| [25] | Crediamo opportuno di riprodurlo qui in nota:
«Colui, che testé si è creduto onorato di scrivere in
questo celebre e memorabile giornale «che è nemico
d'Italia chi cospira di riunirla sotto un solo governo,
che è traditore d'Italia chi invita o le seduzioni riceve,
a tale oggetto, dei faziosi», non può raffrenare il suo
vero patriottismo senza rivolgere brevi, ma concludenti
parole a quegli scrittori, di cui la superficialità
è il minore difetto, che profughi in un paese straniero,
disprezzati da quell'istesso governo, oggetto,
sono pochi mesi, dei loro più fervidi voti, e causa dei
movimenti loro maniaci, non si stancano di travagliare,
in mille modi, l'opinione, e le legittime simpatie della
misera Italia, e con lo specioso, insulso, quanto infernale
pretesto di ringiovanirla, depurarla ed all'apice
guidarla, corrispondenze mantengono con una focosa
gioventù, elettrizzandone le passioni le più impure, e
con una precoce, per i misfatti, vecchiezza, dichiarandone
i membri i venerabili padri coscritti dell'Italica
rigenerazione. Ma cosa pretendete voi mai, ove
tendono i vostri sforzi? Forse tentate, sperate di rivedere
i patrii lari, gli aviti abituri, quando foste da
tanto di portare l'Italia all'anarchia, alla guerra civile,
all'ateismo pratico? Per verità non potreste che
sotto auspicii sì benefici lavarvi dall'ostracismo divino
e politico, che vi percuote! O sivvero gustare volete il
miserabile piacere d'aumentare il gregge vile ed infame
dei banditi, dei facinorosi, dei sediziosi? Vi compatisco
però mentre Solatium est miseris socios habere
poenarum. Vandali novelli, nel secolo decantato dei
lumi, egoisti furenti, in una età proclamata eminentemente
filantropa, eroi sublimi, col pugnale, lo spergiuro,
ed il tradimento alla mano, siete voi che liberare
ci volete dai tiranni, dal bigottismo e dalla
schiavitù? Sono questi i vostri titoli, le vostre caratteristiche;
a questo tende la barbara vostra propaganda?
Deh, noi vi abiuriamo per fratelli, per nostri
concittadini, e se per brevi istanti abbiamo il coraggio
di trattenerci con voi, onde abbattere, e smascherare,
nelle loro ultime trincee, gli empi vostri sofismi, i
nauseanti vostri paradossi, gl'imbecilli vostri calcoli
politici, lo facciamo, onde scuotervi una volta, per
una commiserazione, che sebbene non meritiate, ci è
d'altronde prescritta dai divini precetti della legge
evangelica. Ciò posto, esaminiamo, a sangue freddo,
i progetti degli scrittori e partigiani della così detta
Giovine Italia. Fare dell'Italia adunque un solo governo
o monarchico, o repubblicano, questo poco importa,
mentre dal 1830 in qua, non ostante il valore
intrinseco della parola monarchia, si è trovato (oh! felice
scoperta dei lumi del secolo XIX) il mezzo di constituire
delle monarchie con instituzioni repubblicane,
talché Montesquieu, e tanti altri trattatisti della vera
indole e carattere dei governi sono rimasti eclissati
dal luminoso pianeta rivoluzionario. O sivvero, fare
dell'Italia un governo, ad instar delle provincie unite
dell'America settentrionale. Abbattere il grottesco potere
politico del Papa, evocando le ombre degli uomini
illustri dei bei tempi di Roma. Lasciare la religione
cattolica ai bigotti, senza perseguitare di fronte coloro
che hanno l'imbecillità di credervi, per meglio
ruinarla con la spada a due tagli del ridicolo, secondo
il testamento filosofico del Patriarca di Ferney, e annientare
così i pregiudizi di una gotica educazione,
appoggiandone la nuova ad una morale, in cui il furto
suoni scaltrezza, lo spergiuro fortezza d'animo, il matrimonio
un contratto temporario, lo stupro, il ratto,
l'adulterio, l'incesto, il concubinaggio slanci e moti di
un'anima gentile e sensibile, il suicidio eroismo immortale,
ecc. ecc.; e sulla sommità di questa santissima
morale si assida la dommatica ridotta ai consolanti
principî dell'eternità della materia, del fine di
tutto alla morte dell'uomo, della sola adorazione al dio
natura, conciliando, in tal modo, l'ateismo con il
deismo. In quanto poi agli attuali beneficentissimi ed
illuminatissimi Sovrani d'Italia, o ucciderli col valore
del pugnale, e col mistero sublime di propinati veleni,
o per tratto di liberale clemenza, accordare ad
alcuni più benemeriti della politica d'amalgama e di
tolleranza, di girsene in bando profughi e raminghi,
quali trofei viventi della debellata schiavitù. Sono
questi adunque i vostri progetti? Deh! non tentate di
negarli, di modificarli! Quaranta anni di prova, tanti
giorni nefasti che avete fatti subire all'onore, alla
pietà, alla fedeltà, tanti tentativi abortiti, e con una
diabolica ostinazione riprodotti, non lasciano ombra di
dubbio al più ignorante, al meno perspicace. Sommi
politici quali vi vantate, non avete saputo celare i
vostri iniqui desiderî con una machiavellistica segretezza.
