe un sol fremito dai monti al mare, ascolterebbe da ogni [pg!84] avello invocar la vendetta, — imperocché vendetta chiedono quei che caddero nelle provincie napolitane, e piemontesi, per aver dato fede alla parola dei Re, ed innalzati al sommo impero due principi nutriti nel lezzo delle corti, e noti in Europa per la sola infamia del tradimento: vendetta parimenti dimandano coloro che un ministro di pace, mutato in carnefice di oltremontano sire, spegneva sullo rive del Tevere, e nell'ubertosa Romagna: — vendetta, fu l'ultima voce de' morenti di Modena e di Sicilia: e vendetta infine invoca la spoglia di Pietro Colletta, già consunta per tiranniche persecuzioni, — e del quale alla memoria io discorro breve cenno; e il discorso, non pur depositato sul suo tumulo come fiore che abbellisce le urne degli schiavi, — ma qual pegno di animo libero ad uomo libero tributato, ma quale invito a futuro riscatto.

Nella città di Napoli, di Antonio, avvocato, e Maddalena Minervino, nacque Pietro Colletta, nel 1780: ad una vivacissima infanzia tenne dietro un'ingegnosa giovinezza, passata fra i profondi studi della scuola militare di quella capitale: e quando la patria salutò l'aurora di una repubblica (che si spense quasi sul meriggio) pria l'annoverarono i patrioti fra le loro fila come officiale d'artiglieria, — e poscia l'ebbero a compagno della proscrizione che una corte sleale fulminava, ad onta de' patti giurati e garantiti dai rappresentanti delle prime potenze d'Europa: — indi, mutatesi le fortune ed i tempi, e cacciati i Borboni nell'ultima Sicilia dalla spada di Bonaparte, perveniva [pg!85] il Colletta ai sommi onori civili e militari, e vi perveniva non senza fama d'intelligente amministratore e di sagace militare. — Nominato Intendente nelle Calabrie, Consigliere di Stato, Tenente-generale dello scientifico Corpo del genio, e Direttore generale di ponti-e-strade; mostrossi sempre, qual era stato nella modesta giovinezza, cioè, affettuoso con gli amici e coi propinqui, amorosissimo della patria, e protettore de' talenti. — Cadute poi l'armi dei Francesi, — e ritornati i Borboni a ricalcare i troni abbandonati per viltà, e riottenuti per opera straniera, disponevasi il Colletta a girsene in volontario esilio, sapendosi quanta e quale fosse la fede de' reali di Napoli; ma non glielo permettevano quei principi, che allora fingevano vezzeggiare i liberali, — che anzi il destinavano al comando della divisione territoriale di Salerno. — Assumeva quell'impegno il Colletta, e con franchi accenti consigliava il ministero di secondare il voto de' popoli che già chiaro appariva per ottenere una Costituzione tante volte promessa dall'esule Ferdinando; e poiché quei consigli non spiacevano ai ministri (o almeno il dicevano), riteneva il comando, e sperava di essere un giorno veramente utile alla patria; ma quando ritornavasi a quella ferocia, ch'è il primo attributo dei Borboni, ed esigevansi persecuzioni e rigori da ogni capo-politico o militare contra i liberali, pria che contaminarsi e prestarsi ai voleri del dispotismo, deponeva ogni pubblica cura, e ritornava alla vita privata per continuare placidi studi che gli dovevano essere un giorno di conforto nell'esilio.

[pg!86] Pacifico e ritirato egli se ne viveva dunque, quando si appressarono i nembi; — né cariche occupava, allorché udissi l'accento della rigenerazione sulla vetta di Monteforte — accento al quale risposero tutte le provincie del regno, — e che fu poscia ripetuto su i santi evangeli da un re, sulla tomba del quale pesa la maledizione de' popoli, e 'l giudizio della Storia. — Infranto in quella guisa il dispotismo, ricomparivano i benemeriti cittadini ai pubblici ufficii, e con essi riedeva il Colletta al Corpo del genio; indi ne andava Comandante supremo delle armi nella Sicilia, e finalmente sul finir del gennaio veniva chiamato al ministero della guerra; — né in tutti quegl'impieghi esercitati, smentiva le antecedenti pruove date alla patria; — soltanto era anch'esso aggirato nella cabala che il Principe-Vicario ordí onde ingannare un popolo, il quale fidente ed ingenuo, erasi abbandonato nelle sue mani, e che tardi comprese quanta simulazione e perfidia allignasse nel cuore de' Borboni.