Ma non erano solo i governi a combattere ad oltranza il periodico, in quanto i giornali, apparsi nell'Italia centrale subito dopo la rivoluzione del 1831, quasi a distruggere le idee liberali che si andavano sempre piú sviluppando, si fecero paladini e corifei de' governi reazionari, comprendendo subito che il nemico col quale doveano cimentarsi era veramente terribile. «Che cosa è la Giovine Italia?» si domandava un di questi giornali[21], il piú feroce di tutti, la Voce della Verità [pg!xxiv] di Modena, diretto apparentemente da Cesare Galvani, dacché gl'ispiratori erano il Canosa e il balí Sanminiatelli, i due piú ascoltati consiglieri del Duca di Modena. E rispondeva: «La Giovine Italia è un magazzino di sferravecche del filosofismo del secolo passato, è una compilazione alla vecchia moda rivoluzionaria di Francia scritta nel vecchio gergo del 1793.

«La Giovine Italia ha per iscopo di ricondurre fra noi l'anarchia, gettando in mezzo al popolo il vecchio balocco dell'indipendenza e dell'eguaglianza, sotto il patronato dei vecchi nostri Bassà a tre colori, e dei nostri vecchi espilatori.

«La Giovine Italia ha per sistema la vecchia tattica dei sofisti oltremontani, di mettere a traffico la credulità dei gonzi, obbligandoli a giurare in verba magistri sopra una quantità di cose incredibili, l'inesperienza dei giovani, allontanandoli dall'investigazione delle cose passate, e l'accidia degli adulti, dispensandoli dal peso incomodo dei doveri per trattenerli continuo di una quantità di diritti fabbricati nella vecchia fucina del 1789.

«La Giovine Italia infine ha per ausiliarî tutti [pg!xxv] i vecchi miscredenti, i vecchi giacobini, i vecchi bonapartisti, i vecchi mercanti di rivoluzioni, e tutte le vecchie arpie della tirannide forestiera, che aspirano a gettarsi di bel nuovo sulla nostra penisola e ad ingrassare, giusta la vecchia usanza, colle rapine pubbliche e private»[22].

Ma ben piú villane, piú gesuiticamente esposte, erano le ingiurie della Voce della Verità, prima e dopo che i fascicoli uscissero alla luce. Avuta infatti notizia, dalle spie assoldate a proprie spese, o pure da comunicazioni del governo sardo, il quale, come vedemmo, poteva averle piú direttamente, che il periodico si stava preparando, pubblicava nel num. 70 del 17 gennaio 1832 una dichiarazione che vale la pena di riportare qui: «Un'empia associazione si è formata in Marsiglia dal rifiuto e dalla feccia degli emigrati italiani, e la quale impudentemente si dà il titolo di Giovine Italia. Essa non accetta nel suo novero che quelli i quali sono nati entro il secolo corrente, o quelli al piú che non oltrepassano i 40 anni, onde esser certa che il foco della gioventú spinta alle colpe dall'esempio e dai dommi di una età corrotta e corrompitrice, non sia frenato da una esperienza di disinganno. Essa ha per primo scopo quello di non risparmiare spesa alcuna e pericolo personale per portare di nuovo in Italia il fuoco della discordia e della rivoluzione: essa ha per secondo quello di pubblicare un giornale, e diffonderlo nella nostra bella Penisola, il quale serva alla Propaganda Infernale, [pg!xxvi] e susciti di nuovo alla rivolta ed al sangue. Essa spera di restare occulta fra noi, e di operare in segreto: ma noi sappiamo che sono alla sua testa Mazzini di Genova, Santi di Rimini e il Piemontese conte Bianco: noi conosciamo i nomi de' suoi corrispondenti in Ginevra, in Genova ed in Bologna: noi compiangiamo la rovina che essi vogliono trarre sul loro capo e sull'altrui. Intanto rendiamo pubblica questa infame intrapresa, perché si sappia che la Voce della Verità raccoglie il guanto che costoro gettano all'Italia, e che combatterà le inique loro dottrine. Entrino essi nel campo: noi stiamo Mantenitori della lizza. Operino essi in segreto: noi in pieno sole, e con alzata visiera».

È noto che il Mazzini, nel primo fascicolo della Giovine Italia, ribatté con la sua prosa alta e vibrata quella degli uomini del Canosa e del Duca, rimproverandoli alla sua volta di ravvolgersi nel velo dell'anonimo nell'atto di lanciar contumelie; onde parve al Galvani un atto di grande coraggio sottoscrivere il seguente articolo, che il Mazzini sdegnò di ribattere.

«Ai Redattori della Giovine Italia, i Redattori della Voce della Verità».

«Noi scrivevamo nel nostro num. 70...[23].

«Il giornale è uscito alla luce col 1 marzo; noi ce ne siamo procacciato un esemplare, ed abbiamo scorti che non ci eravamo ingannati nel nostro [pg!xxvii] giudizio; essi hanno tenuta la loro promessa, e noi terremo la nostra.

«Ma vi è di piú. A pagina 91 del primo fascicolo è uno scritto del Mazzini in risposta alla nostra disfida. Che in esso egli accumuli il veleno e la rabbia bene gli sta: noi non compreremo né aspetteremo giammai le carezze dell'inimico. Ch'egli ci maledica, gliel perdoniamo agevolmente; perché la parola maledizione è la chiusa consueta d'ogni periodo dei liberali, e perché ci tornano in gioia i loro anatemi. Soltanto, come egli ignora o finge di ignorare quali noi siamo veramente, cosí noi vorremo svelargli il piú intimo del nostro cuore.