Anzi, basta leggere i vostri giornali, gli effimeri
balbuzienti fogli vostri periodici per convincersi
che costituite gloria, e gloria immortale, nel palesarvi
apertamente. Ecco adunque cosa può sperare l'Italia
quando sia da voi ringiovanita, depurata! Sappia ancora
l'Italia che in benemerenza di doni sì ricchi, voi
volete, senza attendere i di lei suffragi e consenso,
assidervi sulle sedie curuli, ammassare tesori, spiegare
la pompa, ed il fatigante lusso dell'Asia, in mezzo
alle semplici e civiche virtù, che promettete alla rigenerata
Penisola. Sappia che non le mancheranno né
l'alta polizia tenebrosa, né i colpi di stato delle barricate,
né il dileggio amaro e segreto di questi satrapi
alla filosofica, per i molti imbecilli che si credessero
dei Tulli e dei Demosteni nei comizi popolari.
Siete adunque svelati in faccia al cielo ed alla terra.
E ci taccierete d'impazienti, d'ignoranti se noi non
possiamo trattenerci di più ad esaminare gl'infami
vostri progetti? Quale utilità infatti arrecherebbe a noi
ed a voi il dirvi dopo ciò, che l'Italia non può essere felice,
che nel sistema d'equilibrio proprio ed europeo,
in cui l'hanno situata i suoi legittimi governi; che
essa, sebbene divisa in frazioni, un medesimo spirito
però anima ed infiamma, per il suo vero e leale vantaggio,
gli ottimi Sovrani, che la reggono; che dal resultato
di questo spinto collettivo essa ha un sicuro
garante d'essere difesa dalle straniere invasioni, e vede
sorgere una gara lodevole, e prodigiosa direi, fra questi
Unti del Signore per felicitare in mille modi, le parti
della medesima, che essi governano; che in una parola
essa gode tutti i benefizi dell'unità politica, il
primato ecclesiastico sulle nazioni, circondato di tante
pie ed illustri ricordanze, e tutti i felici risultati dell'occhio
vigile e paterno dei suoi Sovrani sopra le
più minute sue località, che protetta dalle generose, e
fedeli, quanto imponentissime armate austriache, essa
non ha bisogno di snervare la sua industria, di togliere
alla agricoltura, all'arti ed al commercio le
braccia sue piú robuste, per mantenere un'armata formidabile
onde difendersi dalle gelosie, ed egoismi nazionali,
che ci susciterebbero spesse fiate, se fosse riunita
in un solo governo; e che finalmente se è chimerica
l'idea di questa pretesa rigenerazione italica, se veramente
costituisce in quelli che tentano procurarla (se
fossero di buona fede) l'ignoranza piú crassa dei veri
interessi della famiglia europea, e se Napoleone, che
tutto, per fatalità, poteva, che era italiano, non ardí
che tentarla da lungi, e finí poi con rendere l'Italia una
assoluta provincia francese, facendo spargere il sangue
italiano, per interessi affatto ignoti ed inutili all'Italia
o nelle desolate contrade di Spagna, o negli agghiacciati
deserti di Russia; è tanto piú chimerico, vile ed
impossibile, che questo sognato, illusorio benefizio
possa provenire all'Italia dalla filantropica cooperazione
dei francesi in generale, ed in ispecie dei francesi
rivoluzionari di tutte l'epoche, di tutti i partiti, e
colori.
«E voi, rinnegati italiani scrittori della cosí detta
Giovine Italia, e partigiani di queste farse da teatro,
è da loro che avete imparato a balbettare il simbolo
rivoluzionario, è negli antri delle galliche sètte che scrivete,
e spingete i vostri libelli infamanti onde mantenere
l'impuro incendio, nel seno della misera Italia, ché
anche nella iniquità non avete neppure l'orrida gloria
di fare da maestri; deh! scuotetevi una volta, se ne
siete, che non crediamo, capaci, ed unitevi con gli onesti
e virtuosi italiani a scolpire in marmi od in bronzi, ad
eterno disinganno, questa venerabile massima dell'antichità,
cangiati però i nomi dei protagonisti, ed il valore
e l'indole del concetto: Quidquid delirant Galli
plectuntur Itali.
«Balí Cosimo Andrea Samminiatelli.»
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