[14]«Un incidente legale, una difficoltà ministeriale mossa intorno alla legalità del giornale, produce un lieve ritardo; il primo uscirà insieme al secondo; avvisa però ognuno.» Lettera del Mazzini al La Cecilia in data 18 febbraio 1832, pubbl. nel I volume dell'Epistolario di G. M., Firenze, Sansoni, 1902, p. 7.
[15]Ved. la lettera al Didier che cito qui sotto. Anche al La Cecilia scriveva il 16 febbraio 1832: «Molti mi hanno promesso, e mi mancano, al solito: io speravo grande aiuto di associati e di scrittori dalla Toscana, e fui deluso. Non pertanto, il numero sta sotto i torchi, e vedremo se si desteranno, perché credo che un buon giornale possa giovar molto all'Italia.» Epistolario cit., I, 6.
[16]Questa lettera fu pubblicata nell'Avvenire di Novara, a. X, 9 marzo 1889, e ristampata nell'Epistolario cit., vol. I, pp. 36-40.
[17]Scritti, ecc., vol. I, p. 395.
[18]Scritti ecc., vol. I, pag. 396-397.
[19]De Castro, Cospirazioni e processi in Lombardia (1830-35), nella Rivista Storica Italiana, an. IX [1894], pag. 439.
[20]Faldella, I fratelli Ruffini e la Giovine Italia; Torino, Roux, pag. 221-222.
[21]Prima del direttore della Giovine Italia, la Voce della Verità avea ricoperto di contumelie Enrico Misley, il quale, scampato da certa morte nella congiura di Ciro Menotti, aveva stampato anonimo nel 1831 un Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti. Nel num. 30 del 14 ottobre 1831 si legge infatti: «È giunto a nostra cognizione un infame libello uscito non ha guari, e, come è noto, dai torchi di una città vicina, col titolo: Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti. I Redattori della Voce della Verità avean pensato prima di abbandonarlo al disprezzo che meritano le vigliacche e ridicole arti del suo vigliacco e ridicolo scrittore, ma perché non si traggano temerarie conseguenze dal loro silenzio, annunziamo fin d'ora che sarà risposto a quel turpe ammasso di menzogne e di villanie. «Intanto il Direttore della Voce della Verità, Cesare Galvani, Guardia Nobile d'Onore di S. A. R., Aggiunto Bibliotecario della Estense (e non Consultore di Governo come ivi si annunzia), in nome ancora de' suoi collaboratori tutti, altamente dichiara che l'autore dell'opuscolo scellerato e sciocco mente dalla prima sillaba sino all'ultima; e brama ch'egli sappia, che se colle sue provocazioni e minacce avesse creduto di atterrire chi si è consacrato a difendere la causa di Dio, e de' suoi legittimi Rappresentanti, si disinganni, perché ciascuno dei Redattori della Gazzetta dell'Italia Centrale [il sotto titolo della Voce della Verità] non teme delle penne vendute all'impostura della Setta, come non temerebbe giammai lo scontro faccia a faccia con qualunque degli Eroi della Libertà
[22]Voce della Verità del 12 febbraio 1833, n. 238.
[23]Qui segue la dichiarazione da noi riportata nella pagina antecedente.