[24]Voce della Verità del 12 aprile 1832, n. 107.
[25]Crediamo opportuno di riprodurlo qui in nota: «Colui, che testé si è creduto onorato di scrivere in questo celebre e memorabile giornale «che è nemico d'Italia chi cospira di riunirla sotto un solo governo, che è traditore d'Italia chi invita o le seduzioni riceve, a tale oggetto, dei faziosi», non può raffrenare il suo vero patriottismo senza rivolgere brevi, ma concludenti parole a quegli scrittori, di cui la superficialità è il minore difetto, che profughi in un paese straniero, disprezzati da quell'istesso governo, oggetto, sono pochi mesi, dei loro più fervidi voti, e causa dei movimenti loro maniaci, non si stancano di travagliare, in mille modi, l'opinione, e le legittime simpatie della misera Italia, e con lo specioso, insulso, quanto infernale pretesto di ringiovanirla, depurarla ed all'apice guidarla, corrispondenze mantengono con una focosa gioventù, elettrizzandone le passioni le più impure, e con una precoce, per i misfatti, vecchiezza, dichiarandone i membri i venerabili padri coscritti dell'Italica rigenerazione. Ma cosa pretendete voi mai, ove tendono i vostri sforzi? Forse tentate, sperate di rivedere i patrii lari, gli aviti abituri, quando foste da tanto di portare l'Italia all'anarchia, alla guerra civile, all'ateismo pratico? Per verità non potreste che sotto auspicii sì benefici lavarvi dall'ostracismo divino e politico, che vi percuote! O sivvero gustare volete il miserabile piacere d'aumentare il gregge vile ed infame dei banditi, dei facinorosi, dei sediziosi? Vi compatisco però mentre Solatium est miseris socios habere poenarum. Vandali novelli, nel secolo decantato dei lumi, egoisti furenti, in una età proclamata eminentemente filantropa, eroi sublimi, col pugnale, lo spergiuro, ed il tradimento alla mano, siete voi che liberare ci volete dai tiranni, dal bigottismo e dalla schiavitù? Sono questi i vostri titoli, le vostre caratteristiche; a questo tende la barbara vostra propaganda? Deh, noi vi abiuriamo per fratelli, per nostri concittadini, e se per brevi istanti abbiamo il coraggio di trattenerci con voi, onde abbattere, e smascherare, nelle loro ultime trincee, gli empi vostri sofismi, i nauseanti vostri paradossi, gl'imbecilli vostri calcoli politici, lo facciamo, onde scuotervi una volta, per una commiserazione, che sebbene non meritiate, ci è d'altronde prescritta dai divini precetti della legge evangelica. Ciò posto, esaminiamo, a sangue freddo, i progetti degli scrittori e partigiani della così detta Giovine Italia. Fare dell'Italia adunque un solo governo o monarchico, o repubblicano, questo poco importa, mentre dal 1830 in qua, non ostante il valore intrinseco della parola monarchia, si è trovato (oh! felice scoperta dei lumi del secolo XIX) il mezzo di constituire delle monarchie con instituzioni repubblicane, talché Montesquieu, e tanti altri trattatisti della vera indole e carattere dei governi sono rimasti eclissati dal luminoso pianeta rivoluzionario. O sivvero, fare dell'Italia un governo, ad instar delle provincie unite dell'America settentrionale. Abbattere il grottesco potere politico del Papa, evocando le ombre degli uomini illustri dei bei tempi di Roma. Lasciare la religione cattolica ai bigotti, senza perseguitare di fronte coloro che hanno l'imbecillità di credervi, per meglio ruinarla con la spada a due tagli del ridicolo, secondo il testamento filosofico del Patriarca di Ferney, e annientare così i pregiudizi di una gotica educazione, appoggiandone la nuova ad una morale, in cui il furto suoni scaltrezza, lo spergiuro fortezza d'animo, il matrimonio un contratto temporario, lo stupro, il ratto, l'adulterio, l'incesto, il concubinaggio slanci e moti di un'anima gentile e sensibile, il suicidio eroismo immortale, ecc. ecc.; e sulla sommità di questa santissima morale si assida la dommatica ridotta ai consolanti principî dell'eternità della materia, del fine di tutto alla morte dell'uomo, della sola adorazione al dio natura, conciliando, in tal modo, l'ateismo con il deismo. In quanto poi agli attuali beneficentissimi ed illuminatissimi Sovrani d'Italia, o ucciderli col valore del pugnale, e col mistero sublime di propinati veleni, o per tratto di liberale clemenza, accordare ad alcuni più benemeriti della politica d'amalgama e di tolleranza, di girsene in bando profughi e raminghi, quali trofei viventi della debellata schiavitù. Sono questi adunque i vostri progetti? Deh! non tentate di negarli, di modificarli! Quaranta anni di prova, tanti giorni nefasti che avete fatti subire all'onore, alla pietà, alla fedeltà, tanti tentativi abortiti, e con una diabolica ostinazione riprodotti, non lasciano ombra di dubbio al più ignorante, al meno perspicace. Sommi politici quali vi vantate, non avete saputo celare i vostri iniqui desiderî con una machiavellistica segretezza. Anzi, basta leggere i vostri giornali, gli effimeri balbuzienti fogli vostri periodici per convincersi che costituite gloria, e gloria immortale, nel palesarvi apertamente. Ecco adunque cosa può sperare l'Italia quando sia da voi ringiovanita, depurata! Sappia ancora l'Italia che in benemerenza di doni sì ricchi, voi volete, senza attendere i di lei suffragi e consenso, assidervi sulle sedie curuli, ammassare tesori, spiegare la pompa, ed il fatigante lusso dell'Asia, in mezzo alle semplici e civiche virtù, che promettete alla rigenerata Penisola. Sappia che non le mancheranno né l'alta polizia tenebrosa, né i colpi di stato delle barricate, né il dileggio amaro e segreto di questi satrapi alla filosofica, per i molti imbecilli che si credessero dei Tulli e dei Demosteni nei comizi popolari. Siete adunque svelati in faccia al cielo ed alla terra. E ci taccierete d'impazienti, d'ignoranti se noi non possiamo trattenerci di più ad esaminare gl'infami vostri progetti? Quale utilità infatti arrecherebbe a noi ed a voi il dirvi dopo ciò, che l'Italia non può essere felice, che nel sistema d'equilibrio proprio ed europeo, in cui l'hanno situata i suoi legittimi governi; che essa, sebbene divisa in frazioni, un medesimo spirito però anima ed infiamma, per il suo vero e leale vantaggio, gli ottimi Sovrani, che la reggono; che dal resultato di questo spinto collettivo essa ha un sicuro garante d'essere difesa dalle straniere invasioni, e vede sorgere una gara lodevole, e prodigiosa direi, fra questi Unti del Signore per felicitare in mille modi, le parti della medesima, che essi governano; che in una parola essa gode tutti i benefizi dell'unità politica, il primato ecclesiastico sulle nazioni, circondato di tante pie ed illustri ricordanze, e tutti i felici risultati dell'occhio vigile e paterno dei suoi Sovrani sopra le più minute sue località, che protetta dalle generose, e fedeli, quanto imponentissime armate austriache, essa non ha bisogno di snervare la sua industria, di togliere alla agricoltura, all'arti ed al commercio le braccia sue piú robuste, per mantenere un'armata formidabile onde difendersi dalle gelosie, ed egoismi nazionali, che ci susciterebbero spesse fiate, se fosse riunita in un solo governo; e che finalmente se è chimerica l'idea di questa pretesa rigenerazione italica, se veramente costituisce in quelli che tentano procurarla (se fossero di buona fede) l'ignoranza piú crassa dei veri interessi della famiglia europea, e se Napoleone, che tutto, per fatalità, poteva, che era italiano, non ardí che tentarla da lungi, e finí poi con rendere l'Italia una assoluta provincia francese, facendo spargere il sangue italiano, per interessi affatto ignoti ed inutili all'Italia o nelle desolate contrade di Spagna, o negli agghiacciati deserti di Russia; è tanto piú chimerico, vile ed impossibile, che questo sognato, illusorio benefizio possa provenire all'Italia dalla filantropica cooperazione dei francesi in generale, ed in ispecie dei francesi rivoluzionari di tutte l'epoche, di tutti i partiti, e colori. «E voi, rinnegati italiani scrittori della cosí detta Giovine Italia, e partigiani di queste farse da teatro, è da loro che avete imparato a balbettare il simbolo rivoluzionario, è negli antri delle galliche sètte che scrivete, e spingete i vostri libelli infamanti onde mantenere l'impuro incendio, nel seno della misera Italia, ché anche nella iniquità non avete neppure l'orrida gloria di fare da maestri; deh! scuotetevi una volta, se ne siete, che non crediamo, capaci, ed unitevi con gli onesti e virtuosi italiani a scolpire in marmi od in bronzi, ad eterno disinganno, questa venerabile massima dell'antichità, cangiati però i nomi dei protagonisti, ed il valore e l'indole del concetto: Quidquid delirant Galli plectuntur Itali. «Balí Cosimo Andrea Samminiatelli.»
[26]P. Gironi, op. cit., p. 388.
[27]Epistolario di G. Mazzini, Firenze, Sansoni, 1902, vol. I, pp. 245-46.
[28]L'epigrafe è troppo assoluta, perché noi la ammettiamo senza riserva, — e rimettiamo all'articolo. Ma non abbiamo potuto resistere al piacere di registrare in favore della gioventú un giudizio pronunciato da uno de' primi padri della dottrina, che contende alla nuova generazione la facoltà di progresso.
[29][Scritti, ecc.: intrapresa].
[30]Il Conciliatore, giornale stampato in Milano, nel 1818, predicò il sistema della libertà nelle lettere, prima che la giovine scuola avesse organi periodici, e centro in Francia. Il Tedesco ne intese meglio che ogni altro lo scopo, e vietò il giornale, perseguitandone gli scrittori.
[31][Scritti, ecc.: Ma l'unione].
[32][Scritti, ecc.: sforzassero].
[33][Scritti, ecc.: da vendicare].